Recensione
La Sedia del Diavolo

La Sedia del Diavolo: visiona la scheda del film

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La Sedia del Diavolo
(The Devil's Chair)

Nazione:
Gran Bretagna

Anno:
2007

Regia:
Adam Mason

Interpreti:
Andrew Howard, Olivia Hill, Eric M. Breiman, Gary Mackay, Louise Griffiths, Elize du Toit, Matt Berry



La Sedia del Diavolo sarebbe un filmetto trascurabile se ci trovassimo in un mondo ideale (un universo di fantasia nel quale non è ancora stata accettata da tutti l'idea che il cinema o la letteratura sono merci come le melanzane o i jeans - e che devono quindi rendere e basta).
Un mondo ideale dove uscirebbero al cinema un sacco di film horror degni di tal nome e le case di produzione non ci tratterebbero tutti come dodicenni idioti.

Nel nostro mondo invece, dato l’alto volume di spazzatura demente che viene prodotta ogni anno, il film diretto da Adam Mason (Blood River, Broken - Nessuno vi salverà, Dust) diventa a suo modo un film importante, da guardare con attenzione nonostante le sue mille imperfezioni.

Importante perché si avventura, fallendo, lungo sentieri meno battuti rispetto a quelli abituali e tenta soluzioni comunque apprezzabili. Quel vago sentore a metà strada fra Clive Barker e H.P. Lovecraft che affiora a tratti in mezzo a un mare di banalità vale già da solo la visione. Le rarissime apparizioni della mostruosa entità che "preme" fra i corridoi interdimensionali, la morbosa fascinazione che emana quella strana materia colloidale e nerastra e, naturalmente, il connubio fra sessualità deviata, droga e mostri extra-planari non deve comunque passare inosservato in questa pellicola britannica che gira a vuoto per gran parte del suo minutaggio.

Né in La sedia del diavolo sono da sottostimare altri elementi, per esempio l’ottima verve del cast intero, Andrew Howard (Below) in primis, capace di giocare fra cattiveria, ironia e attitudine full-british costruendo un protagonista sufficientemente diverso dalla porridge cui siamo ormai assuefatti dopo anni di teenslashertortureremakesequel et similia.
Oppure il cinico disincanto di certo commentario in voice over, pronto a exploitare le stereotipizzazioni degli altri personaggi (il primario che viene chiamato Gandalf, per esempio), fatto che assume ben altra valenza se riesaminato dopo il finale.
E ancora, appunto, il bagno di sangue finale che sconvolge il mood e le aspettative di trama e riattiva interesse non tanto e non solo per la violenza grafica o i litri di amarenata spruzzati sul set quanto piuttosto perché ci induce a ripensare il film in altro modo.

Tutto questo, ovviamente, in mezzo a difetti che a tratti mi sono parsi insopportabili.
La fotografia di Ole Birkeland, desaturata a muzzo e manipolatoria oltre la decenza disturba visione e percezione, in particolare nella prima parte, appiattendo ogni elemento del quadro, mentre la sceneggiatura (ci mette lo zampino Simon Boyes, già co-regista con Mason dell’incerto Broken - Nessuno vi salverà, di cui ripete alcune meccaniche) si attarda troppo su alcuni dialoghi rischiando a più riprese di uccidere l'intero film sotto un pachidermico infodumb, esemplare gli eterni scambi di battute fra Willard e Nick all'interno del manicomio.

Colonna sonora adeguata e uso percussivo del freeze frame (gli inglesi sembrano prediligere questo elemento di sintassi, vai a sapere perchè...) completano il quadro tecnico di La sedia del diavolo, un lungometraggio che riesce a far rendere oltre il possibile il budget non certo enorme.

La logica, specie considerando il finale della vicenda, è mandata in ferie in qualche isola caraibica per lasciare più liberi i personaggi di agire come peggio non si potrebbe e forse servirebbe qualcosina in più almeno sul piano estetico per riportare in pari il bilancio qualitativo della pellicola, ma, come detto, non viviamo in un mondo ideale e a me basta vedere qualche ibrido vagamente tentacolato e annusare aria da Mistero della casa sulla collina per dichiararmi comunque soddisfatto a fine visione.

La sedia del diavolo: restiamo in attesa che al duo Simon Boyes/Adam Mason venga affidato un budget più corposo e l’occasione giusta per tirare fuori qualcosa di completamente valido, a mio modo di vedere le potenzialità ci sono tutte.


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Recensione del film La Sedia del Diavolo
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 11/12/2018

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