Recensione
Splice

Splice: visiona la scheda del film Film come Splice sono fra i titoli più difficili da giudicare per il sottoscritto perché mi pongono di fronte a un dilemma pressante, a un’indecisione di non facile risoluzione.
Da un lato ammiro molto, moltissimo l’invenzione visuale, il puro dato estetico di quanto creano i teratomiurghi di KNB e tutte le altre compagnie coinvolte, dall’altro non riesco a trovare nessun altro pregio in una pellicola che fin dal concepimento appare girare a vuoto e nulla apportare a un tema frusto già dal 1817 o giù di lì.

Non è consiglio che mi senta di dare alla leggera ma raccomando comunque la visione di Splice, fosse anche solo per il (dubbio) gusto di andare allo zoo e vedere Dren impegnata in varie attività, copula compresa.

Vi è in realtà un altro, nutritissimo gruppo che potrà divertirsi durante la visione, anche mettendo da parte l’interesse verso la creatura: i cosiddetti "nerd" che troveranno tantissimi elementi di richiamo, dai due scienziati protagonisti per poi passare a vari elementi di arredo e ammiccamenti scoperti quali l’acronimo del laboratorio dove lavorano o la continua parata delle magliette indossate da Brody. A me una captatio di questo tipo farebbe solo inviperire, ma credo che possa funzionare fin troppo bene su un determinato segmento di pubblico.

Se siete però persone poco interessate a questi dati, allora vi conviene evitare quello che, per molti altri versi, è un film disastroso.
Il regista Vincenzo Natali (The Cube) sceglie un tema abusatissimo e si tiene bene alla larga da aggiungere in merito sue considerazioni personali, limitandosi a dirigere un onesto compitino da venticinque milioni di dollari.
Abbiamo così le spietate multinazionali e gli indifferenti laboratori di ricerca, sempre affamati di budget, i limiti etici, le colonne d’ercole e la punizione per chi le oltrepassa indossando noncuranza e magliette idiote.

Una maggior cura di alcuni elementi di contorno avrebbe forse condotto in porto la nave con meno scossoni: appaiono infelici sia il tono umoristico che caratterizza troppe scene sia la caratterizzazione macchiettistica di quasi tutti i comprimari che forza un imprevisto e involontario passaggio da James Whale a Mel Brooks, con conseguenti risate e scarsa apprensione durante gran parte del minutaggio.

La vera tragedia è nella terribile, inspiegabile scelta dei due attori protagonisti: Adrien Brody e Sarah Polley hanno zero credibilità in camice e vedere il nasone di Brody contrariato dall’ennesimo fallimento in laboratorio (che gli viene, sigh, annunciato dal computerone con un avviso di windows!) è spettacolo atroce.

Non contenti della scelta inadeguata, autori e regista costringono i due a una delle più brutte, fredde e ridicole scene di sesso mai apparse sul grande schermo, qualcosa che dovrebbe essere preso come avatar della zero alchimia, vedere per credere.

Ed è solo una delle tante scene chiave che trascinano in basso il film con l’accompagnamento di fragorose risate: occorre ricordare almeno quella del ballo fra Brody e Dren e la presentazione al pubblico dei risultati della ricerca, un esempio di uso terroristico di deus ex machina se mai ve n’è stato uno.

Con attori diversi, un tono molto più serio e maggiore attenzione a Dren a scapito dei vari problemucci affrontati (la coppia, le preoccupazioni di ordine economico) starei ora parlandovi di un film solido nel quale le scene di contorno funzionano da ottimo supporto nei confronti dei momenti vitali riguardanti questa creatura unica e interessantissima, cosa che purtroppo non avviene.

Non c’è senso del meraviglioso quando un film del genere dovrebbe esserne inondato, sono assenti paura o terrore quando alcuni momenti dovrebbero essere impregnati da queste sensazioni, la scienza (che in una narrazione di questo tipo dovrebbe essere più curata) è trattata in modo sommario e persino le occasionali morti (in e fuori scena) sono risolte con una scrollata di spalle.

Nel bene o nel male Splice detiene comunque un record che non credo sarà mai battuto giacché nel giro di pochi minuti (e due amplessi) si passa da Elettra a Edipo, risolvendoli entrambi con condimento di zoofilia: niente male davvero!

Vincenzo Natali, come d’altronde Alex Proyas, è ancora atteso alla conferma definitiva e il suo capolavoro è ben lungi dal comparire, eppure permane la sensazione (come con Proyas) che basterebbe una maggiore attenzione in fase di sceneggiatura e riflessione iniziale per permettergli grandi cose.

Splice è un film comunque da vedere, considerato anche lo scarsissimo panorama attuale e alcuni spunti estetici di grande attrazione.


Recensione originale apparsa il 02/07/2010 su Malpertuis, il blog ufficiale di Elvezio Sciallis.


Titolo: Splice
Titolo originale: Splice
Nazione: Canada, Spagna, USA
Anno: 2009
Regia: Vincenzo Natali
Interpreti: Adrien Brody, Sarah Polley, Delphine Chaneac, David Hewlett, Brandon McGibbon

Recensione del film Splice
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 01/08/2010

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