Recensione
Intruders

Intruders: visiona la scheda del film Con Intruders il quarantacinquenne regista spagnolo Juan Carlos Fresnadillo, dopo gli interessanti Intacto (2001) e 28 Settimane Dopo (2007), si muove alla scoperta del "vero" genere horror, ammiccando a Guillermo del Toro e ad altri nomi cinematograficamente affini, ripescando nel mare magnum dei mostri crepuscolari che vengono a visitare i nostri figli, o la parte di noi bambina, mai sopita, mai veramente addormentata e tranquilla.

Il film che Fresnadillo arriva a costruire è tuttavia molto barcollante, sotto ogni profilo, proprio perchè, dal punto di vista della condivisione di una paura che si fa palpabile e reale mano a mano che la pellicola scorre sotto i nostri occhi, toglie di mezzo ogni alone differenziativo tra mondo adulto e mondo infantile.

Non siamo cioè più di fronte al povero bambino che non viene creduto dai genitori quando racconta che nella sua cameretta c'è il babau che lo viene a trovare ogni notte. Il babau se ne frega del paparino e vorrebbe uccidere anche lui, se passa sulla sua strada inesorabilmente tracciata.

Fin qui tutto bene.

Non fosse che Fresnadillo si incarta in lunghi, pedanti piani sequenza, tutti concentrati sulle figure dei bambini sconvolti dalle intrusioni serotine, come se volesse presentarci una specie di documentario, ma molto patinato e assolutamente filmico su un fenomeno inspiegabile, sebbene chiaramente esplicitato come "storia", "fiaba", e non altro.

Ma è appunto la noia "fiabesca" (nel senso della "fabula" jacobsoniana) che uccide Intruders, più altre lacune non da poco che attengono alla sceneggiatura, e di cui diremo tra breve.

La pellicola horror sembra partire a razzo attraverso un montaggio alternato tra interni ed esterni bui e umidicci fatti di vicoli e scale antincendio su cui si aggira la "bestia".

L'incipit si risolve però in modo frettoloso e spento, facendo irrompere ampi squarci londinesi aperti e luminosi, come a dirci presuntuosamente: "attenzione, questo è solo l'aperitivo, poi ne vedrete delle belle". Non è così: di belle non ne vedremo affatto, se non un uso di macchina e fotografia molto talentuosi, forse soprattutto la fotografia lievemente ma percettibilmente sgranata di Enrique Chediak, che sembra voler fare il primo della classe a tutti i costi.

Tutto il plot si arrotola e srotola su una sceneggiatura bicefala che ambienta la medesima storia ma in un due location geograficamente differenti, Madrid e Londra.

Non è dato capire il motivo per cui si sia optato per questa soluzione che vanifica una coerenza di fondo di cui lo spettatore sente il bisogno fin dall'inizio del racconto. Lo script si limita infatti a mostrare due livelli lontani tra loro di una stessa "fiaba" nera, livelli che permangono nel loro iperuranio narrativo senza colpo ferire, aldilà di un punto di congiunzione che non convince comunque.

Juan (Izàn Corchero), il bimbo madrileno, appare come il più tormentato e solo di fronte alle forze brute del Male che vuole divorarlo. Mia (Ella Purnell, Non lasciarmi) sembra spassarsela un pò meglio, circondata da un Clive Owen (John) e da una Carice van Houten (Black Death - Un viaggio all'inferno) genitoriali e affettivi al punto giusto.

Ma quelli di Mia e Juan sono comunque due mondi lontani ed eccentrici che Nicolás Casariego e Jaime Marques (i due sceneggiatori) separano in due galassie distanti, come due pianeti lontani anni luce l'uno dall'altro.

Pessima idea per una sceneggiatura che di inquadratura in inquadratura si volge pure al mistico religioso, con l'unico risultato di impastrocchiare ancora di più un intreccio bisognoso invece di maggiori semplificazioni e più linearità.

Alcune recensioni che ho letto, "salvano" Fresnadillo sul piano della pura regia, affermando che "gira bene" tutte le sequenze. Non sono d'accordo neppure su questa visione ottimistica di un film che lascia solo il tempo che trova.

Fresnadillo si fa invece aiutare dalla fotografia, per girare una storia noiosissima e banale in quanto trascrizione ispano-hollywoodiana di un qualsiasi "ritrito" boogeyman. Anche le sequenze di lotta tra John e il "mostro", seppur ben condotte, risultano fredde e irrisolte, senz'anima.

Intruders: non c'è nulla da salvare di questo film, un contenitore vuoto del quale sconsiglio senza ombra di dubbio la visione.


Recensione originale apparsa il 19/03/2012 su Ulteriorità Precedente, il blog di Angelo Moroni.


Titolo: Intruders
Titolo originale: Intruders
Nazione: Gran Bretagna, Spagna, USA
Anno: 2011
Regia: Juan Carlos Fresnadillo
Interpreti: Clive Owen, Daniel Brühl, Carice van Houten, Kerry Fox, Ella Purnell, Pilar López de Ayala, Lolita Chakrabarti

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Recensione del film Intruders
Recensione scritta da: Angelo Moroni
Pubblicata il 20/03/2012

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