Recensione
Paranormal Activity

Paranormal Activity: visiona la scheda del film Non credo sia possibile (né, in fondo, opportuno) parlare di Paranormal Activity bypassando l’hype che ha accompagnato questo prodotto, dalla fantastica favola tutta americana del ragazzo che con solo 17.000 dollari confeziona un film capace di sbancare i botteghini (40 milioni di dollari nel primo week end) fino alle fiabe ancora più incredibili che parlano di uno Steven Spielberg così spaventato dalla prima visione del film che dovette interrompere per poi continuare, più calmo il giorno dopo. E così via, passando attraverso i luoghi comuni del paragone con The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair (ma da queste parti si rispettano parecchio i luoghi comuni) fino all'insofferenza che invade molti critici quando spuntano le parole "tratto da una storia vera".

Paranormal Activity deve tantissimo a The Blair Witch Project e non solo per quanto concerne la scelta di uno stile documentaristico o la costruzione di una base molto fedele molti mesi prima della distribuzione attraverso il passaparola della Rete: il film segue passo passo la struttura del suo famoso predecessore, dall'inizio rilassato e scherzoso fino al climax finale, passando attraverso il consueto crescendo di atmosfera e tensione fra i protagonisti.

Ma proprio in questo tentativo di ricalco si nasconde uno dei più grandi difetti di un film che copia quel che può dal modello di successo senza però comprenderne alcuni dei motivi che lo hanno reso uno dei film più importanti e influenti della recente storia dell’horror.

Quel che manca, pre-visione, a Paranormal Activity è la mitopoiesi che invece ha preceduto e accompagnato The Blair Witch Project: mesi prima di assistere alla terribile escursione nei boschi di quei tre ragazzi si era creato un intenso tam tam elettronico che non si è mai limitato ad avvisare la comunità che il film era tratto da una storia vera, ma ha generato una precisa mitologia e background storico che ci ha preparati a recepire in un determinato modo il prodotto finale.

Molto tempo prima di vedere The Blair Witch Project persino qui in Italia (e figuratevi quindi in USA) conoscevamo molti particolari della storia della contea, avevamo tutti visto le varie foto virate in seppia dei precedenti storici inerenti la strega di Blair e avevamo scorto le fotografie dei ragazzi sugli avvisi di ricerca. Ovviamente consapevoli che si trattasse di semplice pubblicità, eravamo però inclini a sospendere l'incredulità e a immergerci in un universo dettagliato che, scegliendo di non affidarsi esclusivamente al film, aveva saputo generare una discreta mole di materiale extrafilmico.

Questo non è avvenuto nel caso di Paranormal Activity dove invece di una adeguata produzione di storie, racconti, immagini e informazioni sul presunto "fatto realmente accaduto" ci si è limitati a un compitino assai più superficiale e semplice: qualche filmato che riprendeva alcuni ragazzini spaventati dalle prime anteprime del film, la storia di MauSpielberg tutto spaventato durante la visione privata e poco altro.

Chi sono Katie e Micah?
Quale la biografia del demone che perseguita da tempo la sfortunata ragazza?
Quali i precedenti nel corso dei decenni e dei secoli? Niente, si arriva al film caricati esclusivamente da una serie di “ehi, altri si sono letteralmente cagati sotto guardandolo!" che, per un film che intende vivere prima della sua proiezione, è ben poca cosa.

Uno degli altri deficit di Paranormal Activity rispetto a The Blair Witch Project risiede nell'inadeguatezza del cast, centrale quanto mai in progetti di questo tipo. Katie Featherston è sinceramente insopportabile nel suo broncio lobotomizzato mentre Micah Sloath riesce appena meglio a incarnare quel compagno di banco che tutti abbiamo avuto prima o poi, tanto ignorante e lento di comprendonio quanto sicuro di sé. Diventano rapidamente due figure prive di qualsiasi tipo di appeal e la loro imperturbabile cocciutaggine nell’adottare soluzioni disastrose ci porta all’inevitabile conclusione che, nel finale, si siano meritati quel che è loro accaduto.

Il problema non è che in Paranormal Activity non accada "quasi nulla" né che si tratti di un "quasi nulla" già visto molte volte: queste sono cose che chiunque visioni film o legga libri sa mettere in cantiere e non considerare come dati negativi.
Il problema è come questo "quasi nulla" accade.
L’ambientazione urbana e diurna questa volta nuoce gravemente alla vicenda, creando uno spiacevole effetto di continua rottura rispetto alle scene girate con la ripresa notturna e rovinandone ogni tentativo di costruzione di atmosfera.
I due un momento prima sono terrorizzati a morte da qualche porta che sbatte alle tre di notte e poco dopo bevono il loro caffè discutendo se chiamare o meno un demonologo.
Né giova a qualsiasi tentativo di claustrofobia, difficile da generare in una vicenda che si dipana per un mese, in vari ambienti, spesso alla luce del sole e con vie di fuga (fisiche e mentali) continuamente a disposizione dei malcapitati.

Ambientare per 21 notti una vicenda di vicende paranormali in una normale casa da suburbia americana, attorniata da altre case e inserita in un tessuto urbano, pone anche tremendi intoppi nello sviluppo della sceneggiatura, con lo spettatore che andrà inevitabilmente a chiedersi perché nessuno intervenga mai (famigliari, vicini, amici) e perché i due fin dall’inizio si affidino univocamente a una spiegazione/soluzione di tipo soprannaturale quando la catena degli eventi, normalmente (L'Esorcista docet) prevede prima qualsiasi altro tipo di spiegazione.

In più si crea l'impressione di spiare attraverso una videocamera le banali vicende di una coppia qualunque che discute su chi deve portar fuori la spazzatura, cosa preparare per cena e dove andare nel prossimo week end. E, oh, sì, anche di quel cattivo demone che talvolta perseguita lei.

E, all’interno di una causa soprannaturale accettata da entrambi (mi auguro che non si scambino le telecamere e la tecnologia di Micah come qualche tipo di approccio razionale o scientifico al problema) diventa doppiamente inspiegabile l’ostinato rifiuto di una soluzione adatta, con il ragazzo che, irrazionale nell'irrazionale, sbraita verso il demone che “nessuno può venire a far casino nella sua casa, con la sua ragazza!”

Difficile quindi, a fronte di una atmosfera discontinua, di una scarsità di momenti tensiogeni, di una recitazione mediocre e una regia inesistente, riabilitare più di tanto il film sulla base di due o tre momenti efficaci. Una scena in particolare, verso il finale, riesce a scuotere e risvegliare paure e terrori per le cose che fanno bump (e thud e cric e gulp) nella notte ma è davvero troppo poco e troppo tardi.

Chi mi legge da tempo sa quanto a me non importi né il livello di gore/splatter di un film né la ricerca di una spiegazione a tutti i costi, ma pur amando i film che hanno una lenta costruzione di atmosfera devo ammettere che due ombre, una porta che sbatte e una tavoletta ouija che prende fuoco sono davvero pochino, specie a fronte della fastidiosa noia di star a sentire questi due tizi che discutono con argomentazioni stupide per gran parte della durata del film.

Un conto è ritrovarsi perduti in un bosco deserto e sconosciuto, al freddo e senza cibo, con una strega (resa reale da precedenti narrazioni) che interviene in modo molto pesante (fisicamente e psichicamente); altro conto è provare paura lungo una ventina di giorni, liberi di andare e venire dove si vuole, di consultare autorità e specialisti di ogni tipo, attorniati dal comfort di casa e vicinato sebbene perseguitati da un demone (sconosciuto e privo di aspetti e storie interessanti).

Questo sembra sfuggire o non preoccupare Oren Peli che mette in piedi 85 minuti noiosi a base di due bamboccioni ben nutriti, leggermente stupidi e totalmente bovini nei confronti di quanto accade loro. Quando Micah urla al demone che nessuno può entrare e combinare quel che vuole in casa sua e con la sua ragazza si ricava l'impressione di un vecchio texano rincoglionito che spunta fuori col suo fucile a sbraitare che nessun dannato yankee potrà mettere le mani sulla sua mucca e si rimane perplessi di fronte alle sue dichiarazioni d'amore che non trovano mai il minimo riscontro nei fatti.

Entrambi i finali (quello originale e quello previsto per la distribuzione in sala, che si dice voluto/ideato da Spielberg in persona) sono deboli e manipolatori e hanno la stessa meccanica, inevitabile efficacia di un qualsiasi “bus”.

Paranormal Activity: state lontani da questa bufala se non avete quattordici anni, brufoli causati da mcdonaldite acuta e residenza in qualche città statunitense.


Titolo: Paranormal Activity
Titolo originale: Paranormal Activity
Nazione: USA
Anno: 2008
Regia: Oren Peli
Interpreti: Amber Armstrong, Katie Featherston, Mark Fredrichs, Tim Piper, Ashley Palmer, Randy McDowell

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Recensione del film Paranormal Activity
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 30/11/2009

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