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Recensione The Box - C'è un regalo per te
(The Box)



Richard “Donnie Darko” Kelly, dopo l’ambizioso insuccesso di Southland Tales - Così finisce il mondo, prova nuovamente a conquistare il pubblico rispolverando il racconto Button, button di Richard Matheson (1970), già adattato per la serie televisiva Twilight zone (1986).

Se non conoscessi nei minimi particolari Donnie Darko, il film d’esordio di Kelly, potrei valutare questo The Box in modo abbastanza lusinghiero, ma l’innegabile cura formale nasconde un’involuzione creativa a tratti imbarazzante.

Da una parte il film si regge su una solida struttura narrativa, talmente geometrica che il timore di trovarsi di fronte all’ennesimo tripudio di idee, disorganizzato e mal gestito, viene presto dissolto. Inoltre Kelly ha un evidente talento visivo che sfoggia nei dettagli della ricostruzione d’epoca, supportato da ottime scenografie e una fotografia luminosa e patinata da sogno pubblicitario che si spezza. Dirige la storia seguendo un ritmo lento, ma incessante, quasi ipnotico, con qualche suggestione hitchcockiana sottolineata anche dall’efficace, ma mai invadente, colonna sonora.

The Box è un film che gioca sul contrasto tra un’apparenza ordinata e il caos emotivo che la sottende, e Kelly si trova a suo agio sia in interni familiari sia in ambienti immaginifici dal sapore futuristico, non sbagliando mai un’inquadratura e sfruttando al meglio, e in modo non banale, spazi e volti. Persino gli incastri della storia, sempre più complessa, funzionano perfettamente, grazie ad un montaggio rigoroso e non entropico come quello di Southland Tales.

Tra le qualità del film, un buon cast tra cui spicca, a sorpresa, Cameron Diaz, intensa e misurata anche quando potrebbe cedere al melodramma e vera anima del film insieme al criptico Frank Langella.

Kelly non rinuncia comunque a se stesso, o forse pensa di dover recuperare spettatori tra gli estimatori della prima ora, e compie alcuni passi falsi per fortuna perdonabili grazie alla qualità generale dell’opera. Il regista recupera i temi portanti di Donnie Darko (i deliri sci-fi, il sacrificio per gli altri), cita i worm-holes, ricicla i disegni del manuale sui viaggi nel tempo (ben due volte, nel caso non avessimo notato l’autoreferenza), inserisce citazioni politiche e musicali dell’epoca e forse non gli è parso vero di allestire nuovamente una serie di dilemmi etici in odore di moraletta cristiana (anche se al contrario di Southland Tales non sfrutta, e ci risparmia, i possibili sottotesti biblici).

L’unico elemento che ci induceva a riporre fiducia in Kelly, persino in Southland Tales, era proprio quello di sembrare un genio che avesse bisogno di una guida nel conferire un ordine a un dozziliardo di intuizioni brillanti, sostituite in quest’occasione da idee già usate che più che costituire una cifra stilistica appaiono segnali di una battuta d’arresto inventiva. Di ciò ne saranno contenti coloro che non amano le continue deviazioni artistoidi, anche se il film è costellato di momenti visionari o puramente lynchiani che non stonano, e si inseriscono in modo naturale nel contesto di per sè assurdo, e non prendono mai il sopravvento se non in alcune occasioni in cui delirio e illogicità occupano intere sequenze a puro servizio dell’onanismo del regista (la triplice possibilità di scelta di Arthur).

In sintesi The Box è un film realizzato in modo impeccabile, lontano dal gusto mainstream americano e con un finale particolarmente crudele, che potrebbe piacere agli amanti di thriller e fantascienza, ma in cui il Kelly scrittore si annulla, escluse le strizzate d’occhio ai fan, lasciando risaltare le sue doti registiche. Tuttavia l’esuberanza barocca, dinamica, magniloquente e colorata di Southland Tales è quasi del tutto assente a favore di un quadratissimo buon gusto. Qualcuno ne sarà indubbiamente felice, ma lascia un po’ l’amaro in bocca vedere un talento simile che si castra da solo, forse per l’arrogante desiderio di autogestirsi in toto.

Dall’osare troppo, creando comunque sequenze abbaglianti, all’osare troppo poco, sostando in canali già percorsi, i passi indietro sono molti; ma questa è una considerazione su un regista che sembra destinato ad una carriera diseguale e altalenante e che non vuole inficiare il giudizio obiettivamente positivo sul film considerato nella sua unicità.


Recensione originariamente apparsa il 23/12/2009 su +LoveIsTheDevil+, il blog ufficiale di Lenny Nero.


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Recensione film The Box - C'è un regalo per te
Pubblicata il: 31/07/2010
Autore: Lenny Nero

Recensione pubblicata anche sul portale CinemaHorror.it

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