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Recensione L'incubo di Joanna Mills - The Return
(The Return)



In occasione di L'Incubo di Joanna Mills - The Return, suo esordio registico negli USA, l’inglese Asif Kapadia (The Warrior) sceglie uno script laconico e lacunoso del carneade Adam Sussman e si sforza di nobilitare in qualche modo il gruppo di personaggi appena abbozzati e una trama che vaga per la prima ora salvo poi accelerare a fine film per forzare spiegazioni e climax nella testa dello spettatore.

La produzione alle spalle di L'Incubo di Joanna Mills - The Return opta per lasciare tutto il peso della pellicola sulle esili spalle di Sarah Michelle Gellar che non convince né come testarda ragazza texana né come donna d’affari drogata di lavoro: non bastano i capelli neri e la fronte corrugata per dare svolte importanti a una carriera che vive ancora sotto pesanti ombre buffyane.
Né gli ottimi professionisti che le si affiancano (è sempre un piacere vedere Sam Shepard rimasticare alcool e sogni infranti, mentre Peter O’Brien convince in un ruolo per lui inconsueto) riescono a tenere alte le sorti di una pellicola che prosegue senza infamia e senza lode verso un finale telefonato da tempo.

Kapadia opta per uno stile j-horror ma L'Incubo di Joanna Mills manca del ritmo tipico di molti registi giapponesi e risolve il tutto attraverso scialbi momenti di tensione (due o tre inseguimenti, gli abituali giochini con gli specchi e apparizioni improvvise) e un compendio di inquadrature anomale (la telecamera sulla fiancata dell’automobile, le innumerevoli plongée…) che, prive di legami con il narrato, finiscono solo con l’irritare lo spettatore.

La fotografia candeggiata di Roman Osin (fedelissimo di Kapadia) e gli ambigui arredamenti e scenografie non aiutano la lettura del film, generando una mono-atmosfera dove non è possibile distinguere fra gli istanti allucinatori e quelli reali.
Meglio allora affidarsi alla corrente, attendere la risoluzione (comprensibile ben prima del finale) e godersi gli strani, artici esterni di un Texas cinereo e desolato, costellato da solitarie baracche e capannoni che nascondono simboli acquatici (conchiglie, cavallucci marini) messi in scena più per gusto estetico che per reale attinenza con la trama.

Gli appassionati di gore, splatter e torture movie staranno alla larga da questo L'Incubo di Joanna Mills, i cultori dei film a incastro si annoieranno dopo i primi minuti e i divoratori di pop corn horror odieranno il girare a vuoto della protagonista, lasciando la pellicola in pasto ai collezionisti a oltranza e ai fan club di Sarah Michelle Gellar, se ancora ne esistono.


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Recensione film L'incubo di Joanna Mills - The Return
Pubblicata il: 14/01/2008
Autore: Elvezio Sciallis

Recensione pubblicata anche sul portale CinemaHorror.it

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