Recensione
Il villaggio dei dannati

Il villaggio dei dannati: visiona la scheda del film Dodici anni dopo quel capolavoro indimenticabile de La Cosa, per John Carpenter è di nuovo tempo di remake. E ancora una volta, la scelta ricade su un grande classico. Se con La Cosa era riuscito con maestria a metterci il suo zampino e trasformare una pellicola immortale degli anni ’50 in un incubo fantahorror claustrofobico e originale, purtroppo con il qui presente Il villaggio dei dannati (rilettura dell’opera fondamentale di Wolf Rilla), il lavoro di modernizzazione non gli riesce appieno.

Infatti, a una prima parte ben girata, che colpisce nel segno in quanto a mistero e relative esigue spiegazioni, non corrisponde un’esauriente conclusione. Tutto il secondo tempo si fa segnalare per un brusco impennamento degli avvenimenti, che non è però accompagnato da uno sviluppo caratteriale (e anche fisico) credibile dei protagonisti.

Se nella prima parte lo spaesamento e la confusione dei personaggi viene reso in maniera esemplare e ben particolareggiata, nella seconda sembra che tutti siano diventati incredibilmente freddi e impassibili.

I bambini dagli occhi azzurri e dai capelli grigi (questi alieni con seri problemi di immedesimazione nella comunità e con un gran bisogno di una seduta dal parrucchiere), infatti, non sono particolarmente credibili quando entrano in scena. Troppo improvvisa e spiccata la loro componente dittatoria e la loro voglia incontenibile di far male alla gente, e quindi troppo stupidi i paesani per non accorgersi di niente e tenere chiusa la bocca.

Se tutto fosse accaduto nel giro di poco tempo, va bene, ma nella seconda parte i bimbi avranno sei-sette anni. Sei anni son tanti, eh. Cos’hanno fatto in tutto questo tempo gli abitanti del paese (oltre a venire ibernati, evidentemente, visto che non sono cambiati di una virgola) oltre a venire pian piano sottomessi?

Possibile che solo a un certo punto riescano a cacciar fuori quella maledetta riflessione, “sono i bambini a fare tutto questo”, dopo che sono morte svariate persone e soprattutto dopo che sanno benissimo che i bimbi sono in grado di leggere il pensiero altrui? E gli scienziati? Guarda caso, si fanno vivi giusto giusto verso la fine del film, in modo da creare un crescendo di suspance e tensione che, certo, funziona, ma non si può giocare questo scherzo alla credibilità.

Nonostante questo l’atmosfera di soggiogazione nella quale sono costretti a vivere i paesani viene resa in maniera professionale (alcune scene sono sicuramente d’effetto), così come certe azioni spregevoli compiute dai bambini (sulle quali, purtroppo, Carpenter non calca troppo la mano). Rimane quel buco, a metà film, che è veramente troppo grande per lasciar passare.

Su Carpenter (Halloween: La notte delle streghe, The Fog, 1997: Fuga da New York, Christine, la macchina infernale, Il signore del male, Essi vivono, Il seme della follia, Vampires, Fantasmi da Marte, The Ward - Il reparto) alla regia poco da dire: dirige con mestiere e con passione, mostrando che è anche capace di qualche piccola idea geniale. E, beh, anche di qualche piccola caduta di tono.

Semplice ma ben gestito lo script, chiudendo un occhio (e pure l’altro) sul salto temporale misterioso che avviene a metà film e del quale non si ha alcuna notizia. Dialoghi discreti, che fanno bene il loro lavoro, senza raggiungere chissà quali toni filosofici (che ci sarebbero stati bene), ma che per fortuna non scadono in pacchianate da dimenticare.

Le musiche dello stesso Carpenter sono senza infamia o lode, ma si lasciano ascoltare, spaziando dal country-western ai giri di piano lenti e drammatici, passando per i pezzi orchestrali minacciosi e inquietanti.

Bravo, intenso e dotato di buon espressioni facciali Christopher Reeve, in una delle sue ultime interpretazioni, prima che una caduta da cavallo ci portasse via piano piano l’unico e indimenticabile Superman cinematografico.

Se la cava egregiamente anche Linda Kozlowski (Mr. Crocodile Dundee), che interpreta una donna distrutta dalla morte del marito, ma forte e tenace, fino alla fine del film.

Inquietanti i bambini, dal primo all’ultimo, che sotto a quei capelli bianchi nascondo una cattiveria e una malvagità senza precedenti.

Ingiudicabile, invece, la prova di Kirstie Alley (Cin Cin, Scappatella con il morto). Già a vederla in qualcosa che non sia una commedia per famiglie si piglia un colpo, in più lei si rende protagonista di una recitazione che passa dal ridicolo al demenziale. Ha fatto troppi film Disney per essere in grado di cavarsela in qualcosa di così diverso. Infatti, non si riesce a capire se la scienziata che interpreta sia una caricatura e una presa in giro, o se semplicemente lei non si trovi a suo agio in simili vesti. Io sono per la seconda ipotesi, visto che la sceneggiatura non prevede che la Alley reciti linee di dialogo divertenti e ironiche. Anzi, il suo dovrebbe essere un personaggio serio e schiavo del lavoro. Mah.

Il villaggio dei dannati firmato Carpenter è un film dalla doppia faccia. Troppo drammatico e ben interpretato (da una parte) per essere bocciato, troppo confusionario, poco credibile e incerto (dall’altra) per essere promosso. Il giudizio sta nel mezzo.


Titolo: Il villaggio dei dannati
Titolo originale: Village of the Damned
Nazione: USA
Anno: 1995
Regia: John Carpenter
Interpreti: Christopher Reeve, Kirstie Alley, Linda Kozlowski, Michael Parè, Mark Hamill

Recensione del film Il villaggio dei dannati
Recensione scritta da: Simone Corà
Pubblicata il 14/02/2013

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