Recensione
The Neighbor

The Neighbor: visiona la scheda del film La frase che appare sullo schermo prima degli ottimi titoli di testa di The Neighbor, che passano al ritmo di Head Up High dei Dark Thirty, è un detto americano: "don’t measure your neighbor’s honesty by your own".

Segue una lisergica e schizoide corsa notturna in auto, fra diversi formati, sgranature e finti difetti della "pellicola", flare e sfocature, il tutto al pulsare di una musica sognante, che ricorda qualche ibrido fra Jesus and Mary Chain e Stone Roses, declinati un po’ più rock-grunge.

Sono passaggi funzionali che settano, senza bisogno di dialoghi, spiegoni o didascalie, tematiche e atmosfere della vicenda che andremo a vedere.

Ci sono persone che fuggono in auto dopo un crimine, una è arrestata, ci sono soldi sporchi, c’è una piccola città, Cutter ("heart of the South", nientemeno), nella quale persino il Natale ha toni vagamente sinistri e minacciosi.

E poi ancora maschere, ragazze imprigionate, riusciti giochini con il sonoro, un posto in campagna che richiede di spegnere le luci e procedere con un visore notturno.

E, extradiegeticamente, veniamo a sapere che c’è Robert Kutzman a occuparsi del (poco presente ma molto efficace quando chiamato in causa) sfx make up.

Niente male per meno di tre minuti.

La locadina inglese della pellicola horror The Neighbor

Ma se non possiamo misurare immediatamente l’onestà della coppia che accoglie l’auto, la scena seguente procede a farci vedere, nuovamente senza bisogno di didascalie o molto dialogo, che tipo di uomo e donna sono John e Rosie. La continua immersione nel crimine non ha alterato la moralità o, meglio e più importante, l’empatia di John e i tre anni a far guerra nel deserto ne hanno acuito forma fisica e insieme delle capacità: si lascia intenerire dalla tipa (ferita e con bimba a carico nei sedili posteriori), la rappezza e la mette in condizioni di salvarsi e procedere insieme alla figlia.

Cocaina e soldi sono a posto, le targhe sono state cambiate a dovere, è passata un’altra nottata di lavoro per lo zio Neil. John si adatta, sa reagire alla svelta, sa valutare le situazioni, sa fare parecchie cosette inusuali.

E lui e Rosie (che sembra tosta quanto lui ma in modo non urlato e senza bisogno di stare in canotta, cuoio inguinale e stivaloni col tacco o robe del genere) hanno ottima intesa, si amano senza bisogno di tante menate o parole.

Visto che ne stiamo già in sostanza parlando, sbarazziamoci della trama di The Neighbor.

Alla morte del padre John (Josh Stewart), contro il volere dello zio Neil (Skipp Sudduth), si è arruolato passando tre anni di guerre nelle zone mediorientali. Tornato a Cutter, si è messo a lavorare per lo zio, un piccolo boss locale che offre connessioni, finanziamenti e logistica a criminali assortiti. John sbriga per il parente varie commissioni, molte delle quali sono come quella della notte passata: il suo garage è un luogo di scambio mezzi e targhe, e di deposito/transito per i proventi di furto e commercio.

A Rose (Alex Essoe) Cutter sta molto stretta e vuole andarsene, anche John la pensa come lei ma è più paziente e segue un piano preciso: accumulare quanti più soldi possibile e filarsela all'insaputa dello zio che potrebbe prendersela e diventare molto violento. Uno dei modi con i quali Rose combatte la noia è guardare in giro con un cannocchiale, ma i due vivono isolati e c'è solo un vicino da spiare, un tipo strano, Troy (Bill Engvall), che spara spesso e con buona precisione ai conigli.

La locadina inglese della pellicola horror The Neighbor
Foto: Josh Stewart e Alex Essoe in una scena di tensione della pellicola.

Per John il tipo non è un tweaker, uno di quei dipendenti da metanfetamine che stanno svegli per giorni a far cose: sa sparare troppo bene per essere un tossico, ma è difficile capire cosa faccia.

A fare quel che fa, Troy è comunque aiutato dai due figli Cooper (Luke Edwards) e Harley (Ronnie Gene Blevis).

Troy arriva, non invitato, a far visita ai due portando della birra e in pochi minuti, indirettamente, fa capire a John di essere al corrente dei suoi loschi traffici notturni, fa capire di avere anche lui le sue robe losche, sottolinea la presenza del cannocchiale e sparge allusive minacce: non curiosate, lasciatemi in pace e io vi lascerò in pace.

John è più che contento di soddisfare la richiesta dell'uomo: ancora pochi colpi e lui e Rosie se la fileranno. Ma proprio nel giorno decisivo Rosie ficca il naso una volta di troppo e scompare: John dovrà scovarla e il primo luogo dove cercare è proprio la casa del vicino.

Possiamo dire che è dal 2009 che Marcus Dunstan scrive e dirige lo stesso film: un tipo criminale ma in fondo più che buono si trova, costretto dagli eventi, a infilarsi nella tana del mostro per salvare qualche vita.

The Collector (2009), The Collection (2012) e ora questo apparentemente slegato The Neighbor fanno parte di una trilogia sempre più distillata di "home invasion al contrario", un sottogenere sempre più diffuso nel quale a irrompere è il "buono" della situazione o, perlomeno, il meno cattivo.

A far da ponte fra i primi due film e il titolo in discussione è il sottovalutato e sottostimato Josh Stewart, volto ormai noto dell’horror e attore dal buon potenziale, sguardo acquoso e obliquo, volto adatto sia a far da maschera al buono un po’ cattivo che al cattivo in realtà buono, abbastanza bello ma non troppo, con fisico decente ma non esplosivo, nella vecchia terminologia calcistica l’avremmo potuto definire "centrocampista tuttofare".

La locadina inglese della pellicola horror The Neighbor

Il 2018 potrebbe essere un anno particolarmente propizio a Josh Stewart che ha ruoli sia in Malicious che in Insidious: The Last Key (dove, ironicamente, veste i panni della guardia repressa, impaurita e castrante) e, fuori dal non genere horror, una parte che sembra tagliata con precisione sulle sue caratteristiche e potenziale (giocoforza, visto che è scritto, diretto e prodotto dall’attore) nel drug-drama Back Fork, che affronta il devastante problema delle dipendenze e overdosi da antidolorifici oppiacei.

Questi "farmaci", per intenderci e per sparare nomi famosi che impressionano sempre più delle legioni di caduti anonimi, sono quelli che parrebbe abbiano ucciso, anno dopo anno, Michael Jackson, Prince e recentemente Dolores O'Riordan: da soli provocano più morti di tutte le altre droghe "illegali" combinate. Negli USA basta avere un mal di schiena e potrete acquistare legalmente, in farmacia, robe che sono una quarantina di volte più potenti dell’eroina, ma hanno il bonus di essere socialmente accettabili.

Se volete approfondire il tema ci sono ovviamente centinaia di testi e filmati, credo che il più lirico e allo stesso tempo realistico punto di partenza possa essere l’ottimo Oxyana.

In The Neighbor Stewart trova il miglior partner cinematografico avuto fino a ora in una Alex Essoe (indimenticabile come Sarah in Starry Eyes, 2014) la cui Rosie non ci sta a interpretare la principessa nella tana del drago e spacca più culi dello stesso principe azzurro, condendo il tutto con impressionanti dosi di rabbia.

Per cercare il cattivone del film Dunstan, in combutta con Matthew Morgan che si occupa del casting, sceglie la carta del comico e, come spesso accade in questo tipo di scelta, ci azzecca.

A Bill Engvall piace far ridere la gente: non è molto conosciuto dalle nostre parti ma in patria i suoi due picchi sono stati uno show e una serie televisivi nei quali si rideva.
Qui il suo Troy è un ottimo antagonista, patriarca privato del degno reame, in quanto si ritrova con solo i suoi due (inetti e problematici, non potrebbe essere altrimenti) figli maschi, senza alcuna presenza femminile.

I comici, quando ci si mettono, fanno più paura della gente seria: lo sappiamo da sempre e, ce ne fosse il bisogno, lo ha immortalato Alan Moore in Watchmen. Engvall rientra in pieno nella tradizione e sforna una prova di filo spinato e rabbia nevrotica, che traveste con una patetica spiegazione scagionante, verso il finale, la stessa più o meno adottata da Otto Adolf Eichmann e tanti altri.

La locadina inglese della pellicola horror The Neighbor

Fatte tutte le prove e i test nei due precedenti lungometraggi, Dunstan si libera di alcuni cascami estetici dall’appeal tanto forte quanto superficiale (il "collezionista-ragno" è ora qualcosa di ben più tangibile e minaccioso, un "normale" vicino di casa, che ha un volto e mette una maschera solo quando "lavora"), comincia a distanziarsi dall’influenza dei vari Saw/Enigmista ai quali ha collaborato (le artificiose e stucchevoli trappole di The Collector e The Collection) ma conserva le intuizioni migliori del suo curriculum.

Prima fra tutte la grande attenzione per le figure comprimarie: The Neighbor, ricordando Feast (2005) e seguiti, è anche una stramba galleria di spostati e figure particolari. Nessuno in questo film è "normale", nemmeno gli occasionali clienti del bar, e, grazie a ottime intuizioni di casting, il film diventa un’ottima vetrina di caratteristi, inutile elencarveli tutti e ingiusto segnalarvene uno soltanto.

I fan dell’azione dovranno attendere un po’ prima di trovare pane per le loro zanne: occorrono circa 37 minuti prima di mettere realmente in movimento le cose, ma come potete immaginare sono minuti ben spesi per farci tenere un po’ di più a quel che potrebbe accadere alla coppia di protagonisti. E chi ha avuto pazienza troverà occasionali lampi di violenza a ripagarlo.

The Neighbor è uno di quei film, credo che capiti a tutti, nei quali si capisce di essere di fronte a nulla di straordinario ma, per qualche alchimia del momento (e decifrare le varie reazioni che hanno portato al risultato è il compito più difficile), piace di più di quanto "dovrebbe".

Gli strani e obliqui inserti e allucinati, sparsi lungo gli 87 minuti, rafforzano il piacere della visione dell’ennesimo gioco fra gatto e topo. Rimane da capire cosa deciderà di fare ora Marcus Dunstan: fra direzioni e script ha già dato tutto quel che si poteva dare nei confronti di certe tematiche e situazioni, un cambio di marcia diventa necessario se non si vuole rischiare di cadere in un loop di cliché e autocitazioni.


Titolo: The Neighbor
Titolo originale: The Neighbor
Nazione: Regno Unito, USA
Anno: 2016
Regia: Marcus Dunstan
Interpreti: Josh Stewart, Bill Engvall, Alex Essoe, Ronnie Gene Blevins, Luke Edwards, Melissa Bolona, Skipp Sudduth, Jaqueline Fleming, David Kallaway, Mason Guccione

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Recensione del film The Neighbor
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 28/01/2018

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