Recensione
Vanishing on 7th Street

Vanishing on 7th Street: visiona la scheda del film Ci aspettavamo molto da questo Vanishing on 7th Street, soprattutto considerando la corposa filmografia che ha alle sue spalle il regista Brad Anderson. In essa spiccano film interessanti come Session 9 (2001), L'uomo senza sonno (2004), Transsiberian (2008).

Appare dunque quasi inspiegabile questo calo assoluto d'ispirazione da parte di un regista che si è mostrato fin qui sempre in grado di manovrare la tensione all'interno di sceneggiature ben costruite e originali. L'abile mano registica a tratti hitchcockiana che vediamo per esempio in L'uomo senza sonno, dal quale siamo avvinti fin dalle prime sequenze, si spegne e svanisce, semplicemente "vanishes", proprio come suggerito dal titolo.

A fronte di un soggetto piuttosto intrigante che vuole deliberatamente rivisitare un tema a metà tra l'apocalittico e l'horror (la scomparsa dell'umanità per mano di non ben definite entità "oscure" che abitano nell'ombra), l'esito della scrittura filmica di uno script così pieno di potenzialità, si riduce invece a una riflessione pseudosociologica di scarsissimo peso, ridotta a performance teatrale all'interno di una stanza chiusa (il bar "Sonny's" dove i sopravvissuti si rifugiano).

Dopo un inizio che fa ben sperare, illuminato dall'ottima fotografia di Uta Briesewitz, Vanishing on 7th Street procede perdendo completamente l'orientamento e incartandosi in modo involuto e insensato fino a un finale molto poco convincente, ma coerente con la conduzione disorganizzata ed ebefrenica che Anderson imprime a tutta la pellicola.

Non aiuta il cast, che vede una Thandie Newton inutilmente isterica e sopra le righe (in particolare nelle prime sequenze), e soprattutto un Hayden Christensen incartapecorito e inattendibile a partire dalla sequenza del suo risveglio nel grattacielo vuoto di vita umana.

Molto bravo Jacob Latimore, James, il ragazzino, le cui performance si disperdono tuttavia molto presto nelle nebbiose brume di un film davvero poco incisivo da qualsiasi prospettiva lo si voglia guardare.

Non parliamo poi della suspense, inesistente, nonchè dell'effettistica, banalissima, che si limita a farci scorgere lunghe ombre che si addensano ogni tanto sui muri di Detroit. Sembra infatti quasi di rivedere certe sequenze di un qualsiasi Boogeyman, che non desideravamo certo farci evocare da un film di Anderson.

Vanishing on 7th Street è un grande buco nell'acqua causato, forse, da un momento di grave crisi artistica da parte di un regista talentuoso, ma che in questo caso perde la bussola mostrando di non saper gestire nè la materia narrativa, nè gli attori, nè l'allestimento, nè gli apparati tecnici che avrebbe a disposizione.

Film assolutamente sconsigliato, sebbene a malincuore.


Recensione originale apparsa il 28/01/2011 su Ulteriorità Precedente, il blog di Angelo Moroni.


Titolo: Vanishing on 7th Street
Titolo originale: Vanishing on 7th Street
Nazione: USA
Anno: 2010
Regia: Brad Anderson
Interpreti: Hayden Christensen, John Leguizamo, Thandie Newton, Taylor Groothuis, Jacob Latimore, P.J. Edwards

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Recensione del film Vanishing on 7th Street
Recensione scritta da: Angelo Moroni
Pubblicata il 27/08/2011

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