Recensione
Pontypool - Stai Zitto o Muori

Pontypool - Stai Zitto o Muori: visiona la scheda del film Con il buon Pontypool - Stai Zitto o Muori sono stati raccolti i frutti di segnali che erano nell’aria da tempo. Peccato che ciò avvenga con una pellicola ben lungi dall’essere perfetta, altrimenti avrei urlato con gioia al capolavoro.
Capolavoro che invece rimane solo concettuale e in nuce e che spetterà a qualcun altro portare a forma completa e soddisfacente. Ma d’altronde è storia vecchia.

Che la Parola definisca la Realtà e ci dia potere sopra gli Uomini (e ai Demoni) è concetto antico e ormai logoro, ma ultimamente si erano addensati, nella mia esperienza personale, vari segni che hanno portato infine all’esplosione di questo Pontypool.

Si può passare dalle esagitate lezioni del Zizek di turno fino alle più ponderate critiche di Galimberti, passando per la neuroprogrammazione e la linguistica, miscelando il tutto con la riuscita pandemia elettronica di The Signal o la paranoia infettante di Bug - La Paranoia è contagiosa e i progressi fondamentali della memetica, senza dimenticare eventi solo apparentemente marginali come le tag cloud, i flavor of the month e i vari new black, ma il risultato è sempre lo stesso: i tempi erano ormai maturi perché si cominciasse a riflettere seriamente su possibili scenari di pandemia memetico-verbale.

Ad aggiungere un importante tassello al riguardo ecco arrivare Tony Burgess (non a caso esperto di PNL, la Programmazione Neuro Linguistica), che irrompe nel 1998 con un romanzo, Pontypool changes everything, che aveva fatto parlare parecchio per la sua complessità e ambizione. Ovidio e teoria del linguaggio, catastrofismo da pandemia e Noam Chomsky si mischiano nelle ottime pagine di questo autore che ipotizza un virus in grado di cortocircuitare la comprensione, il flusso delle informazioni e riducendoci infine da umani a zombie aggressivi, o meglio, come lui ama definirli, in Conversationalist.

Il contagio si manifesta attraverso tre stadi ben distinti e gli esiti sono sempre catastrofici. Inizialmente l'infetto si blocca su una particolare parole e continua a ripeterla in loop, come a sincerarsi del suo reale significato, quindi il suo discorso diventa incoerente e insensato, infine il Conversationalist assume atteggiamenti aggressivi e violenti, spesso cercando l'impossibile comunicazione e comprensione con/dell'altro divorando la bocca della persona che gli è vicina, come se cercasse di arrivare alla fonte del discorso.

Concetti rivoluzionari nel campo dell’horror che ancora arranca dietro a Romero e ai suoi defunti zombie proletari o a Raimi e le sue streghette, concetti che purtroppo vengono trasposti su schermo con qualche diluizione di troppo dallo stesso scrittore che, a credere alle sue affermazioni, avrebbe scritto la sceneggiatura in sole 48 ore, ispirandosi ovviamente alla radiofonica Guerra dei mondi.

L’idea è azzeccata e il protagonista pure: Stephen McHattie ci ha già donato poco tempo fa un Chet Baker da urlo e ora, voce e volto in servizio costante lungo tutto il film, regge sulle sue corde vocali l'esito dell'intera pellicola e offre una interpretazione intensa, con dei timbri e una dizione che difficilmente potremo scordare.
Bene anche le altre due protagoniste, ottima la scelta di limitare il tutto (per ovvie questioni di budget) al solo studio radiofonico e davvero strepitosi due o tre momenti di contagio.
Non mi viene facilmente la pelle d’oca, ma mentre osservavo alcune vittime incepparsi su parole e concetti ho provato uno di quei rari momenti in cui si teme che la stessa cosa possa accadere a noi e si parte con quel what if che è segno sicuro di come la pellicola stia scavando e portando alla luce nervi pericolosi.

Evitare di parlare in inglese, lingua molto diffusa e in grado di veicolare il virus con maggiore efficacia. Meglio il francese o, ancora di più, i messaggi scritti.
Evitare di pensare o pronunciare determinate parole chiave, quelle più legate alle emozioni.
Fin qui tutto bene e nulla da eccepire: il film scorre a basso livello di gore ma proprio per questo quando il sangue scorre potete star tranquilli che avrà molto effetto.

Dove la pellicola non convince è nello spiegone veicolato dallo scienziato di turno (che infrange due tabù per me tutto sommato ancora importanti, ovvero lo show don’t tell e il deus ex machina) e nella gestione finale della crisi, non tanto per il vaccino in sé, che piace ed è molto in linea con quanto esposto in precedenza, quanto piuttosto per un effetto combinato di caduta della tensione e innalzamento dei toni ironico-umoristici, che portano a un climax assai ridotto e che farà storcere il naso a più di un catastrofista.

Pontypool - Stai Zitto o Muori, con tutti i suoi difetti, è un film molto, molto importante per l’horror contemporaneo, che merita più di una visione e che se saprà trovare adeguata cassa di risonanza potrà influenzare più di una pellicola nei prossimi anni.


Titolo: Pontypool - Stai Zitto o Muori
Titolo originale: Pontypool
Nazione: Canada
Anno: 2009
Regia: Bruce McDonald
Interpreti: Stephen McHattie, Lisa Houle, Georgina Reilly, Hrant Alianak, Rick Roberts

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Recensione del film Pontypool - Stai Zitto o Muori
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 07/06/2011

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