Recensione
The Girl with All the Gifts

The Girl with All the Gifts: visiona la scheda del film

The Girl with All the Gifts: leggi la trama del film

The Girl with All the Gifts
(The Girl with All the Gifts)

Nazione:
Gran Bretagna, USA

Anno:
2016

Regia:
Colm McCarthy

Interpreti:
Gemma Arterton, Sennia Nanua, Glenn Close, Paddy Considine, Fisayo Akinade, Anthony Welsh, Dominique Tipper



The Girl with All the Gifts è una pellicola ibrida che mischia parecchi elementi da film post apocalittico a quelli tipici degli zombie movie ma che è in grado di brillare e distinguersi in entrambi i generi per la sua capacità di operare insolite variazioni sui vari canovacci di riferimento.

La pellicola è una produzione inglese che riunisce Poison Chef, BFI Film Fund e Altitude Film Sales e conta fra produttori ed exec alcuni nomi degni di nota per il genere thriller/horror quali Will Clarke (Donkey Punch, The Hallow), Richard Holmes (Eden Lake), Angus Lamont (Donkey Punch, ’71).

La sceneggiatura di The Girl with All the Gifts risale al 2014: Mike Carey ha da poco pubblicato il romanzo omonimo, accompagnato da uno script cinematografico che ottiene poco interesse al momento ma finisce nella Brit List (una sorta di Black List inglese, che mette in evidenza le migliori sceneggiature non ancora prodotte).

Forse aver atteso due anni non è stata poi una sfortuna: BFI riesce a raccogliere il suo maggior investimento di sempre e, sull’onda dell’ottimo lavoro svolto in Peaky Blinders (2014, serie TV), viene data fiducia a Colm McCarthy che si ritrova con un cast di tutto riguardo in grado di allineare Gemma Arterton (Helen Justineau), Paddy Considine (il sergente Parks) e nientemeno che Glenn Close (Caroline Caldwell).

Le riprese durano sette settimane circa, per la maggior parte in Inghilterra anche se sono state utilizzate riprese aeree condotte da droni su Pripyat, cittadina ucraina famosa per essere stata abbandonata dopo Chernobyl.

Dopo un 2016 che ci ha riservato parecchi titoli notevoli, in particolare verso inizio e fine anno, il 2017 sembra volerci dire che il genere horror non ha intenzione di risparmiare colpi nemmeno quest’anno e, come accaduto nel 2016 con The Witch, anche il 2017 inizia alla grande.

Lo fa con un film che stupisce prima di tutto sia per la qualità diffusa nei vari comparti produttivi, sia per la sua capacità di raccontare qualcosa di originale in campi a forte rischio di usura quali il post apocalittico e lo zombie movie.

E l’originalità non si incontra solo a livello dello sviluppo e delle svolte di trama ma anche nei possibili sottotesti che affiorano durante la visione, che rifuggono anche loro interpretazioni ormai consolidate e rodate per affrontare nuovi spunti.

L’ottima resa finale di The Girl with All the Gifts ha le sue radici nella sceneggiatura: Mike Carey è ormai attivo da un quarto di secolo e ha accumulato sceneggiature per un vasto ed eterogeneo insieme di fumetti. Questo scozzese del 1959 si è trovato a suo agio con il furore e l’irriverenza di 2000 AD così come con le atmosfere raffinate e adulte di vari titoli Vertigo, per poi passare senza problemi ad alcuni dei personaggi più importanti della Marvel, X-Men in testa.

In questo caso ha il doppio vantaggio di lavorare su materiale già suo e di avere una formazione da fumettista: individua i possibili problemi nascosti nella trasposizione da romanzo a lungometraggio e, pur non operando molti cambiamenti, riesce a sfoltire e rendere la narrazione meno dispersiva proprio dove richiesto.

Spariscono quindi i Junkers, ribelli umani che giocavano un ruolo di un certo peso nel romanzo e che qui finirebbero con il deviare attenzioni dal viaggio e confronto del gruppo umano con la minaccia fungina, e il focus si concentra su Melanie.

Il che è un bene, perché così facendo viene offerto ancora maggiore tempo on screen all’incredibile Sennia Nanua: la giovane attrice, al suo esordio sulla lunga distanza, incarna alla perfezione quel misto di umanità, curiosità, capacità di elaborar i dati, scoppi di ferocia cui segue il relax dopaminico del dopo pasto che è in sostanza quello strano essere che risponde al nome di Melanie.

Forse proprio a causa dei tagli di forbice e rimozioni, il film presenta alcune svolte di trama e decisioni di personaggi che non brillano per logicità o plausibilità, più che altro nell’ultima parte, senza che questo infici più di tanto la resa globale.

Ad accompagnare Sennia Nanua troviamo attori che normalmente occuperebbero uno spot maggiore ma che qui troviamo al servizio della giovane stella. E se Glenn Close e Paddy Considine sono sempre una sicurezza e non c’è molto da dire riguardo alle loro capacità, fa piacere trovare una Gemma Arteton a livelli decisamente migliori rispetto ad altre prove precedenti, che però pagavano spesso lo scotto di appartenere a titoli di poco spessore.

Colm McCarthy arriva al secondo lungometraggio dopo una carriera televisiva condotta sotto il segno del costante miglioramento e ci conduce in un viaggio che ha molte scene pivotali e pochissimi momenti di caduta, che sembrano concentrarsi più che altro nell’ultima porzione di The Girl with All the Gifts.

Seguendo la traccia dei miti greci veniamo trascinati prima per la campagna inglese e quindi in una Londra, mai così verde, che gioca a rimpiattino con quella di 28 giorni dopo. In molti hanno menzionato Il giorno dei trifidi come altra influenza e, rimanendo su John Wyndham, direi che anche il suo I figli dell’invasione può avere più di un punto di contatto con questo film.

E mentre cambia località, il film muta anche genetica e mischia ai toni zombie dell’attacco alla base sfumature da survival horror lungo tutto il viaggio verso uno dei migliori finali dell’horror degli ultimi tempi.

Si spazia dalla tensione a scene d’azione concitate, e gli incontri con gli hungries, e conseguenti fughe, vengono condotti a ogni tipo di velocità possibile: dall’adrenalinico assedio iniziale allo spettrale movimento fra una massa di infetti che rimangono immobili, incapaci di avvertire la presenza del gruppo.

Questo novello Friedkin degli inseguimenti zombie è a suo agio sia nelle scene in interni che in quelle in esterni e capitalizza al massimo sulla bellezza di una Londra ricoperta da rampicanti, erba e alberi, un accorgimento estetico che separa efficacemente la sua visione post apocalittica da parecchie altre, così come ben differente da quel che ci si può aspettare è la colonna sonora, quieta, laconica ed elettronica, di Cristobal Tapia de Veer.

La sceneggiatura di Carey è accorta e sparge indizi lungo tutto il film, veicolati in larga parte dalle capacità di Sennia Nanua, in particolare per quanto riguarda i suoi sguardi e sono molte le domande e le letture che spuntano mentre seguiamo il suo percorso di crescita.

Se una delle letture più semplici e dirette può essere quella di metafora dei mai facili rapporti fra adolescenti e adulti, ben presto diventa evidente che l’interrogativo più pressante di The Girl with All the Gifts è una domanda che viene posta sempre più spesso: cosa è che ci rende umani? Cosa vuol dire umano e quali sono i limiti di questa definizione? Quando un “exquisite mimicry of learned behavior”, come descritto dalla dottoressa Caldwell, cessa di essere un “mimicry”?

Come dobbiamo comportarci con le specie animali che consideriamo quasi sempre “inferiori” a noi? Detenendo noi la conoscenza e il potere, è legittimo e giusto quel che continuiamo a fare a queste specie?

Il problema non riguarda solo la direzione verso il resto della piramide sulla quale comandiamo, proprio perché nel futuro, anche se per ora tutto appare confuso, distante e poco scrutabile, potremmo essere scalzati da quella cima.
E scalzati dalla nostra stessa creatura, l’intelligenza artificiale.
Se noi continueremo a programmare intelligenze con l’assunto che abbiamo tutti i diritti possibili di fare quel che vogliamo con esseri inferiori, rischiamo di trasmettere questa nozione a chi un giorno sarà superiore a noi.

Non potremo poi lamentarci del trattamento.


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Recensione del film The Girl with All the Gifts
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 28/01/2017

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