Recensione
The House of the Devil

The House of the Devil: visiona la scheda del film Non dare credito alla tiepida trama del film, abbastanza scontata sin dal prologo: non è su di essa che gioca le sue carte questo The House of the Devil, pellicola a tratti immensa e importantissima per il nostro amato genere.

Il giovanissimo Ti West (classe 1980, già regista di The Roost e Cabin Fever 2: Spring Fever), va infatti a cercare, sin dalla riuscitissima ambientazione/atmosfera in bilico tra i Seventies e gli Eightes stupendamente ricreata, la vera, sincera materia che dovrebbe comporre ogni film horror: quel senso d’inquietudine, quell’ansia incontrollabile che niente, meglio di un’enorme magione isolata nei boschi, saprebbe regalare.

Per mezzo di una solida sceneggiatura, con personaggi tanto credibili quanto strabilianti (la fragilità di Samantha, la buffa allegria di Megan, il disagio di mr. Ulman, quest’ultimo davvero sublime) e dialoghi di ferro, realistici nelle (poche) parole sussurrate, esclamate o urlate, Ti West pone le basi per una storia sì semplice, e in alcuni aspetti sicuramente prevedibile, ma realizzata con incredibile cura maniacale, tanto da usare un buon 80% del minutaggio per preparare, stuzzicare, allestire l’orrore che esploderà negli ultimi venti minuti.

Ma forse a niente sarebbe servito un ottimo script se non gli fosse stato corrisposto un altro eccellente, davvero eccellente aspetto: il taglio registico di West è infatti un lento, asfissiante, lugubre incedere, con morbidi movimenti di camera e un ritmo costantemente pacato. Facilone ma comprensibili, per certi versi, le critiche d’oltreoceano, che seppelliscono il film dicendo che non accade nulla, ma è proprio nella calma e nella lentezza dello sviluppo che risiede il cuore di The House of the Devil.

A partire dai favolosi titoli di testa per finire con un crescendo orrorifico di rara tensione, è difatti impossibile non provare, sentire, capire le difficoltà di Samantha (che siano economiche, affettive o dovute al buio che la avvolge nella casa del diavolo), ragazza che nulla, a partire dall’abbigliamento anti-erotico tipico di quegli anni, ha da spartire con l’attuale, spesso insipida eroina tutta d’un pezzo tipica dei film del terrore.

L’inquietudine che la divora ogni qualvolta mr Ulman tentenna, sospira e sembra sempre nascondere qualcosa, è un’inquietudine che sfiora, anzi, molto di più, anche lo spettatore, un’inquietudine che gli fa annusare un pericolo sì, magari scontato, ma di grandissimo effetto, che si appiccica addosso e porterà a bloccare il respiro in più di un’occasione.

Peccato quindi per una lacunosa esplosione horror, in un certo punto della parte conclusiva che non si può ovviamente citare, che non lascia quella meraviglia orrorifica che ci si attendeva dopo un tale, meticoloso lavoro nella costruzione della pellicola. Si resta così un po’ passivi, anche amareggiati da saltuari comportamenti forse eccessivamente statici, ma sono solo alcuni istanti prima che il film si riprenda con un gustoso innaffiamento: il sangue comincia a sgorgare a fiotti, fontane di linfa vitale che portano la pellicola a rimanere ben impressa anche molto oltre i crediti finali.

The House of the Devil: opera magnifica per quanto non propriamente perfetta, e visione imprescindibile.


Recensione originale apparsa il 17/03/2010 su Midian, il blog ufficiale di Simone Corà.


Titolo: The House of the Devil
Titolo originale: The House of the Devil
Nazione: USA
Anno: 2009
Regia: Ti West
Interpreti: Jocelin Donahue, Greta Gerwig, A.J. Bowen, Tom Noonan, Mary Woronov

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Recensione del film The House of the Devil
Recensione scritta da: Simone Corà
Pubblicata il 02/04/2010

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