Recensione
Le Colline Sanguinano

Le Colline Sanguinano: visiona la scheda del film Quali sono gli ingredianti del godibilissimo Le Colline Sanguinano (The Hills Run Red)?

Prendete un regista che non vede il genere horror come mezzo bensì come fine e che dedica a esso buona parte della sua carriera: Dave Parker bazzica le stanze malpertugiane fin da quando è nato e al grido di horror for horror’s sake ha fatto di tutto: montatore, documentarista, addetto alla pubblicità, designer dei titoli e probabilmente, da piccolo, ha portato anche tanto caffè a un sacco di registi. Non è la prima volta che si avventura nel complicato territorio del mockumentary (Masters of Horror, tanto per dirne una) e se prima d’ora il suo nome era probabilmente associato a The Dead Hate the Living! d’ora in poi verrà ricordato per questo imperfetto quanto riuscitissimo film, un piccolo-grande cult che col tempo saprà guadagnarsi un posto importante nel cuore di ogni true believer.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo al primo capoverso. Aggiungete appunto a quel regista uno sceneggiatore/scrittore che mastica orrore a 360 gradi da troppi anni per stare ancora a contarli: David J. Schow ha scritto di tutto sia per il cinema che per la televisione, senza ovviamente dimenticare romanzi e racconti. Il Corvo, Non aprite quella porta, Critters, alcuni episodi dei Masters of Horror e conosce la materia come pochi altri.

Mettete quindi questo regista e questo sceneggiatore alle prese con un tema classico: la ricerca del Graal, una delle quest più oliate e di successo fin dai suoi esordi qualche secolo fa. In questo caso ovviamente il Graal in questione è la fonte della conoscenza e dell’epifania horror e per filmare tale ricerca vengono frullate le obbligatorie opere di riferimento ovvero quelle del massimo conoscitore di questo particolare sottogenere (ovvero John Carpenter e i suoi Il Seme della Follia insieme a Cigarette Burns), filtrate attraverso quello che è ormai riconosciuto come lo staple del mockumentary (The Blair Witch Project), il tutto spruzzato di amenità inbred alla Non aprite quella porta e figliastri mutanti vari.

Il risultato è, appunto, Le Colline Sanguinano, un’opera discontinua e difettosa ma affascinante in molte delle sue singole parti, da ammirare sia per la cura della confezione (certi interni, poster in italiano compresi) che per la scelta di alcune delle icone (Babyface, genesi inclusa, entra di diritto in una ideale galleria dei mostri mascherati e Concannon ha poco da invidiare a Sutter Cane) e l’attenzione alla risoluzione di alcuni ovvi ostacoli di sceneggiatura (penso in particolare, finalmente, al modo con il quale è stato felicemente risolto il problema-telefonino).

L’attitudine meta- e post- di Parker è sostanzialmente più seria, contenuta ed apprezzabile di quella di un Robert Rodriguez o Quentin Tarantino e agisce di sottofondo senza mai strafare o sbrodolarsi addosso: gli inner joke e obbligatori riferimenti (Scream su tutti) sono tenuti sotto il giusto livello di guardia, senza creare eccessive interferenze con la suspension of disbelief.

Purtroppo a tutta l’accurata costruzione iniziale, più convincete dal punto di vista estetico che psicologico, non corrisponde una adeguata tenuta della sezione centrale, che cede a ogni generico dettame slasher, con le prede standard in fuga da un mostro altrettanto standard e i puntuali, telefonati, scontati momenti di tensione e omicidio che lasciano sostanzialmente indifferenti e sfiduciati nei confronti di una pellicola che prometteva ben di più.

A salvare capra e cavoli interviene, con un certo ritardo, un finale confuso e insostenibile dal punto di vista logico ma che soddisfa l’horror fan dentro di noi e sancisce ancora una volta il concetto di quanto sia pericolosa la bevuta dal Graal, specie se si beve con gli occhi.

Cast che rimane sempre ben sopra la decenza (ma William Sandler è 666 spanne sopra a tutti), tette e trippe riversate in abbondanza lungo il film e un certo misticismo for dummies di fondo completano il quadro di una pellicola che giunge con ottima tempistica in un campo invaso da ciarpame tridimensionale e monodimensionale.

Le Colline Sanguinano e un'ottima alternativa alle dittature weinsteniane/michaelbayane, sempre che vi avviciniate al lungometraggio in questione stando ben attenti a non dar retta a tutti quelli che hanno urlato al capolavoro, parola che bisognerebbe mettere sotto attenta osservazione e restrizione in Rete e fuori.


Versione 2.0: recensione pubblicata originariamente il 22/10/2009

Titolo: Le Colline Sanguinano
Titolo originale: The Hills Run Red
Nazione: USA
Anno: 2009
Regia: Dave Parker
Interpreti: Sophie Monk, Tad Hilgenbrinck, William Sadler, Alex Wyndham, Janet Montgomery, Mike Straub, Itai Diakov, Alex Wyndham

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Recensione del film Le Colline Sanguinano
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 18/01/2013

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