Recensione
Paura nella città dei morti viventi

Paura nella città dei morti viventi: visiona la scheda del film Prodotto da Fabrizio De Angelis per la Dania Film, Paura nella città dei morti viventi è il primo capitolo della così detta trilogia fulciana del terrore, seppur preceduto di un anno da Zombi 2 (horror con contaminazioni avventurose). L’opera ebbe un discreto successo ai botteghini italiani tanto da rivelarsi, a posteriori, come l’horror che ha incassato di più tra quelli diretti dal compianto Lucio Fulci.

Sceneggiato da Fulci e da Dardano Sacchetti (binomio che ha sfornato capolavori della filmografia di genere nostrana come L’Aldilà o Sette Note in Nero), la pellicola snocciola citazioni molto gradite ai fan del genere e della narrativa fantastica. Vengono, infatti, citati “mostri sacri” come Howard Philipps Lovecraft (riferimento alla città di Dunwich) ed Edgar Allan Poe (scena con la protagonista rinchiusa in una bara sembra: il riferimento va al racconto La Sepoltura Prematura).

A parte questi gustosissimi omaggi, lo script di Paura nella città dei morti viventi è più che sufficiente e offre il meglio di se nella prima parte - prevalentemente incentrata su temi esoterici (sedute spiritiche, libri millenari contenenti sinistre profezie, viaggi in direzione di una città che non compare in nessuna cartina). In particolare è da sottolineare come tutta la parte del viaggio sia poi ripresa da John Carpenter per il suo gioiello Il Seme della Follia.

Nella seconda frazione, le idee tendono ad affievolirsi ed è per merito delle scenografie di Massimo Antonello Geleng (Cannibal Holocaust, 2019 Dopo la Caduta di New York, Il Fantasma dell'Opera di Dario Argento) - splendide le sequenze girate all’interno del sepolcro - e della regia di Lucio Fulci se il film non scema di interesse.

In questa parte finale, infatti, si assiste alla riproposizione di inquadrature mostrate più volte (le più evidenti sono quelle con gli zombie che “spappolano” la scatola cranica degli umani, facendo fuoriuscire il cervello). Bene, invece, la chiusura con un finale capace di rialzare il livello di questa frazione conclusiva. Si segnala una sequenza assai sadica in cui Fulci fa sparare un oceano di bachi putrescenti (fatti “maturare” in della carne marcia) sui suoi attori (altro che effetti speciali dei giorni nostri!).

Occorre poi evidenziare che, a discapito di quanto si possa pensare dal titolo, gli sceneggiatori non attingono a pieni mani da George A. Romero (al quale va solo un’implicita citazione nella scena in cui Giovanni Lombardo Radice mastica brandelli di carne strappata da una vittima). In Paura nella città dei morti viventi gli zombie hanno una connaturazione spirituale, anziché materiale. Essi si materializzano e scompaiono per ricomparire in altri posti e una volta trafitti prendono fuoco alla stregua di un vampiro.

Ottima la regia di Fulci, il quale abbonda con lo zoom (specie riprendendo gli occhi dei protagonisti), ma soprattutto crea un atmosfera terrificante sfruttando al massimo il lavoro del direttore della fotografia Sergio Salvati (storico collaboratore del regista), dello scenografo e dell’addetto agli effetti sonori.

Molte le scene memorabili (spesso impreziosite dall’ultra gore curato da Giannetto De Rossi), tra le quali due oggetto di citazioni negli anni avvenire. Mi riferisco alla magistrale e claustrofobica scena con la protagonista rinchiusa in una bara (scena che sarà omaggiata da Quentin Tarantino nel suo Kill Bill Vol.2) e alla scena in cui l’attrice Daniela Doria rigurgita le proprie interiora (si trattava di vere viscere di pecora fatte ingoiare all’attrice!?) “ipnotizzata” dallo sguardo di padre Thomas (questa scena sarà copiata, senza però scendere nello splatter, dallo sceneggiatore/regista Paul W. Anderson per il film Resident Evil: Apocalypse).

Ispirati gli attori che offrono prestazioni nettamente sopra alla media. Al riguardo si ricordano i cammei di due icone dei prodotti di genere nostrani, come Radice (La Casa Sperduta nel Parco, Apocalypse Domani, Deliria, Cannibal Ferox), al solito impiegato in un ruolo da personaggio deviato (simpaticissima la scena con la bambola gonfiabile), e Michele Soavi (futuro regista di perle come Deliria e Dellamorte Dellamore).
Non manca in Paura nella città dei morti viventi la classica apparizione di Fulci, in questo caso nei panni di un medico legale, oltre alla fugace apparizione di Luciano Rossi (caratterista spesso utilizzato in brevi comparse, che lo si ricorda soprattutto per aver interpretato Timido in Lo chiamavano Trinità).

I gradi di protagonista vengono assegnati alla bionda Katherine MacColl - preferita in extremis a Tisa Farrow (Zombi 2) - così convincente da essere riconfermata anche nei successivi L’Aldilà e Quella villa accanto al cimitero. Viene affiancata dal poker Christopher George (Grizzly – L’Orso che uccide), Janet Agren (Mangiati Vivi!), Fabrizio Iovine (mai così sinistro) e Carlo De Mejo (protagonista nello stesso anno nell’horror di Bruno Mattei L’Altro Inferno).

Splendida la colonna sonora del grande Fabio Frizzi che compone due brani particolarmente belli e angoscianti. Eccellenti gli effetti sonori.
Paura nella città dei morti viventi: da avere nella propria videoteca!


Titolo: Paura nella città dei morti viventi
Titolo originale: Paura nella città dei morti viventi
Nazione: Italia
Anno: 1980
Regia: Lucio Fulci
Interpreti: Christopher George, Catherine McColl, Antonella Interlenghi, Janet Agren, Venantino Venantini

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Recensione del film Paura nella città dei morti viventi
Recensione scritta da: Matteo Mancini
Pubblicata il 27/04/2008

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