Recensione
Venerdì 13

Venerdì 13: visiona la scheda del film Un serial killer con un’arma da taglio che fa strage di adolescenti in piena tempesta ormonale. Non sembra proprio una trama originale per un horror, vero? Eppure c’è stato un tempo in cui questa idea è stata la massima avanguardia del genere.
Venerdì 13 (Friday 13th), in particolare, rappresenta uno dei capostipiti del genere "slasher movie" (per intenderci, quello con l’assassino armato di arma da taglio che fa a pezzi adolescenti in piena tempesta ormonale) ed è ancora libero da tutti quei cliché che diventeranno la pietra tombale di molti dei suoi successori e di non pochi suoi seguiti.

Primi fra tutti i personaggi: è raro trovare un horror in cui (eccezion fatta per il cattivo, come insegnano Freddy Krueger e il dottor Hannibal Lecter) non siano anonimi o caratterizzati fino allo stereotipo e lo slasher movie è forse il genere horror in cui è più forte questo rischio. Puoi quindi immaginare lo stupore e la soddisfazione con cui ci si accorge dello sforzo fatto per dare un minimo di profondità ad alcuni di loro: si tratta di un lavoro parziale ma se lo si paragona ai cliché divenuti imperanti negli ultimi anni (il tossico, la vergine, il figo, il nero che muore per primo, la sgualdrina e compagnia bella) si comprende la cura con cui questo lavoro è stato portato avanti dal regista Sean Cunnigham e dallo sceneggiatore Victor Miller.

Altro punto fondamentale sono le uccisioni, tema che si lega indissolubilmente a quello delle inquadrature. La scelta è stata quella di "sdoppiare" la visione, alternando momenti (e uccisioni) in cui si ha la canonica vista esterna a quella in cui il punto di vista è quello dell’assassino (come fatto da Dario Argento in Profondo Rosso solo cinque anni prima). Questi ultimi sono sicuramente quelli più carichi di tensione, anche se manca il profluvio di gore che caratterizzerà gran parte della saga di "Venerdì 13".

Eccezion fatta per poche perle (tra tutte quella in cui la bella Marcie Cunningham viene abbattuta con un colpo d’accetta in un occhio) il livello si splatter di Venerdì 13 si mantiene entro una media abbastanza bassa, problema a cui si deve aggiungere l’estrema brevità di queste morti, che spesso non durano che una manciata di secondi.

Salterà, poi, subito all’orecchio l’assenza, in prossimità di un omicidio, delle musiche che solitamente servono a costruire un crescendo di tensione. Benché sembri strano, non è una scelta casuale, ma un precisa idea, volta a ingannare lo spettatore e a far si che gli eventi successivi lo prendano totalmente di sorpresa.

Per quanto riguarda il cast, il film non presenta presenze di rilievo, eccezion fatta per un giovanissimo Kevin Bacon (che qui interpreta il giovane Jack Burrell e viene reso quasi irriconoscibile dalla capigliatura simil Nino D’Angelo) e, per motivi diversi, Adrianne King, che interpreta la protagonista del film. Fu proprio il ruolo di Alice Hardy in questo film ad attirare verso l’attrice la persecuzione di un misterioso stalker, una vessazione tanto violenta da spingere la donna ad abbandonare il mondo del cinema, ambiente in cui ha fatto ritorno solo in tempi recenti.

In conclusione, preso come un film a sé stante, si può incorrere nell’errore di accomunare Venerdì 13 ai tanti slasher che sono venuti dopo, indegni figli di questo gioiello.

Per poterlo apprezzare al meglio, si deve calare questa pellicola nel periodo in cui è stata prodotta (1980) e ci si deve allontanare quanto più possibile dai cliché del genere. Quando questo e altri film del genere (in primis Halloween - La Notte delle Streghe e Nightmare - Dal Profondo della Notte) sono usciti, le idee in esse contenuti erano innovative e hanno portato una vera e propria rivoluzione nel genere horror.

Ancora oggi, persi nella quantità industriale di prodotti mediocri e di seguiti inutili, possiamo trovare film capaci di ritornare alle origini di questa rivoluzione e di aggiornarne il contenuto ai nostri tempi, come testimoniato in anni recenti dalla splendida saga di Scream.
[White Pretorian - 13.07.2014]


È il 13 giugno del 1980 e in 1100 sale americane esce Friday The 13th (Venerdì 13) diretto dall’esordiente (almeno per quanto riguarda la regia) Sean Cunningham.

Già impegnato in qualche progetto produttivo come la collaborazione con Wes Craven in L’ultima casa a sinistra, Cunningham infatti non è assolutamente un novizio. La scelta di andare dietro la macchina da presa è per sua stessa dichiarazione puramente economica e la voglia è quella di dirigere un horror che possa anche divertire e non solo disgustare.

Venerdì 13 era partito con grandi prospettive ma puramente di facciata, tanto che ancora prima di averne uno script definitivo sulla rivista Variety escì una pubblicità che lo aveva descritto come il più terrificante film mai realizzato. Inconsapevolmente però il team costruito da Cunningham, che vede tra gli altri Tom Savini (autore di numerosi effetti speciali da ricordare, Zombi, Maniac, Non aprite quella porta 2) ed Henry Manfredini, contribuisce alla nascita di una delle saghe che segneranno la storia del cinema horror di tutti i tempi.

Etichettato troppo in fretta come un film-politico, moralista e di denuncia, fu poi facile smentire anche perché fu proprio il creatore a dichiarare che l’idea era quella di creare una figura temibile come quella de Lo squalo, capolavoro di Steven Spielberg, che uccide la gente solo perché ha fame e nient’altro.

Costruito con un budget veramente esiguo e con alle spalle l’esperienza di capisaldi come Halloween - La notte delle streghe di John Carpenter e Black Christmas di Bob Clark, la pellicola non parte con nessuna pretesa proprio per restare nella memoria e far nascere un nuovo sottogenere horror che si defila da quella già presente dello slasher: un luogo isolato, un mostro imbattibile e una catena inesorabile di omicidi.

Il lato erotico è sicuramente un altro aspetto fondante e rivoluzionario che porterà molt e produzioni successive a ispirarvisi (anche se questa mania era già nell’aria dopo la ventata portata da Reazione a catena di Mario Bava).

Della nascitura saga (che porterà alla realizzazione di dieci capitoli, escluso il recente Freddy vs Jason) Venerdì 13 è sicuramente il pezzo più pregevole, sia perché promotore dell’idea originale sia per la presenza di un certo senso familiare che poi nei sequel si perderà.

Il finale poi è travolgente e il mezzo sogno onirico chiuso tra immaginario e realtà lascia la porta aperta a quello che verrà dopo oltre a creare uno stato d’agitazione senza tregua.

Venerdì 13: sicuramente una data che dopo aver visto questo film ricorderemo con un altro sapore.
[Matteo Fantozzi - 20.05.2008]


Titolo: Venerdì 13
Titolo originale: Friday the 13th
Nazione: USA
Anno: 1980
Regia: Sean S. Cunningham
Interpreti: Betsy Palmer, Adrienne King, Harry Crosby, Laurie Bartram, Jeannine Taylor, Kevin Bacon, Ari Lehman

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Recensione del film Venerdì 13
Recensione scritta da: White Pretorian e Matteo Fantozzi
Pubblicata il 13/07/2014

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