Recensione
Devil

Devil: visiona la scheda del film Devil, diretto da John Erick Dowdle (The Poughkeepsie Tapes, 2007) e scritto da M. Night Shyamalan (Il Sesto Senso), sembra un racconto minimalista di Susan Minot nella cui cornice narrativa è stato iniettato un “soprannaturale” con protagonista principale il Diavolo.

Devil si presenta poi come il primo film di una trilogia dal suggestivo titolo di “Night Chronicles”. Grandi ambizioni muovono quindi la squadra guidata da Shyamalan, ambizioni che si accartocciano ben presto su se stesse, proprio come i cinque malcapitati rinchiusi dentro il maledetto ascensore della pellicola.

Intendiamoci: il Diavolo è un protagonista fondamentale della storia cinematografica horror e non appare strano che un regista come Shyamalan desideri confrontarsi con un topos di questo tipo, considerate poi le sue opere cinematografiche precedenti, nelle quali il tema del “mistero delle cose” che si muovono intorno e dentro di noi è sempre stato centrale.

I guai di questo film non provengono infatti dal soggetto, in sé interessante, quanto dal suo sviluppo narrativo, cioè dalla sceneggiatura, elaborata insieme a un Brian Nelson che, dopo Hard Candy e 30 Days of Night, sembra qui davvero a corto di idee e contagiato da una freddezza minimalista che nuoce alla resa complessiva dell’opera.

La storia comincia come una fiaba, con la voce fuoricampo di una delle guardie della Security che racconta di quando era piccolo e sua madre gli narrava di come il diavolo può prendere forma umana. La mamma raccontava al figlioletto, che il Diavolo si mostra subito dopo un suicidio. Ed ecco che vediamo sullo schermo uomo cadere dall’alto di un grattacielo, cioè assistiamo appunto a un suicidio. Subito dopo cinque persone restano intrappolate in un ascensore.

Lo sviluppo è dunque già scontato, le nostre attese immediatamente saturate: sappiamo che la storia ci parlerà del demonio sotto forma umana e che uno dei cinque intrappolati nell’ascensore è proprio lui, e infatti il film si riduce a questo, cioè a scoprire “chi è l’assassino” all’interno della rosa dei cinque sospetti.

E’ senz’altro originale il ruolo del detective Bowden, interpretato da un ispirato e concentratissimo Chris Messina, costretto ad assistere a una serie di omicidi in diretta attraverso la telecamera a circuito chiuso dell’ascensore, nonché a gestire una scena del crimine nel suo farsi immediato, senza tuttavia poter incidere più di tanto sul Male, né tantomeno senza la benché minima possibilità di fermarlo. Questo è a mio avviso l’elemento più innovativo della sceneggiatura di Devil.

Ma, sempre a causa di una sceneggiatura ridotta all’osso, anche all'interno dell'ascensore - ilcentro dell'interesse dello spettatore - non succede niente, o meglio non ci è permesso di vedere, poiché gli omicidi demoniaci sono commessi al buio. Quando torna la luce la cinepresa di Dowdle, anch’essa obbligata a stare perennemente in close-up, considerata l’angustia degli spazi, ci mostra fugacemente il post-mortem senza trasmettere la minima inquietudine. Fatta questa inutile operazione cronachistica, la stessa cinepresa esce dall’ascensore e vaga come un corvo sperduto, e senza un chiaro senso diegetico, sopra i tetti dei grattacieli di Philadelphia, mostrandoci cieli temporaleschi, oppure ritorna a vagare come un nomade nei grandi spazi interni dell’edificio, riducendo ancor più ai minimi termini l’effetto di tensione claustrofobica su cui ha brevemente lavorato nell’ascensore.

Questo va-e-vieni dell’obiettivo ha l’effetto di diluire il vino in molta acqua, facendone via via scomparire il sapore, e lasciando così le nostre papille gustative in uno stato di irreversibile frustrazione.

A nulla vale l’ottima fotografia di Tak Fujimoto, e la colonna sonora a tratti abilmente hitchcockiana di Fernando Velazquez a sollevare le sorti di un film dal finale quasi scontato, e rivelativo di una “verità” in fondo semplicemente venata di moralismo fine a se stesso.

E’ vero: siamo tutti colpevoli, e il nostro Male ce lo portiamo dietro, non possiamo sfuggirne la responsabilità, ci segue ovunque, anche dentro un ascensore.
E’ questa la Grande Verità che scopriamo guardando Devil?
Difficile dare una risposta esaustiva a questa (peraltro inutile) domanda, ma in ogni caso ci aspettavamo da Shyamalan&Co. un contributo cinematografico alla mitopoiesi demoniaca un tantino più stimolante e arricchente rispetto al “già detto” e al “già girato”.


Recensione originale apparsa il 24/09/2010 su Ulteriorità Precedente, il blog di Angelo Moroni.


Titolo: Devil
Titolo originale: Devil
Nazione: USA
Anno: 2010
Regia: John Erick Dowdle
Interpreti: Chris Messina, Logan Marshall-Green, Jenny O'Hara, Jacob Vargas, Matt Craven, Bojana Novakovic, Bokeem Woodbine, Geoffrey Arend, Caroline Dhavernas

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Recensione del film Devil
Recensione scritta da: Angelo Moroni
Pubblicata il 02/11/2010

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