Recensione
Cloverfield

Cloverfield: visiona la scheda del film Non sempre è possibile a porsi di fronte a un film in maniera neutrale, sono innumerevoli i fattori pre-visione che possono alterarne il giudizio a prescindere dal valore della stessa. Da fatti di scarsa rilevanza quali una cattiva digestione o una leggera emicrania a eventi di ogni tipo come un litigio o un qualche tipo di prevenzione nei confronti dell'opera. Potete quindi capire quanto sia per me importante nella cinematografia contemporanea un avvenimento come Cloverfield se, partito con un notevole carico di pregiudizi derivati in parte dall'origine televisiva dei suoi creatori e in parte dal fastidio dovuto al massiccio bombardamento di viral marketing degli ultimi mesi, sono rimasto talmente sorpreso ed elettrizzato dalla visione da assegnare una volta tanto un voto a un film e un voto alto come 9/10.

Cloverfield segna un netto spartiacque per certo modo di fare cinema e rappresenta una perfetta sintesi di passato e futuro, andando a collocarsi in una ideale galleria di pellicole epocali per il genere, accanto a mostri sacri come Alien, L'esorcista, La cosa e, in tempi più recenti, The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair o Il Sesto Senso.

È il cinema che assorbe e cannibalizza YouTube e i serial televisivi, andando a formare un anomalo quanto importantissimo ibrido con il quale dovrà confrontarsi ogni futuro tentativo al monster e disaster movie.
Cloverfield è finalmente lo scendere per le strade devastate dal gargantua, così come pochi anni prima Ridley Scott era riuscito finalmente a portarci fra i proiettili dell'esercito con il suo Black Hawk Down.
Nato in una incubatrice televisiva, Cloverfield è film da vedere più volte obbligatoriamente su grande schermo.

E non rimane altro da fare se non ammirare l'operato della Bad Robot, la compagnia dietro Lost e Alias, nelle figure del produttore J.J. Abrams (in seguito regista di Super 8), del regista Matt Reeves (in seguito regista di Blood Story) e di uno sceneggiatore in totale controllo e comprensione dei mezzi come Drew Goddard (in seguito sceneggiatore di The Cabin in the Woods).

I tre confezionano quello che pare già adesso il film bandiera della web 2.0 generation, avendo l'accortezza di pescare spudoratamente a piene mani nei più usurati meccanismi narrativi (la missione dell'eroe nei confronti del vero amore, l'aiutante goffo e ridicolo ma anche disposto a dare la vita per l'amico e innamorato della tipa nervosetta e stramba, l'esercito incapace di confrontarsi con la creatura ecc ecc) per innestare su questo scheletro ormai studiato ad nauseam tutta una serie di nuovi tendini di celluloide.

Dall'ovvio, prepotente richiamo al 9/11 alla splendida naturalezza con cui gli autori descrivono l'(ab)uso della tecnologia, da un tasso d'adrenalina visto assai raramente negli ultimi tempi a certe scelte di sceneggiatura geniali nella loro semplicità e ovvietà, sono molteplici i dati che contribuiscono a renderne indimenticabile la visione.

C'è poi, e come dimenticarlo, il mostro vero e proprio. Che come ogni star che si rispetti tarda ad apparire ed è difficile scorgere a figura intera, ma che sconvolge lo schermo a ogni apparizione, proprio in virtù della scarsità delle stesse. E anche in questo caso la scelta di dotare la creatura di una serie di parassiti più piccoli diventa un'arma dal potenziale dirompente, che assicura cinque minuti di puro incubo in una delle sequenze più terrorizzanti del lungometraggio.

Alla grandiosa campagna stampa di Abrams, per fortuna, ha fatto seguito un'opera in grado di mantenere tutte le promesse e di riservare qualche sorpresa ancora, un film in grado di azzannare alla giugulare come non accadeva da tempo immemore e capace di fare da alfiere della rinascita del cinema di mostri, rinascita già percepita in precedenza in pellicole come The Host o The Mist.

Cloverfield è anche la consacrazione definitiva del valore assoluto di The Blair Witch Project, da cui mutua tecniche e idea di fondo: sarà un piacere andare a scovare il cortocircuito logico di chi magari adesso incensa la produzione di Abrams e al tempo stroncò senza mezzi termini il film di Myrick e Sánchez.

Ci sarà spazio in seguito per la vasta famiglia dei sequel, spin off e imitazioni varie che non faranno altro che dissezionare e tassonomizzare quel che non andrebbe mai dissezionato e tassonomizzato, ovvero la fantasia prepotente e l'orrore debordante che fanno di Cloverfield il titolo più importante della stagione.


Titolo: Cloverfield
Titolo originale: Cloverfield
Nazione: USA
Anno: 2008
Regia: Matt Reeves
Interpreti: Michael Stahl-David, Odette Yustman, Mike Vogel, Lizzy Kaplan, Greg Grunberg, Jessica Lucas

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Recensione del film Cloverfield
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 03/02/2008

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