Recensione
Ghost Son

Ghost Son: visiona la scheda del film Che non fosse possibile aspettarsi un buon film da un regista, Lamberto Bava, già in partenza non eccezionale (Dèmoni e Dèmoni 2: L'incubo ritorna, pur lasciando ancor oggi ottimi ricordi nei fan, non possono essere annoverati nei capolavori del genere horror) e logorato oltre ogni possibilità di recupero da decenni di frequentazioni televisive era chiaro a tutti.
Meno prevedibile poteva essere la portata di un disastro quale è questo Ghost Son.

Cast e troupe di livello medio-alto e location esotiche non aiutano il regista di Fantaghirò, che mostra come il mestiere, lo stile e la tecnica debbano essere mantenuti in costante esercizio, altrimenti li si perde da qualche parte lungo la carriera. Si finisce così per girare pellicole dall’impatto debolissimo, condite da assurdità, lungaggini e intermezzi involontariamente ridicoli che fanno evaporare ogni tentativo di ricerca della tensione, dell’orrore o della semplice inquietudine.

L’Africa viene naturalmente violentata a partire da una sceneggiatura indegna che ristagna nelle acque della più atroce retorica, con i vecchi neri che ne sanno di spiriti, i soliti quattro banalissimi luoghi comuni sull’uomo bianco che non capisce la vera natura di questo continente, il tutto condito con un animismo così generico e approssimativo da offendere anche l’audience meno preparata.

Il colore locale viene reso attraverso occasionali inserti di zebre e gazzelle che sembrano quasi presi in prestito dagli archivi di Piero Angela.

La piattezza dello script di Ghost Son contagia inevitabilmente anche i personaggi e gli attori si trovano a lottare contro ruoli e scene che sembrano voler cavar fuori il loro peggio.

John Hannah (La Mummia - Il ritorno, La Mummia) si trova spesso nudo come un verme a borbottare incongruenti frasari da harmony, Laura Harring (Mulholland Drive, Willard il Paranoico) non sembra nemmeno la stessa persona vista nei film statunitensi e si aggira, bionda e rincoglionita, a promettere tette e capezzoli senza quasi mai levarsi la canotta, mentre Pete Postlethwaite (Solomon Kane, Il Presagio) accetta di recitare ovunque e lo fa sempre nello stesso modo, confermando che parte della grandezza di un attore risiede anche nella scelta delle pellicole cui partecipare e non solo nel bagaglio tecnico.

Fra non sequitur, montaggio fatto con il machete e colonna sonora da ascensore ci inoltriamo lentamente nella trama: la melassa dei due che si promettono amore eterno, simbolismi scelti a caso e una mancata costruzione di atmosfera cominciano a farci occhieggiare nervosi l’orologio già dopo i primi dieci minuti e accogliamo la morte di Mark (girata come peggio non si poteva) con sollievo.
Nasce finalmente il frutto dello stupro ectoplasmatico e le cose, se possibile, peggiorano: Lamberto Bava tenta di virare dall’inquietudine alla morbosità e finisce con il capitombolare nel grottesco e nel comico.

In mezzo a scene rubacchiate in giro (il giocattolo lasciato vicino alle scale, tanto per dirne una...) finalmente la Harring mostra la dotazione frontale, solo per farsela prima mordere e poi palpare dal figlioletto in due dei momenti più atrocemente imbarazzanti della nostra cinematografia, che preparano il terreno per il vero culmine, il picco del vaudeville, raggiunto quando il pargolo vomita addosso alla madre un geyser di pappa che nemmeno 666 Regan de L'Esorcista messe insieme nel 1973 riuscirebbero a far di meglio.

Da qui è tutto in ulteriore discesa e, vinti dalla noia e da frasi come In Africa tutto è sempre possibile o Deve essere faticoso morire, ci lasciamo vivere il film addosso attendendo un finale che, in linea con il resto è assurdo, in anticlimax e girato coi piedi.
L’amore crea e la mancanza di amore distrugge, gli elefanti scorrazzano dentro casa (giuro!) e il tempo guarisce quasi tutto.

Stile televisivo (che invano si cerca di nobilitare con carrellate e plongée inutili e prive di scopo narrativo) e doppiaggio a tratti latrante, Ghost Son è il biglietto con cui noi italiani osiamo presentarci su una scena horror europea di un livello mai così alto.

Ghost Son: dovremmo vergognarci e tornare a casa a re-imparare dai padri.



Titolo: Ghost Son
Titolo originale: Ghost Son
Nazione: Italia, Sud Africa, Spagna, Inghilterra
Anno: 2006
Regia: Lamberto Bava
Interpreti: John Hannah, Pete Postlethwaite, Laura Harring

Recensione del film Ghost Son
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 15/05/2007

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