Recensione
Sauna

Sauna: visiona la scheda del film Sauna, questo straniante e lynchiano film finnico, è in assoluto una delle opere più intriganti e affascinanti di cui abbia potuto godere negli ultimi mesi.

Horror esistenziale è una definizione che ricorre in alcuni commenti e ritengo sia appropriata.
Non aspettatevi sangue e delizie desadiane, ma un immaginario potente, una confezione visiva raggelante, un uso del sonoro machiavellico, una soundtrack studiata nota per nota per inoculare disagio nello spettatore e strattonarlo in una discesa all’inferno che a dispetto del titolo è gelido e senza speranza.

Non sperate neanche di cogliere compiutamente a una prima visione il senso di un’opera programmaticamente frammentaria, onirica, in cui i confini fra allucinazione e realtà si dissipano progressivamente fino a ritrovarci in una fase di entropia generale in cui il caos emotivo prende il sopravvento, a dispetto di un’immediata e facile comprensione degli eventi.

Sauna è un’opera coraggiosa e brillante che scardina e ribalta stilemi vecchi, e persino attuali, dell’horror.

Non rinnova, come i francesi anche da me osannati, ma innova, trascinando il genere verso scenari più sofisticati e autoriali, osando nel chiedere allo spettatore di immergersi nel suo incubo, ma anche di mantenere viva l’attenzione, di soffermarsi sui dialoghi rarefatti e taglienti, sullo spargimento criptico di simboli e nozioni che rifuggono con decisione ogni eccesso di spiegazione e sovraccarico di informazioni.

Il regista, Antti-Jussi Annila, vuole suggestionare, stimolare ogni senso, tormentarci mentre tentiamo di comprendere il corso degli eventi, creando un cortocircuito tra razionalità e irrazionalità, acuendo minuto dopo minuto un senso profondo di angoscia e riuscendo persino ad evitare, se non in rare occasioni, facili trucchi da prestigiatore hollywoodiano.

Cristalizzato in una fotografia livida che trasuda morte a ogni inquadratura, volutamente surreale nell’inserimento di elementi anacronistici, a iniziare dall’architettura fuori dal tempo e minimale della sauna purificatrice, il film è prima di tutto un’esperienza maledettamente compatta (dura solo 85 minuti) e fisica che fino all’ultimo fa sperare nella catarsi, mentre si accumulano indizi che a freddo rivelerebbero subito la disperazione sconfinata che ci attende, ma durante la visione siamo soverchiati dall’atmosfera ed esattamente come per i protagonisti la ragione va persa.

L’impatto estetico di alcune immagini è fortissimo, fino ad arrivare all’acme della sequenza conclusiva, minuti interminabili di epifania mostruosa, terrore panico e di una rivelazione che in cuor nostro avevamo compreso, ma che rifiutavamo.

Annila sa come muovere la camera, sa come farsi supportare dal montaggio per incastrare flashback, giocare con il plot o sbatterci in faccia dopo un momento di ipnotica calma una sequenza shock che faccia sussultare, il cui significato è rivelato solo successivamente, confondendo le acque per non rivelarci la soluzione e concedendoci il piacere masochistico di farci ingannare.

Il pregio principale della sua operazione è quello di usare tutti i mezzi cinematografici per disorientare lo spettatore senza scadere in facili effetti splatter, rappresentando la violenza in modo crudo e realistico, ma obliquo (la scena dell’autoscarnificazione ripresa frontalmente), abituandoci ad una dimensione inconscia della paura che esalta la ferocia della scena finale, in cui la splendida fotografia raggiunge il suo punto più alto nello sfruttamento del buio e dei contrasti dei mezzitoni.

Plauso senza alcuna riserva ai due attori protagonisti, intensi e tormentati seppure per motivi differenti, capaci di raccontare i loro ruoli più nelle pause che negli scarni scambi di battute.

Gli unici due appunti che si possono annotare sono quelli relativi a un rallentamento (sopportabile) del ritmo nella parte centrale, necessaria a collegare le due parti della storia, e l’affondare le proprie radici in una cosmologia infernale di stampo prettamente nordico curiosamente affine a quella orientale (l’acqua è l’elemento che nasconde il regno dei morti).

Nel complesso Sauna è un film fuori dall’ordinario e di ogni canone prestabilito, che riesce brillantemente nell’intento di intrattenere in modo mai banale senza perdere di vista la costruzione diabolica della narrazione e l’emotività della stessa.

Quando ricollegherete ogni parola e ogni dettaglio vi sentirete un po’ sprovveduti, ma nel frattempo vi sarete regalati diverse dosi di sudore freddo.


Recensione originariamente apparsa su +LoveIsTheDevil+, il blog ufficiale di Lenny Nero.


Titolo: Sauna
Titolo originale: Sauna
Nazione: Finlandia
Anno: 2008
Regia: Antti-Jussi Annila
Interpreti: Tommi Eronen, Ville Virtanen, Rain Tolk, Sonja Petäjäjärvi, Taisto Reimaluoto

Recensione del film Sauna
Recensione scritta da: Lenny Nero
Pubblicata il 19/10/2009

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