Recensione
Boogeyman 2 - Il Ritorno dell'Uomo Nero

Boogeyman 2 - Il Ritorno dell'Uomo Nero: visiona la scheda del film Siamo in un momento di fortissimo riflusso; forse è questo il periodo definitivo in cui il cinema intero smetterà di lottare, di tentare qualcosa di diverso, per tornare (con un sospiro di sollievo da parte di gran parte degli spettatori e degli addetti) al compito, al ruolo per cui era nato, ovvero sostituire il Colosseo e intrattenere il popolo bue nelle poche ore in cui non sgobba o dorme. Si ritorna alla locomotiva che sfonda lo schermo e provoca brividi di paura nelle signorine, si torna al razzo nell’occhio della luna. Purtroppo è un ritorno in sedicesima, in trentaduesima.

Lo si vede nella media qualitativa generale delle uscite annue, lo si nota nell’erosione progressiva che molti polpettoni televisivi operano sul corpus di celluloide, lo conclamano gli stessi critici quando si appiattiscono sempre più in un postmodernismo d’accatto che li spinge a celebrare il vacuo, il “leggero”, il non-impegnativo quale nuova frontiera. Idoli pop per un popolo snob, e tanti saluti a chi ha osato “altro”. Il serial quale nuovo comodo pigiama che non tradisce mai, l’eterno ritorno della fantasia spenta di un esercito di zombi catodici.

E se le cose si mettono male per il mainstream figuratevi per l’horror, che da sempre è composto da una stanca massa di mestieranti che vivono alle spalle delle intuizioni di pochi geniacci che, di quando in quando, individuano una vena non ancora sclerotizzata e la addentano assetati. Uno di questi artisti era, e così (finalmente, direte voi) ci si avvicina a Boogeyman 2, era, dicevo, Sam Raimi.

Il grande horror può vestire indifferentemente le vesti della più feroce repressione restauratrice o il capotto nero dell’anarchico sovversivo e La Casa di Raimi apparteneva a questa seconda genia: negli occhi di qualunque appassionato di genere rimarranno la mdp in piena sindrome adhd che scorazza per i boschi e la personale nuova carne raiminiana, meno complessa e intellettuale di quella del suo compare canadese, più poltergeist e purolenta ma comunque efficace quanto mai a simboleggiare l’irruzione devastante del caos.

Ora, a distanza di qualche lustro, Raimi ha fondato una casa di produzione, la Ghost House, che è la totale negazione di quanto fatto nei suoi primi film. Vengono finanziati squallidi lungometraggi privi di cuore e intuizione, tutti sacrificati e rattrappiti su un solo fronte, un solo scopo: la normalizzazione.
I film targati Ghost House quasi sempre sussurrano allo spettatore una tenue storia del terrore, con gli occasionali spaventi che giungono al punto previsto, giocatori facilmente identificabili e un sostanziale ritorno a uno status quo mai realmente abbandonato, con finale sufficientemente aperto in modo da garantire eventuali sequel.

Dopo le mini-rivoluzioni tentate in gioventù, Raimi è passato in età adulta alla saggezza della Restaurazione e agisce ora tramite sgherri di quart’ordine allevati nella psychofarm della Ghost House. Ecco quindi che a questo giro tocca al fido Jeff Betancourt salire in cabina di regia, dopo aver dimostrato la sua sostanziale inoffensività dalla plancia Avid di lavori mediocri come The Grudge e The Grudge 2 (per tacere dei lavoracci esterni in The Exorcism of Emily Rose o Chiamata da uno sconosciuto, complimenti per il curriculum, Jeff!).

Betancourt si trova in Boogeyman 2 a dover filmare l’infilmabile, un atroce script dell’esordiente Brian Sieve che cerca di recuperare il possibile dal già debole episodio precedente e si “inventa” la solita situazione da dieci piccoli indiani, con i vari ragazzotti chiusi dentro la clinica, impossibilitati a comunicare con l’esterno e ben disposti a dividersi nei momenti più disperati per offrire al killer il modo più semplice per operare come vuole.
Ci troviamo di fronte al più classico caso di scrittura al contrario, con lo sceneggiatore che ha in mente tre o quattro scene di morte e da quelle costruisce a ritroso le varie fasi del film. Situazione che conduce a frequenti crepacci di logica, come per esempio il ragazzo claustrofobico/nictofobico che va a fumarsi uno spinello giustamente da solo nella cantina.

Bastardo downgrade di Saw e Seven, questo Boogeyman 2 risulta ancora più spiacevole della media dei filmacci prodotti di recente da Raimi, in virtù di personaggi particolarmente insipidi e odiosi nella loro mondimensionalità, unicamente definiti dalla loro fobia, quasi fosse un superpotere. Quando cominciano a morire secondo una approssimativa e fumettesca legge del taglione (minispoiler, il ragazzo germofobico attraverso scarafaggi e sostanze detergenti, la tipa anoressica con un sacco di tubi che le spediscono grasso nel corpo, ecc...) non si capisce bene se ridere per l’assurdità e l’implausibilità delle situazioni o se partecipare con ferocia al countdown agathacristhiano sperando che vengano sterminati tutti al più presto.

Fare peggio del primo Boogeyman - L'uomo nero era impossibile e infatti non accade: si tenta di creare una figura di killer con trauma iniziale/origini, maschera e sufficiente appeal per poter dar vita a una franchise ma né la ridicola maschera né le deliranti motivazioni fornite nel solito spiegone finale paiono aiutare ad andare nella direzione prevista, lasciandoci piuttosto con il ricordo di un sacco di scene in cui degli stupidi e odiosi giovani americani litigano per motivi futili e vanno a fari massacrare in maniera prevedibile e telegrafata.

Quel che probabilmente a qualche produttore e ai più innocenti e sprovveduti fra gli spettatori pare “horror” è in realtà la sua nemesi, un valium filmico che pone lo spettatore nella posizione più errata, cioè “in controllo” tutto il tempo, sempre un passo avanti o alla pari con quello che accade.
Di conseguenza niente brividi, niente destabilizzazioni, niente sovversioni, solo qualche innuendo e strizzate d’occhio assortite su quel che accade e su chi (wow, sorpresa!!!) è il vero assassino.
Quando si gioca dentro questo diamante sarebbe bene tentare qualcosa almeno sul versante delle frattaglie, invece il tasso gore and splatter è tenuto dentro i normali valori di guardia e non accade nulla nemmeno sotto questo aspetto che, come insegna Stephen King, è l’ultimo momento in cui si po’ tentare qualcosa se ogni altro approccio è fallito.

La cosa straordinaria di una pellicola del genere, che in madrepatria ha fatto solo una comparsata in qualche festival per poi finire direttamente in DVD, è che noi, la più fedele colonia degli Stati Uniti, dovremmo sorbirci l’ennesima arma di distrazione di massa non in HomeVideo ma al cinema!
Questo inutile dolmen di escrementi arriverà infatti nelle nostre sale il 4 luglio, per la gioia di ogni serio cultore dell’orrore.
Preparatevi al ritorno del terribile uomo nero!


Titolo: Boogeyman 2 - Il Ritorno dell'Uomo Nero
Titolo originale: Boogeyman 2
Nazione: USA
Anno: 2007
Regia: Jeff Betancourt
Interpreti: Barry Watson, David Gallagher, Michael Graziadei, Renée O'Connor, Angela Sarafyan, Danielle Savre, Johnny Simmons, Mae Whitman, Tobin Bell

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Recensione del film Boogeyman 2 - Il Ritorno dell'Uomo Nero
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 01/07/2008

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