Recensione
Resident Evil

Resident Evil: visiona la scheda del film Dopo che il progetto di trasportare su pellicola il famoso videogame giapponese è rimasto in stand by per diverso tempo, a causa di alcune divergenze artistiche tra i produttori e il primo regista scelto (un certo George A. Romero, che si era preso un po’ troppe libertà nella stesura della sceneggiatura, scelta non condivisa dai capoccia della produzione), la regia è stata affidata al giovane Paul W. S. Anderson (Mortal Kombat, Punto di non ritorno, Alien vs Predator), e finalmente si è potuto parlare di Resident Evil, il film.

Diciamo subito che la pellicola non è all’altezza del videogioco. Infatti, la complessità della trama originale, la raffinatezza psicologica dei protagonisti e il ricercato background sono stati sacrificati in favore di una semplice componente d’azione che, sì, fa il suo bell’effetto, ma, come dire, si poteva fare sicuramente di più: come curare alcuni aspetti della trama, caratterizzare certi protagonisti, fare un casting migliore per i soldati.

A ogni modo, Resident Evil si presenta come una pellicola dall’alto tasso adrenalinico, con una notevole componente splatter (anche se non così tanto come potrebbe sembrare), un horror di sottofondo che si fa spesso sci-fi, ma soprattutto con loro, le due bellissime protagoniste: Michelle Rodriguez (BloodRayne, The Breed - La razza del male, Resident Evil: Retribution), e naturalmente Milla Jovovich.

Certo, non si può non dire che il film non sia un perfetto esempio di intrattenimento (e che probabilmente sia la migliore trasposizione cinematografica di un videogioco), perché le scene d’azione sono ben congegnate (anche se a volte si ricade in situazioni ridicole), gli zombi, quando sono tutti assieme, mettono una certa ansia, e il gore funziona a dovere. Però, ecco, magari dare un po’ più di spessore al tutto non avrebbe di certo guastato, anche se ai cultori del genere e ai fan del videogame piacerà di sicuro.

La trama di Resident Evil è inventata di sana pianta, e perciò non segue alcun episodio della serie videoludica. Di uguale ci sono la città in cui è ambientata la vicenda (Racoon City, anche se non ci è concesso di vederla), l’Umbrella e le sue malefatte, il virus zombificante, e ovviamente i mangiacervelli. Per il resto, l’Alveare, la Regina Rossa, Alice e tanti altri personaggi rispondono purtroppo al copyright del solo Anderson. E questo è un peccato, proprio perché dell’intricata vicenda originale non restano che le briciole.

Ciononostante, risulta ottima la scelta di un finale aperto, che lascia spazio a numerose domande, in parte risposte nel sequel Resident Evil: Apocalypse (per certi versi migliore del primo episodio, per altri ancora più ridicolo e tamarro).

Anderson alla regia si è presentato con un curriculum assai poco invidiabile: Mortal Kombat (anch’esso tratto da un famoso videogioco) era un accozzaglia senza senso di combattimenti e arti marziali, senza alcun filo logico, mentre Punto di non ritorno (Event Horizon) era un discreto fantahorror, che giocava la sua carta migliore più sulla suspense che sull’azione. Qui se la cava discretamente, con una regia veloce e serrata che ben si adatta alle atmosfere del film. Alcune scelte del montaggio, poi, come la storia di Alice che riaffiora un po’ alla volta, sono molto ben fatte, e servono almeno per dare un po’ di respiro.

È sulla sceneggiatura che invece bisognava mordere di più, visto che se la trama non è poi questo granché, almeno i dialoghi si potevano irrobustire un pochino. Giusto per fare un esempio, le battute che sono costretti a recitare i soldati, infatti, sono esattamente lo stereotipo dei film d’azione. “Fai questo”, “Fai quello”, “Cazzo”, “Merda”, “Aaaaaah!”, tanto poi escono subito di scena e non servono più. Bah…

Brave la Jovovich e la Rodriguez, perfettamente a loro agio in ruoli così mascolini. Senza contar che, comunque, le hot chicks hanno fatto il loro dovere in quanto a campagna promozionale: il vestitino rosso di Alice, strappato nei punti, ehm, migliori, ha avuto sicuramente il suo effetto. Certo, credibilità pari a zero, ma in fondo chi se ne frega.

Buone le musiche, un misto di metal ed elettronica, perfette per un simile titolo. Per fare due nomi: Slipknot e Marylin Manson, chi meglio di loro poteva ricreare certe atmosfere?

Ottimo il trucco e gli effetti, con zombi e mostri vari sanguinolenti e marci al punto giusto; buono l’uso della computer grafica e degli effetti speciali, sapientemente dosati nelle scene più smaccatamente sci-fi.

In definitiva, no, per questo Resident Evil non si può parlare di capolavoro. Bisogna però ricordare l’importanza di questo film nel riportare in vita – è proprio il caso di dirlo – i mai troppo amati morti viventi, che in questi ultimi anni hanno vissuto uno scoppiettante periodo d’oro, con decine di pellicole a loro dedicate, più o meno riuscite (il ritorno di Romero con Land of the Dead, il remake del suo L’alba dei morti viventi, il sopraffino e irresistibile Shaun of the Dead, e tanti, troppi altri).


Titolo: Resident Evil
Titolo originale: Resident Evil
Nazione: USA
Anno: 2002
Regia: Paul W.S. Anderson
Interpreti: Milla Jovovich, Michelle Rodriguez, Eric Mabius, James Purefoy, Martin Crewes, Colin Salmon, Ryan McCluskey

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Recensione del film Resident Evil
Recensione scritta da: Simone Corà
Pubblicata il 14/02/2013

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