Recensione
Doomsday - Il Giorno del Giudizio

Doomsday - Il Giorno del Giudizio: visiona la scheda del film Quando si vuole mettere molta carne al fuoco non bisogna dimenticare la carbonella. Se ci si dimentica la carbonella esce fuori un gran casino. Alcuni pezzi di carne verranno anche bene ma la maggior parte rimarrà mezza cruda e agli invitati non rimarrà che sbronzarsi con birra, vino e (si spera) dei vodkatini.

Neil Marshall in Doomsday, il suo terzo lungometraggio da regista, segue la legge del diminishing returns che ha devastato quasi tutti i registi europei del new new horror, alle prese con evidenti problemi di fiato e tenuta dopo inizi sorprendenti che facevano ben sperare.

Ma è un fallimento in tono minore, per fortuna, e Marshall ne esce molto meglio che, per dire, un Alexandre Aja alle prese con le colline mutanti o la coppia Moreau/Palud impantanati negli occhi di Jessica Alba. E c’è molto da salvare in questo giocattolone che il regista, dotato ormai di sufficiente credito e disponibilità economica, si è voluto concedere.

Immaginate un fan di John Carpenter, James Cameron, Walter Hill e George Miller che voglia rendere omaggio a un sacco di cult movie frullati insieme e vi avvicinerete al succo di Doomsday, un film sopra le righe nel quale le varie scene sono così slegate fra loro da essere perfettamente godibili come una serie di cortometraggi.

Non vi è un piano d’opera, non vi è controllo sulla sceneggiatura, non vi sono personaggi più di tanto memorabili e alla fine il tutto diventa come una versione downgradata (e inglese) dei vari Mad Max, Fuga da New York, Aliens - Scontro finale e così via. A tratti è quasi imbarazzante constatare QUANTO Marshall si sforzi per far diventare Doomsday il nuovo cult movie dei fan di quella specifica nicchia, e in alcune occasioni ci riesce anche, ma gli mancano infine sia stile che coglioni per farcela del tutto.

Giocare a replicare questi film (e tanti altri road movie, post apocalisse e via dicendo) senza mai tentare una singola innovazione è come essere un cantante professionista di buona caratura e limitarsi a uscire qualche sera con gli amici per primeggiare al karaoke di turno. Neil Marshall può e deve fare molto di più di questi divertissement over the top.

Tutti i protagonisti falliscono i confronti con i loro avatar di riferimento, alcune volte in maniera drammatica. Sol, il moicano punk che urla e sbraita in alcune scene, non riesce nemmeno ad avvicinarsi all’intensità del Wez di Mad Max 2 mentre, ovviamente, scegliere Rhona Mitra (The Number 23, Skinwalkers, Highwaymen) per cercare di fare il verso a Kurt "Snake Plissken" Russell è puro delirio. Sono stanco di queste eroine ciniche, fredde (ma è ghiaccio bollente, yawn), atletiche, brave in tutto: scatenano in me quel che non vorrei mai veder scatenato, ovvero la nostalgia per gli eroi vecchio stile, che perlomeno erano più credibili, più divertenti e meno omogenei. Siamo sotto la dittatura di un immaginario monolitico che, lungi dal voler essere sovversivo o rivoluzionario o “pari opportunità”, è solo ormai noioso e stravisto (ma, naturalmente, sono solo un maschilista retrogrado atterrito dalle donne forti e probabilmente anche criptogay e quel che volete…).

Rhona Mitra è un pezzo di pietra che ti fa rimpiangere qualsiasi precedente modella inguainata nel latex di un random film degli ultimi anni, ed è tutto dire. Molto, molto meglio, sia in termini di sensualità che di aggressività, la sua opponente tatuata o, ancora di più, una delle ballerine sul palco, dotata di un fondoschiena per il quale servirebbe un porto d’armi. Il problema della Mitra è che, come tutto il film, è troppo conscia e compresa nel suo ruolo e ogni volta che viene inquadrata gonfia il petto come una tacchinella, con il risultato di disumanizzarsi e diventare antipatica.

E non affrontiamo nemmeno il discorso Malcom McDowell (Halloween The Beginning, Evilenko, Island of the Dead, L'incendiaria) che, stando alle dichiarazioni del regista, interpreta una figura ispirata al colonnello Kurtz di Apocalypse Now. Questo attore è sempre stato una grossa bufala e ha campato per anni più sulla sua natura iconica che su effettive capacità recitative. E, tanto per chiudere l’elenco, ogni volta che nell’inquadratura spunta fuori Bob Hoskins (Stay - Nel labirinto della mente, Brazil) viene da spiare atterriti in attesa di qualche coniglio psichedelico…

Quanto accade con gli attori accade, ovviamente, in ogni campo del film: gli inseguimenti non reggono il confronto con le scene di riferimento, le scenografie idem e così via. È questo il principale difetto di un film che altrimenti avrei ricordato con affetto come un esperimento caciarone e ricottaro ma divertente: questo suo continuo riferirsi a modelli troppo alti e troppo cult lo condanna al fallimento.

Sono il primo a cinegodere se mi dicono che in un film ci saranno virus mutanti + punk (and belligerent, per chi fra voi ha buona memoria musicale) + ballerine maori desnude + inseguimenti fra macchine fighissime + motociclette con gli scheletri + cavalieri medievali contro soldati armati di fucile + arti mozzati e teste rotolanti. Purtroppo, quando finalmente ci si siede a guardare tutto ciò, sembra di sorseggiare un buon brodino riscaldato.

E una parola anche sui combattimenti, tutti quelli di questo film (e di molti altri simili) e nello specifico quello al castello. A me non importa una assoluta favazza se vince il Buono o il Cattivo. Come potrebbe? Mi interessa molto, però, capire quel che accade, chi mena chi e con che arma e dove colpisce e dove riesce a far guaire di dolore l’altro. Se alla plancia Avid mettete una persona affetta da delirium tremens che ogni tre millisecondi cambia inquadratura e mi affetta l’azione, allora spero che detta plancia gli vada in fusione termonucleare.

Ma.

Ma ci sono un sacco di scene divertenti. C’è una buona colonna sonora. C’è un sottile sense of humor tutto britannico. C’è il solito gusto e maestria di Marshall nel gestire i gruppi di persone. Ci sono molti cambi di ambientazioni e le scene di gruppo, anche se tamarre, talvolta funzionano e il look di alcuni dei protagonisti è sufficientemente cool.

Niente di straordinario in Doomsday, ma materiale sufficiente a garantirne il noleggio, specie se la visione sarà di gruppo, fra fan di questo tipo di film. E per quanto riguarda, un film che rivedrò qualche volta con piacere, sperando però che Neil Marshall, pagati i debiti di formazione, si dia nuovamente da fare con opere personali.


Titolo: Doomsday - Il Giorno del Giudizio
Titolo originale: Doomsday
Nazione: Inghilterra
Anno: 2008
Regia: Neil Marshall
Interpreti: Malcolm McDowell, Bob Hoskins, Rhona Mitra, Sean Pertwee, Darren Morfitt, Emma Cleasby, Chris Robson, MyAnna Buring, Nora-Jane Noone, Leslie Simpson, Craig Conway

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Recensione del film Doomsday - Il Giorno del Giudizio
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 01/09/2008

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