Recensione
L'Esorcismo di Emily Rose

L'Esorcismo di Emily Rose: visiona la scheda del film Stiamo accontentandoci delle briciole.
Può sembrare un paradosso e non mi stancherò di ripeterlo: proprio in un momento di incredibile produzione e diffusione di pellicole horror in giro per il mondo (questa recensione è stata scritta originariamente nel 2005), proprio durante gli anni di maggior successo del nostro genere preferito al botteghino, non possiamo far altro che chinare la testa e ammettere di trovarci di fronte a una qualità mediamente bassa quando non vergognosa.

Ecco perché finiamo con l’accontentarci delle briciole. Confrontando il recente L'Esorcismo di Emily Rose (The Exorcism of Emily Rose) con il generico pattume di questi mesi (House of wax, Boogeyman e compagnia danzante) il lungometraggio di Scott Derrickson brilla di una luce intensa ma, ahimé, non è tutto oro quel che luccica.

Sappiamo ormai fino alla nausea, grazie all’inevitabile tam tam mediatico che il film prende spunto da una storia vera (quella della sfortunata Anneliese Michel) e abbiamo potuto notare in molti critici l’altrettanto inevitabile tendenza a confrontare questo esorcismo con quello proposto dal dinamico duo Blatty-Friedkin nel lontano 1973 con L'Esorcista, giochetto poco interessante e fine a se stesso tanta è la differenza di intenti, mezzi e sottotesti proposta dalle due opere.

Derrickson (proveniente da mediocri episodi di Urban Legends: Final Cut e Hellraiser 5: Inferno) adatta la storia originale dal quale il film è tratto insieme a Boardman cambiando tempi e luoghi e rifuggendo il confronto con L’Esorcista, spostando l’equilibrio dall’orrore allo psicodramma/courtroom movie di impianto (vagamente) realista. Decisione legittima che, purtroppo, comporta in fase di realizzazione una buona predisposizione alla cura dei particolari e alla documentazione, elementi clamorosamente assenti nel prodotto finale.

A uno scarsissimo scavo psicologico dei personaggi si accoppia una totale implausibilità delle scene del processo con strafalcioni giuridici che farebbero impallidire anche uno studente al primo anno di Legge.

Decidendo di dipingere Emily come una novella martire ma negandole qualsiasi approfondimento caratteriale, diventa impossibile per lo spettatore entrare in empatia con la sventurata e gli altri personaggi, tratteggiati come poco più che mere “funzioni” (l’accusatore credente ma duro e antipatico a prescindere, il difensore agnostico riboccante fede …) non colpiscono più di tanto l’audience. Si tratta, sia chiaro, di un problema di scrittura in quanto l’intero cast è su un ottimo livello di recitazione e mostra un professionismo raro a vedersi in un film di questo genere.

L’orrore fugge via dall’aula di tribunale e Derrickson annaspa cercando un equilibrio fra i momenti processuali e i flash back ma perde ben presto il controllo della situazione fra un primo tempo senza tensione e fin troppo sbrigativo nel far entrare i vari personaggi in aula e un secondo tempo che non riesce a mantenere quanto promesso e cade vittima di una fastidiosa apologia della religione tanto immotivata quanto maldestramente messa in scena.

La fede può tentare di operare miracoli là dove la farmacologia e la scienza non possono nulla (anzi, i medicinali ostacolano pesantemente l’esorcismo!) sembra essere l’unico insegnamento ricavabile dalla pellicola. E così il tanto sbandierato realismo scompare sotto i reiterati colpi delle porte che si aprono e chiudono (diavoli o banali correnti d’aria?), dei serpenti agli ordini del demonio (o semplicemente spaventati dal maltempo?), delle stigmate-snuff che trasfigurano Emily in santa (o semplicemente troppo disturbata e malata per accorgersi di stringere con forza del filo spinato?)…

In mezzo a tale altalena di toni e registri, persi in questo mare di indecisioni e “vorrei-ma-non-posso” riusciamo ancora a provare orrore, inquietudine, paura? Per strano che possa sembrare, The Exorcism of Emily Rose riesce comunque a garantire una buona dose di brividi e atmosfere disturbanti facendo ricadere il peso di questo compito quasi tutto sulle spalle dell’ottima Jennifer Carpenter (Dexter, Quarantena) e del direttore della fotografia Tom Stern.

La prima regala una interpretazione straniante anche grazie a una intensa fisicità e un completo controllo dei muscoli facciali. Riporta Fangoria che in seguito ad alcuni suoi provini le società addette agli SFX e make up hanno deciso di ridurre drasticamente il trucco sull’attrice in quanto poco necessario rispetto alla sua già notevolissima espressività. Ecco quindi che la Carpenter ci dona torsioni, smorfie, ghigni e urla quali raramente avevamo visto prima d’ora. Paradossalmente proprio il suo volto è anche il suo stesso limite: un po’ come successo con Jack Nicholson in Shining, non ci stupiamo molto nel vedere un viso già irregolare e vagamente alieno cadere preda della possessione demoniaca mentre impatto differente aveva Linda Blair ne L'Esorcista dopo le sessioni di make up.

Tom Stern lo conosciamo grazie al duraturo sodalizio che ha con Clint Eastwood (sua la fotografia in Million Dollar Baby, Mystic River e Debito di Sangue) e non delude nemmeno in questa occasione, regalandoci sprazzi di gelo nebbioso e bluastro nel quale la neve che cade sembra cenere da un’eruzione vulcanica e dando vita e risalto agli interni fino a trasformare gli oggetti più comuni in veicoli di inquietudine e disturbo.

Forse troppo poco per far passare L'Esorcismo di Emily Rose alla storia della cinematografia horror ma indubbiamente molto se confrontato con il desolante deserto delle programmazioni attuale, affollate di fantasmi orientali sempre più sbiaditi e remake hollywoodiani sempre più inutili.


Titolo: L'Esorcismo di Emily Rose
Titolo originale: The Exorcism of Emily Rose
Nazione: USA
Anno: 2005
Regia: Scott Derrickson
Interpreti: Laura Linney, Tom Wilkinson, Campbell Scott, Jennifer Carpenter, Colm Feore, Joshua Close

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Recensione del film L'Esorcismo di Emily Rose
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 03/02/2006

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