Recensione
Antiviral

Antiviral: visiona la scheda del film Quando si nomina un figlio d’arte si è soliti rizzare le antenne, non tanto per l’attesa di vederlo alla prova quanto più per il timore che il babbo abbia forse aperto porte che dovevano rimanere chiuse. Ma è sempre bello quando anche il pregiudizio più lontano e timido viene smentito, evento di certo abbastanza raro: come di rara bellezza è Antiviral, l’esordio di Brandon Cronenberg.

Dal padre David Cronenberg il ragazzo ha ereditato l’amore per il disgusto armonioso, per il rigurgito poetico, per la scultura organica e carnosa, tanto che questo suo film di debutto sembra uscito dal miglior Cronenberg sr., quello di una volta, quello difficile e disturbante, quando ancora si sporcava le mani nella fantascienza e nell’horror e le sue carnografie meccaniche inondavano lo schermo di sangue (Il demone sotto la pelle, Rabid - Sete di sangue, Brood - La covata malefica, Videodrome).

Sottile, filosofico e provocatorio, Antiviral possiede quella progressione chirurgica, quella gestione minuziosa che ne enfatizza ogni aspetto, ogni dettaglio, studiati con un equilibrio che lascia basiti.

La costruzione registica distorce e aliena nei primi piani silenziosi su volti afflitti, crucciati, pensierosi, tramortiti, mette a disagio nell’esplosione fotografica di bianco allucinante e doloroso, sparge eleganza nel muoversi con originalità durante i dialoghi, ed è quindi strumento perfetto per dare immagine a una storia sceneggiata con profonda attenzione, dove l’immersione nel contesto fantascientifico è totale sin dai primi minuti per essere poi svelato lentamente durante lo sviluppo.

Un feticismo esasperato e malato porta i fan dei vip ad acquistare e a farsi iniettare le loro malattie, ma non solo, la realtà creata da Brandon Cronenberg mostra macellai che vendono disgustose fette di carne organica creata con cellule di artisti famosi, impianti cutanei di grandi star per personali piaceri sessuali, guerre mute tra multinazionali farmaceutiche che detengono i diritti sullo sfruttamento virale degli idoli della folla, il tutto esposto con una glacialità raffinata, implacabile e inquietante che cerca quel gusto nell’orrido che solo papà Cronenberg aveva saputo dare al cinema.

Dai cottonfioc lunghi venti centimetri infilati nel naso all’aspetto tridimensionale dei virus, dalla carne organica esposta nella vetrina della macelleria alla ricostruzione cellulare di tessuti che crescono e vivono, ogni finezza colpisce stomaco e mente come un enorme carrozzone di freak capitanato dal bravissimo Caleb Landry Jones (Byzantium, Contraband, X-Men - L'inizio, L'ultimo esorcismo), appena 22enne, ma volto, movenze e tono vocale perfetti per il disagio evocato da Cronenberg jr.

Antiviral: pellicola impressionante e stupefacente, si spera destinata a fare storia.


Recensione originale apparsa il 21/12/2012 su Midian, il blog ufficiale di Simone Corà.


Titolo: Antiviral
Titolo originale: Antiviral
Nazione: Canada, USA
Anno: 2012
Regia: Brandon Cronenberg
Interpreti: Caleb Landry Jones, Sarah Gadon, Malcolm McDowell, Douglas Smith, Joe Pingue, Nicholas Campbell

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Recensione del film Antiviral
Recensione scritta da: Simone Corà
Pubblicata il 24/12/2012

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