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Il Messaggero

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Il Messaggero
(The Haunting in Connecticut)

Nazione:
USA

Anno:
2009

Regia:
Peter Cornwell

Interpreti:
Virginia Madsen, Tim Metcalfe, Adam Simon, Elias Koteas, Martin Donovan, Kyle Gallner, Amanda Crew



Con Il Messaggero (The Haunting in Connecticut), a scapito di un tema sempre interessante e in grado di offrire il fianco a diversi tipi di letture e sottotesti, alla fine ci troviamo con ben poca carne al fuoco e un mucchietto di buoni attori sprecati in una sorta di circo del vogliamoci bene che Sì, possiamo!.

Se di Peter Cornwell (poco si sa e) poco si riesce a dire da questa anonima ma funzionale messa in scena dell'ennesima storia di poltergeist e fantasmi (in salsa disney/new age), qualcosa in più si poteva invece pretendere dai due sceneggiatori, che hanno alle spalle alcuni titoli interessanti. Adam Simon con Carnosaur, Bones, The American Nightmare e un interessante documentario su Samuel Fuller, mentre Tim Metcalfe l’abbiamo già incontrato in Kalifornia, Ammazzavampiri 2 e Killer – Diario di un assassino.

Se c’è un ambito nel quale l’horror brilla per potenza e capacità di veicolazione di sottotesto è proprio la crisi economica collegata alla crisi individuale.

Le difficoltà del padre a reggere l’improvviso e oneroso trasloco; il suo continuo occhieggiare/resistere alla sirena-bottiglia; la morbosa, edipica attrazione fra madre e figlio, la crisi dei mutui esplicata più volte sia verbalmente che con gesti (la vendita della macchina, per esempio) e, indissolubilmente legato, l'alto costo delle cure mediche nel sistema sanitario statunitense, la forte presenza della religione nella vita comune di molte persone negli USA…

Con materiale di questo tipo a fare da sistema di riscaldamento a una casa piena di mummie nei muri, ragazzi medium che vomitano ectoplasma dalla bocca, occultamenti di cadaveri, necroscrittura sul corpo dei defunti, scatole contenenti centinaia di palpebre umane disseccate, insomma, c'era il potenziale film bomba pronto a esplodere a inizio 2009.

Lo ribadiamo: di solito i periodi di forte crisi economica sono terreno fertile per il nostro genere preferito, che trasforma l’insicurezza sociale ed economica in una gigantesca psicoincubatrice di mostri di ogni tipo. E di carne al fuoco in questo Il Messaggero ce n’era davvero molta, moltissima.

E invece niente, al massimo si è sentito un rumore di petardo distante e non si è spaventato nessuno, al massimo qualcuno ha aperto la finestra per vedere cosa poteva mai essere accaduto, ma senza fretta e preoccupazione.

Il fatto è che l’intera pellicola, tutto il suo magma di pressione psichica pronto a colpire vari punti deboli degli spettatori dei nostri giorni, è stato tenuto saldamente sotto il livello di guardia dal timoroso Peter Cornwell che ha preferito giocare al sicuro nei conosciuti territori della new age, della redenzione, del farsi forza tutti uniti, del buonismo per il buonismo, del miele disney che è sempre stato il miglior esorcismo possibile nei confronti dell'horror.

Niente riesce a funzionare in un film le cui potenzialità sono state annichilite da una montagna di cliché, dai soliti specchi, dalle consuete asce nella porta, dalle banali apparizioni, dai noiosi nascondini e da tutto il consueto apparato di trucchetti che i produttori arteriosclerotici ancora scambiano per horror e che invece seppelliscono persino la buona volontà di un cast sicuramente sopra la comune media di questi progetti.

E la scelta di sovrapporre un malato di cancro terminale e un caso di possessione da parte di spiriti rasenta l'autogol dell'eccesso: quando c’è troppa pressione e carne al fuoco si rischia solo di far un gran casino. Appunto.

Virginia Madsen migliora invecchiando (se possibile), Martin Donovan è un attore cui affidarsi sempre e comunque a occhi chiusi ed Elias Koteas riesce a evitare il ridicolo di dover fare il Max Von Sydow della situazione mischiando sue vecchie interpretazioni a qualche sfumatura alla Robert De Niro e uscendone fuori come il migliore, al solito.

Ma tolti alcuni attori ci troviamo davanti a un pasticcio irrimediabile, anche se si tratta di qualcosa di sopportabile che può stancamente trascinare lo spettatore fino alla sua fine senza suscitare l’odio e l’indignazione di altri titoli recenti. Sarà l’ectoplasma, splendidamente rappresentato, saranno certi angoli della casa, alcune brevi inquadrature, ma si trova sempre qualcosa cui appigliarsi per tirare faticosamente avanti fino alla parola fine.

Il Messaggero: da andare a vedere per l’immenso Elias Koteas e poco più.



Recensione scritta da Elvezio Sciallis e
Pubblicata il 03/09/2009

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