Recensione
Halloween The Beginning

Halloween The Beginning: visiona la scheda del film Halloween The Beginning, l'Halloween del 2007 targato Rob Zombie e Dimension Films è uno dei più brutti film horror dell’anno.

La pellicola è un pasticcio formato in egual misura da totale incapacità a livello di sceneggiatura e profonda incomprensione dei meccanismi puramente tecnici alla base di emozioni quali il terrore, la paura, l’ansia, la suspense, l’orrore, la tensione.

La cifra stilistica di Zombie può andare benissimo se vorrà girare altri mille road movie over the top, di grana progressivamente più grossa, continuando a fare i casting come se fosse un bambino in un negozio di caramelle. Ma, detta cifra, è totalmente incapace di veicolare quanto richiesto da uno slasher movie sia a livello di sintassi che per quanto concerne i contenuti.

Se, come sembra a giudicare dalla prima parte di Halloween The beginning, l’intento è quello di centrare il film sulla figura di Michael Myers diventa ancora più inspiegabile come nella seconda parte si abbandoni questo focus in cambio di un punto di vista molto più dispersivo.

Inutile poi spendere più di 30 minuti di approfondimento della genesi e presunto (accento su presunto) scavo psicologico di Michael quando poi l’esito è assolutamente pari a quello carpenteriano, ovvero un killer che vaga silenzioso di omicidio in omicidio: tutto il lavoro accumulato sulle spalle di Daeg Faerch si perde poi nella schiena ben più grande di Tyler Mane.

È poi tragica la gestione stessa della genesi.
La famiglia disfunzionale dipinta da Zombie con i suoi ormai stravisti stereotipi da lumpenproletariat (alcoolismo, prostituzione, violenza, bassissima cultura, indigenza, ecc. ecc.), con Michael bambino tacciato di omosessualità, perseguitato dai bulletti a scuola, amante delle torture sugli animali, sempre pronto a nascondersi dietro le maschere (il simbolismo che era sussurrato nel film originale di John Carpenter viene qui urlato così tanto da perdere ogni tipo di efficacia) è tanto banale quanto sterile.

Michael era il Male immotivato, soprannaturale e fine a se stesso, capace di nascere e nascondersi proprio nel cuore dell’America perbenista (si veda la famiglia di origine nel film del 1978: middle class, felice, coesa, con i classici valori e ideali) e PROPRIO per questo più terrorizzante e funzionale quale atto d’accusa e gesto politico.
Il Male si può nascondere in qualsiasi casa, in qualsiasi situazione.

Nell'Halloween The Beginning di Zombie non accade nulla di tutto ciò e non si può rimanere più di tanto sorpresi dai gesti del piccolo Michael, pura reazione di difesa e sopravvivenza all’interno di un universo caotico e aggressivo, il tutto condito dal trattatello di psicologia criminale for dummies, scritto da un rocker che si pensa anarchico e invece conferma a ogni pagina di sceneggiatura una visione sgradevolmente, inconsapevolmente reazionaria.

A queste concezioni non possono che seguire adeguati personaggi e un casting conforme, con la bella (ma il tempo comincia a reclamare pegno) ma totalmente incapace Sheri Moon che sembra naturale solo attorno a un pole da stripper bar e William Forsythe sepolto da una serie di dialoghi che nemmeno un Tomas Milian d’annata potrebbe reggere senza qualche insofferenza.

Disastro segue disastro e quando entra in scena un legnosissimo (non che Donald Pleasance fosse molto meglio, ma riusciva perlomeno a veicolare carisma) Malcom McDowell nella parte del Dr. Loomis si tocca il fondo con una gestione imbarazzante del personaggio, del suo rapporto con il Mostro e con i dialoghi peggiori dell’intero film.

Segue un lungo intermezzo manicomiale durante il quale, vedendo quali attori sono stati usati per impersonare medici, direttori e guardiani, viene lecito chiedersi chi siano gli assistiti e chi gli assistenti in una casa di cura assai più disfunzionale della famiglia di origine di Michael.
“Acuta” critica al sistema manicomiale o di nuovo, sceneggiatura portata avanti fra birra, cocaina e canne?
Il nostro mostro cresce fra una forchettata alle preparatissime infermiere che vengono lasciate sole con lui e gli danno tranquille la schiena e si tramuta nell’imponente, slipknotiano Tyler Mane che piglia e fugge lasciando una scia di cadaveri nel mentre.

La figura del wrestler non viene adeguatamente sfruttata da Zombie che non recepisce NULLA di quanto trasmesso da Carpenter e fallisce miseramente nella seconda parte del film, quella che cerca di compendiare l’originale in una quarantina di minuti.

Nessun gioco di profondità di campo, pochissimi tentativi di point of view del killer, intrusioni sonore in grado di rovinare praticamente ogni scena, impossibilità da parte dell’audience di identificarsi sia con Michael (che viene lasciato a se stesso) che con Laurie (che per esigenze di tempo, orrida caratterizzazione psicologica e scarsi mezzi recitativi non riesce a emergere dal trio di ragazze che Zombie mette in scena con la solita cura e delicatezza)…

Comincia così una lunga sequenza di inseguimenti, omicidi, stalking, rivelazioni e confronti girata con confusione e con un montaggio ignobile da parte di un Glenn Garland che è facile immaginare preso in mezzo fra Zombie, i fratelli Weinstein e i vari screening fino a perdere completamente la bussola.

Si assiste ai vari omicidi con un senso di progressivo fastidio per la mancanza assoluta di brividi e tensione, e si arriva stanchi e provati al confronto finale fra il trio (Michael, Laurie e Loomis) la cui risoluzione lascerà parecchio amaro in bocca sia ai cultori della franchise che al semplice appassionato di logica...

In questo Halloween The Biginning ci si perde facilmente nel circo di apparizioni di volti noti ai cultori dell’horror e Zombi inanella una serie di stereotipizzazioni che variano dal cartoonesco all’insipido e il make up di alcuni attori (Foree, Dourif e McDowell in primis) distrugge ogni ultima possibilità di credibilità.

Credibilità che evidentemente non è fra gli interessi del regista, nulla di male se buona parte del film non fosse giocata cercando invece una credibilità nella genesi di un serial killer che funziona come definitiva pietra tombale per l’intero film.

La maschera serve a nascondere la mia bruttezza, dice Michael, e le risate coprono quello che l’autore pensava potesse essere un momento di seria riflessione, uno squarcio sull’umanità del mostro…

Scegliendo di spiegare la rava e la fava e piazzando Michael praticamente nel 90% delle inquadrature del film si trasforma “Il Male” nel molto meno interessante “male” (e quindi togliere l’elemento soprannaturale introduce una serie di buchi logici grandi come una casa) e si finisce con il girare uno slasherino sopra le righe e fracassone, memorabile più per la sequela di parolacce, che per qualche altro fattore.

Ancora più colpevole, da parte di un artista che ha un passato e un presente di musicista, è un uso del sonoro privo di senso e sovrabbondante e una scelta di canzoni che, con qualche eccezione, spazia fra lo stra-abusato e banale (Mary don’t fear the reaper avrebbe bisogno di stare assente dagli schermi horror per almeno 20 anni prima di essere usata nuovamente) e il fuori luogo (Peter Frampton? Andiamo…).

Il continuo ammiccare di Zombie ai suoi amici, ai suoi fan, al suo pubblico crea spesso l’impressione di essere intrusi a una festa privata dove amici di lunga data si scambiano allusioni che solo loro possono capire o sulle quali solo loro possono ridere mentre il tutto sarà invece probabilmente visto da milioni di spettatori che ne sanciranno il successo mondiale (e così è avvenuto infatti, n.d.r.), con buona pace per chi ancora pensa che il cinema horror possa essere qualcosa di diverso da una rivista sconcia buona solo per farsi quattro seghe al bagno o sotto le coperte.


Titolo: Halloween The Beginning
Titolo originale: Halloween
Nazione: USA
Anno: 2007
Regia: Rob Zombie
Interpreti: Tyler Mane, Malcolm McDowell, Sheri Moon, Scout Taylor-Compton, Daeg Faerch, Heather Bowen, Danielle Harris, William Forsythe, Udo Kier, Danny Trejo, Bill Moseley, Leslie Easterbrook, Brad Dourif

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Recensione del film Halloween The Beginning
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 11/12/2007

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