Recensione
L'Uomo Senza Sonno

L'Uomo Senza Sonno: visiona la scheda del film Impossibile parlare de L'Uomo Senza Sonno (The Machinist) senza riflettere sulla performance di Christian Bale, uno dei nomi pi¨ interessanti fra gli attori emersi negli ultimi anni e uno dei pochi a saper usare il corpo quanto (se non di pi¨) il volto.

Ricordiamo con piacere le sue prove sia nel sottovalutato American Psycho che in Equilibrium o ne Il Regno del Fuoco. Interpretazioni gestite con ottimo uso della presenza scenica, mettendo il proprio corpo al servizio del regista di turno. Lo troviamo ora dimagrito di circa trenta chili (si narra di una dieta controllata che prevedeva una mela e una scatoletta di tonno al giorno) fornire una prova memorabile che diventa irrimediabilmente il punto focale dell'intero film.

Lo scheletro di Bale, spesso riflesso in specchi e superfici lucide, altrettanto spesso "spiato" dagli altri attori e dall'attonito spettatore diventa ben presto l'indice dei pregi e dei difetti di un film dilaniato fra una resa estetica impressionante e una sceneggiatura carente e banale.

Scott Kosar dimostra la sua scarsa vena in fase di script evidenziando limiti giÓ apparsi evidenti nel precedente Non Aprite quella Porta: dialoghi piatti e mediocri, caratterizzazione psicologica assente, ripetizione pedissequa di moduli narrativi giÓ abusati.

La vicenda, va da sÚ, mischia elementi kafkiani con una struttura di accumulo progressivo di particolari che ha ormai raggiunto il suo punto di saturazione nel cinema contemporaneo attraverso pellicole (Ŕ banale ricordarlo) quali I soliti sospetti, Il Sesto Senso o Memento: la rivelazione finale non pu˛ pi¨ giungere come sorpresa al pubblico ormai smaliziato e i vari dettagli sembrano pi¨ fastidiosi trucchi che componenti strutturali indispensabili.
Kosar ci tiene ad alzare il tiro ed uscire da certa vena giovanilistica che sembrava averlo caratterizzato nel precedente lavoro e dissemina il film di segni che diventano irritanti (il libro di Kafka, quasi non avessimo capito l'atmosfera) o fuori luogo (meglio de L'idiota di Dostoieski sarebbe stato citare Delitto e castigo, no?).

Tenendo quindi conto del copione penalizzante, c'Ŕ da rimarcare quanto Brad Anderson sia riuscito a fare di buono in L'Uomo Senza Sonno: il cineasta marca stretto le vertebre di Bale fino a diventarne ossessionato e le espone in una ipotetica mostra delle atrocitÓ che gioca sempre sul confine della pornografia senza mai varcarlo, non dimentica il suo interesse per la working class (giÓ mostrato nel precedente, piacevolissimo Session 9) trasportando questo anomalo Gregor Samsa in fabbrica e, coadiuvato da scenografia e fotografia, riesce a recuperare in atmosfera quello che manca sulla pagina scritta. Siamo dalle parti di Murnau e Roman Polanski (ma Ŕ anche forte l'impressione di trovarsi in un videoclip di Chris Cunningham) senza possederne il vigore ma le scelte degli interni ed esterni (la fabbrica, il luna park, l'abitazione di Trevor, il bar dell'aeroporto) immersi in luci e ombre e i primi piani insistiti sono fatti con giusto rispetto citazionista nei confronti di certo espressionismo.

Menzione particolare merita il lavoro di Xavi GimÚnez, abile in un gioco che da Seven in poi Ŕ diventato quasi legge per i thriller: sottrae e desatura i colori potenziando il bianco e nero con la differenza che questa volta, rispetto ad altre pellicole, i rapporti vengono continuamente alterati a seconda delle scene, creando un vero e proprio effetto di discesa e risalita dall'incubo. Non ne siamo stupiti in quanto la bravura di GimÚnez era giÓ stata una delle poche cose brillanti in pellicole altrimenti mediocri quali Darkness e Nameless - EntitÓ nascosta.

Lavorare accanto a un Bale in questa forma non Ŕ cosa facile ma la produzione ha avuto l'intuito di sfruttare nomi quali la magnifica Jennifer Jason Leigh (eXistenZ, quando ci accorgeremo dell'importanza di questa splendida quarantenne all'interno di certa filmografia thriller e fantastica?), attrice che riesce facilmente ad accettare e interpretare ruoli comprimari senza cercare di primeggiare e Michael Ironside, nome mitico che ha una lunghissima carriera in ruoli secondari ma memorabili.

Anderson ne L'Uomo Senza Sonno viaggia a corrente alternata e un montaggio diverso, con il film ridotto di una decina di minuti, avrebbe senza dubbio fatto bene alla resa finale. Ma Ŕ anche vero che ci regala alcune scene di sicura efficacia (il frigo pieno di sangue, il "viaggio" nella giostra della paura alla fiera, l'infortunio sul posto di lavoro...). Si esce dalla sala con la convinzione di aver assistito a un divertito e colto gioco d'autore che sarebbe stato nobilitato da una scrittura pi¨ sensibile e attenta, problema comune a fin troppe pellicole che escono oggigiorno.


Versione 2.0 | Recensione pubblicata originariamente il 24/11/2004


Titolo: L'Uomo Senza Sonno
Titolo originale: The Machinist
Nazione: Spagna
Anno: 2004
Regia: Brad Anderson
Interpreti: Christian Bale, Jennifer Jason Leigh, Michael Ironside, John Sharian

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Recensione del film L'Uomo Senza Sonno
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 24/11/2004

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