L'intervista a Samuel Marolla di Matteo Poropat

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L'intervista a Samuel Marolla di Matteo Poropat Matteo Poropat ha intervistato per noi Samuel Marolla, autore poliedrico reduce dai fasti in edicola con la raccolta Malarazza e qualche tempo fa vincitore di una edizione del nostro NeroPremio.

[La Tela Nera]: Ciao Samuel e benvenuto! Iniziamo subito parlando del tuo lavoro. Tu sei scrittore e sceneggiatore di fumetti. Raccontaci come riesci a gestire i due diversi impegni creativi e che influenze questi ruoli hanno l’uno sull’altro.
[Samuel Marolla]: Sono due attività molto diverse fra loro, che però possono creare una sinergia interessante. Questo duplice impegno mi permette di crescere sempre di più prendendo il buono di uno e dell’altro.
Nella narrativa c’è, entro certi limiti, maggiore libertà creativa. Questo è positivo, ma si rischia di strafare, di non avere un controllo contenutistico, e quindi di commettere errori anche gravi nella psicologia dei personaggi, nell’intreccio, eccetera.
Invece nel fumetto seriale italiano c’è un maggiore controllo e, di conseguenza, c’è più attenzione alle regole tecniche e narrative (spesso di triplice natura: quelle narrative di base, quelle specifiche del personaggio seriale, e quelle generali della casa editrice). Questo ti dà una forma mentis di un certo tipo, che poi ti permette di affrontare la narrativa con maggiore autocontrollo.
Viceversa è stimolante fare il contrario, cioè cercare di introdurre idee e stimoli più personali nel contesto di una storia a fumetti seriale, che per sua natura è invece maggiormente “ingabbiata”.
Magari anche solo un dettaglio, ma che personalizzi di più quella singola storia (rispettando ovviamente le regole e la filosofia del personaggio di cui si sta scrivendo).

[LTN]: Quali sono gli autori che ti hanno influenzato nella tua crescita artistica, sia nella narrativa che nel fumetto?
[SM]: Nella narrativa Stephen King, Ray Bradbury e Robert Howard.
Nel fumetto sono cresciuto con lo Zagor di Nolitta e il Dylan Dog di Sclavi, per me rappresentano il massimo raggiungibile per il mio modo di amare e fare fumetto popolare, il primo in ambito avventuroso, il secondo in quello horror.

[LTN]: Ho avuto il piacere di conoscerti nel 2009 come avversario in un contest letterario, il Circo Massimo, dove ti sei classificato secondo nella categoria fantascienza, con il racconto dal curioso titolo Ruggero Dragone fugge in una nave alla deriva dentro di lui. Anche nel fantastico hai avuto ottimi risultati con Geopolitica. Ora sei nelle librerie, con il racconto Sirene nell’antologia Archetipi di Edizioni XII e sei stato nelle edicole a novembre, con la raccolta Malarazza, edita da Mondadori per la collana Epix. Quindi horror, fantascienza, fantastico, tutti temi nei quali ti destreggi con abilità. Qual è il tuo rapporto con questi generi? Ce n’è uno che preferisci agli altri?
[SM]: Nella scrittura mi piace sperimentare e migliorare sempre, anche tentando nuove strade; scrivo da quando avevo sei anni e mi sono cimentato veramente con tutto, dal fantasy al pulp, dall’action avventuroso al romanzo di formazione, dalla space opera alla poesia; ma la narrativa horror rimane certamente la mia passione principale e il mio punto di riferimento.

[LTN]: Oltre al Circo Massimo hai partecipato con successo ad altri concorsi letterari. Secondo te questo tipo di eventi che utilità ha per un autore esordiente?
[SM]: Sono fondamentali. Non solo, come si può pensare, per (piccola o grande) notorietà o per soddisfazione personale. Queste sono cose importanti, certo, ma secondo me quello che conta davvero è il mettersi in gioco, confrontarsi con altri scrittori più o meno bravi di noi. In quest’ottica, ritengo migliori i concorsi aperti, dove si possono leggere gli scritti degli altri “avversari” e far leggere e commentare il proprio. Edizioni XII ha aperto la strada in questa direzione, e difatti i loro concorsi sono i migliori a livello nazionale.
Il concorso deve essere visto comunque come un modo di migliorarsi sempre. E di imparare ad accettare le sconfitte, che, insieme ai rifiuti editoriali, fanno parte integrante della vita di uno scrittore; prima lo si capisce, meglio è.

[LTN]: Nel racconto Sirene, incluso nell’antologia Archetipi, menzioni lo Scoglio della Malarazza. Da appassionato di Lovecraft ti chiedo: è in qualche modo un omaggio o un riferimento allo Scoglio del Diavolo, che si trova davanti alla cittadina di Innsmouth?
[SM]: Sì.
In realtà dentro Sirene si citava proprio lo “Scoglio del Diavolo”, un mio goffo omaggio al Maestro di Providence. Per fortuna Daniele Bonfanti, nella sua sgomentevole saggezza, in fase di editing me lo ha fatto modificare tramite l’uso della Forza.

[LTN]: Questa forma del Male, questi esseri contro natura che tu raggruppi nella Malarazza, citata in maniera esplicita in Sirene e più sottilmente nella raccolta omonima, è nata ai tempi di un racconto in particolare, magari lo stesso Sirene, per poi dilagare e svilupparsi altrove?
[SM]: E’ nato molto prima, e permea in modo subdolo parte dei miei lavori. Esprime l’esistenza di una parte oscura di umanità corrotta, votata al male, un male sottile, indefinibile, ma che a volte da piccole microfratture della realtà può scivolare fra noi, è già in mezzo a noi.

[LTN]: Leggendo l’antologia Mondadori si deduce che la Malarazza è particolarmente diffusa nella tua città, Milano. Ovviamente eviterò, ora più di prima, di girarla da solo dopo il tramonto, ma cosa puoi dirci del tuo rapporto con Milano e come questo ti ha influenzato nel creare le storie?
[SM]: Ho ambientato storie in varie parti d’Italia e del mondo e continuerò a farlo, ma Milano rimane il mio centro nevralgico di forze oscure, il mio personale Nemeton.
Milano è una metropoli intrisa di antica magia. Le sue chiese, le sue vecchie case di ringhiera, i suoi cortili solitari, i suoi navigli, le sue nebbie, le sue cascine diroccate che convivono a fianco delle fabbriche e delle ciminiere, le sue acque sotterranee, il suo incrocio storico, guerresco e metafisico di popoli e di culture. Milano si traveste invano di acciaio e di plexiglass, si riempie di SUV e di cellulari, cambia lingue, dialetti e volti, solo per cercare di nascondere la sua vera, atavica natura predatrice, il suo maelstrom di potere oscuro, la sua capacità di assorbire qualsiasi cosa e ricrearla a suo piacimento.

[LTN]: Qual è il processo che porta alla creazione di queste storie? Parti dalla trama, da immagini precise o da altre ispirazioni?
[SM]: Non so rispondere. E’ un processo molto intimo, nasce secondo meccanismi oscuri, ma quando si mette in modo è una macchina fantastica. Quando funziona a regime, è come essere sotto dettatura. Ma preferisco non chiedermi da dove arrivino le parole... quale sia la vera fonte.

[LTN]: Una domanda di rito per un autore di narrativa horror: di cosa ha veramente paura Samuel Marolla?
[SM]: Di domande come questa!

[LTN]: L’horror è da sempre un genere visto non troppo bene. Se scrivi di astronavi o draghi hai molta fantasia, se racconti di mostri assassini o creature dall’oltre tomba forse hai qualche problema. Tu che rapporto hai con l’orrore? Scrivere è un modo per trasmettere le tue paure? È un processo di catarsi?
[SM]: Secondo me hanno ragione quelli che affermano che chi scrive horror ha molti, molti problemi. Perché mai sfatare questa reputazione?

[LTN]: Torniamo a domande più tranquille. Molti dei nostri lettori sono anche aspiranti scrittori e sicuramente vorranno sapere se puoi illustrarci quali sono state le tappe che ti hanno portato a pubblicare con Mondadori.
[SM]: Il metodo più classico di tutti. Ho spedito una dozzina di copie dei miei racconti ad altrettante case editrici. Dopo un anno e mezzo due mi hanno ricontattato; con una (Mondadori) ho chiuso.

[LTN]: Recentemente hai concluso una collaborazione con Bonelli Editore, per un numero di Dampyr, un fumetto horror dedicato alla figura del vampiro che riscuote da tempo un buon successo. Puoi dirci qualcosa di questa storia, quando la potremmo leggere e cosa ci aspetta?
[SM]: Sono estremamente soddisfatto di questo lavoro perchè è costato davvero molto impegno.
Dampyr è una serie molto ben fatta, elegante, ricchissima di spunti e di idee, uno dei pochi fumetti italiani con una serrata continuity. La cosa che più mi colpisce è come riesca a mantenersi popolare e sofisticata allo stesso tempo. Inoltre il livello dei disegnatori è altissimo.
La mia storia è fuori continuity. Parla di una locanda maledetta nella Foresta Nera, in Germania, che appare di tanto in tanto e cattura chi ha la sfortuna di capitare nei pressi. Il locandiere che ci vive dentro ha una simpatica passione: il cannibalismo...
E’ una storia horror al 100%, nella quale ho cercato di dare il mio imprinting, la mia personale visione dell’orrore. Spero di esserci riuscito.
Arturo Lozzi (che è eccezionale) la sta disegnando. Dovrebbe uscire in edicola quest’anno, nel 2010, dopo l’estate.

[LTN]: Un’antologia con la Mondadori, un fumetto con la Bonelli, la collaborazione con Edizioni XII. Ci riveli quali sono i tuoi segreti? I tuoi consigli per chi vorrebbe intraprendere una strada come la tua?
[SM]: Purtroppo nessun segreto da svelare, direi “solo” tanta abnegazione e tanta pazienza. Ho tenuto duro e lavorato ancor più duro, dedicandomi anima e corpo alla scrittura. Se posso dare un piccolo suggerimento: considerare ogni passo avanti (piccolo o grande che sia) mai come un punto d’arrivo, ma sempre e solo come un nuovo punto di partenza. Questo aiuta a tenere dritto il timone. Almeno, con me funziona.

[LTN]: E dopo passato e presente, non ci rimane che il tuo futuro, che tutti ti auguriamo essere pieno di altre grandi soddisfazioni. Hai già in preparazione qualche nuovo progetto del quale puoi parlarci? Sentiremo ancora parlare della Malarazza?
[SM]: Con gli editori che abbiamo sopra citato ci sono in corso diversi e interessanti contatti. Alcuni lavori non sono ben definiti, altri invece sono certi e anche conclusi, ma rigorosamente top secret; quindi, mi taccio!
Quel che è certo è che la Malarazza colpirà ancora.

[LTN]: Nella narrativa ti abbiamo visto cimentarti col racconto, che sappiamo non godere di buona fama in Italia, al contrario di quanto avviene all’estero. Aver conquistato un posto con un’antologia di genere con la Mondadori è stato davvero un bel successo. Hai mai pensato di tentare la strada del romanzo?
[SM]: Beh, in realtà, scriverne, di romanzi, ne ho scritti. Ne ho diversi nel cassetto, già conclusi. Uno lo sto scrivendo al momento (è uno sword&sorcery molto horror).
Ma se la domanda è: cercherai di pubblicarli? la risposta è che non lo so ancora.
Fondamentalmente per due motivi: perchè sono molto esigente con me stesso, e per rispetto verso i lettori. Di conseguenza, devo essere certo che il materiale scritto sia di sufficiente qualità da tentare la strada della pubblicazione. E prima di allora, voglio controllarlo non una, ma cento volte.
Quindi credo che il romanzo arriverà, ma senza fretta e senza che diventi una tappa obbligata.
Per ora mi piace tantissimo scrivere racconti più o meno brevi, e continuerò a farlo.

[LTN]: Bene, abbiamo finito, ancora tanti complimenti per i tuoi successi e un grosso in bocca al lupo!
[SM]: Grazie mille e alla prossima.


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L'intervista a Samuel Marolla di Matteo Poropat
Intervista realizzata da: Matteo Poropat
Pubblicata il 20/01/2010

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