Giulio Leoni intervistato da Luigi Milani

Libri > Interviste > La Sequenza Mirabile ha riportato Giulio Leoni, uno degli autori di casa nostra più pubblicati all’estero, sugli scaffali delle novità editoriali italiane

Giulio Leoni intervistato da Luigi Milani Giulio Leoni (www.giulioleoni.it), uno degli autori di casa nostra più pubblicati all’estero, è da poco tornato alla ribalta con un nuovo romanzo, La Sequenza Mirabile, pubblicato direttamente nella collana degli Oscar Mondadori Bestsellers.
Sullo sfondo di una vicenda popolata da scienziati suonati, donne misteriose e affascinanti, spietati assassini, matematici visionari e pazzi alchimisti si profila l’ombra di importanti personaggi storici. Un nome per tutti: Gabriele D’annunzio, evocato più volte, in relazione alla celebre impresa fiumana e a certi suoi oscuri risvolti, sui quali non possiamo però soffermarci troppo, pena... l’assassinio della suspense!


[La Tela Nera]: Spesso nel romanzo c’è l’invito a guardare "oltre" ciò che appare, sia a livello di personaggi che di luoghi. Quale potrebbe essere una chiave di lettura per accedere ai diversi livelli?
[Giulio Leoni]: Tutti i miei romanzi sono in realtà delle scatole cinesi: in maniera smaccata quelli storici, ma anche La Sequenza Mirabile si presta a diversi livelli di lettura. Per giocare con il lettore, naturalmente. Ma anche perché è così che io percepisco il mondo: un sistema in cui uomini, fatti, cose giocano dei ruoli sempre momentanei e continuamente cangianti. Per cui lo stesso personaggio può essere al tempo stesso un eroe e un vigliacco, un santo e un carnefice. Come avviene nella vita, del resto.
Per cui tutte le mie storie si possono leggere a più livelli: come un giallo, ma anche come un’altra cosa. E cosa sia quest’altra cosa sta proprio al lettore indovinarlo, naturalmente se ne ha voglia e pazienza.

[LTN]: Il protagonista de La Sequenza Mirabile si chiama, guarda caso, Giulio Leoni e fa lo scrittore: una scelta audace, in un certo senso, direi alla Philip Roth…
[GL]: Il paragone è anche troppo lusinghiero! Più modestamente io sono un tradizionalista, affezionato all’idea di una voce narrante che ti racconta cose che ha visto di persona. O magari che le sta inventando sul momento, ma che comunque te le racconta col crisma del testimone diretto. Se vuoi è la nostalgia dell’affabulazione di quando eravamo piccoli, quando l’autorevolezza di un nonno conferiva realtà a draghi, principesse e magie.
E poiché La Sequenza è una storia raccontata da me, e piena di personaggi che in buona parte ho conosciuto davvero, ho finito per chiudere il cerchio cadendoci dentro, come quel cacciatore che nascondeva troppo bene le sue trappole.

[LTN]: Si ha la sensazione che ti sia divertito parecchio, oltre che a elaborare la trama del romanzo, nella scelta dei nomi dei protagonisti: bizzarri, arcaici, divertenti...
[GL]: Questo è verissimo, ma non solo per semplice edonismo, che pure c’è e credo anzi sia il primo motore di ogni narrazione. Guai se uno scrittore non si diverte lui per primo con quello che fa. Ma anche e soprattutto per un motivo più profondo: lo scopo del narrare è esattamente quello di de-vertere la mente del lettore. Ossia prenderlo per mano e portarlo su una strada inattesa e diversa da quelle ordinariamente percorse.
L’importante è che al termine del giro non lo si riaccompagni esattamente al luogo da cui si è partiti, ma lo si lasci invece da qualche altra parte, con qualcosa in più nelle tasche. È questo che distingue alla fine un buon romanzo da una corsa in tassì, e una grande storia da un semplice intrattenimento evasivo. Woody Allen diceva: ogni volta che ascolto Wagner mi viene voglia di attaccare la Polonia. Ecco, è esattamente questo che rende grande Wagner!
In questa de-versione anche il nome dei personaggi assolve una funzione determinante, perché davvero il nome è omen. Se Napoleone si fosse chiamato Nemorino non sarebbe diventato mai, mai, mai imperatore dei francesi. E non perché i francesi lo avrebbero trovato buffo, ma perché lui per primo si sarebbe avviato a una tranquilla carriera di profumiere o parrucchiere per signora.

[LTN]: Una Roma fredda, ostile e inquietante fa da quinta al romanzo: è così che vede la Città Eterna il "vero" Giulio Leoni?
[GL]: Roma è una città infinita. E non tanto per l’estensione geografica, anzi da quel punto di vista è forse l’unica grande capitale che possa essere girata agevolmente a piedi. Se i romani tornassero a camminare si risolverebbe in un minuto ogni problema di traffico.
È infinita nel senso che non ha una natura, come si può parlare di una "natura" di Bologna, Torino o Napoli. La sua natura è solo la millenaria capacità plastica di adattarsi alle infinite trasformazioni del tempo e delle persone.
Non è una città facile, dietro l’apparente bonomia. Non è nemmeno fredda e ostile, è anche fredda e ostile. Così come è qualunque altra cosa. Roma è la Roma di Lucrezia Borgia, di Fellini, di Pasolini e di Bossi, tutte vere e tutte inventate.
Alla fine è solo una sorta di specchio, che si limita a prendere la forma di chi gli passa davanti: e come sai lo specchio è il più inquietante dei ritratti.
Probabilmente è vero, come dicevano F&F, che un’astronave non potrebbe atterrare a Lucca. Ma a Roma sì, e pare anzi che già Numa Pompilio abbia avuto qui il primo incontro del terzo tipo.

La copertina de La Sequenza Mirabile, il romanzo di Giulio Leoni [LTN]: Tra i tanti personaggi che popolano le pagine del romanzo - D'Annunzio, un frate misterioso che vive sull'isola Tiberina; loschi docenti universitari; nobildonne della Roma bene e strani personaggi che vivono in bugigattoli a San Lorenzo - chi attira di più le tue simpatie?
[GL]: In fondo tutti, ma soprattutto Amaranta. Forse per il solito pregiudizio maschilista.

[LTN]: A proposito di D’Annunzio: sommo poeta, dandy, grande precursore in molteplici ambiti artistici (penso alla sua Cabiria, ad esempio), eroe di guerra, ma anche playboy impenitente, dissipatore di patrimoni e accorto manager di se stesso. In un certo senso, mutatis mutandis, il Vate sembra anticipare certe figure odierne... Che ne pensi, caro Giulio?
[GL]: Dirò di più, per certi aspetti d’Annunzio ha fatto la modernità. È una figura straordinariamente interessante, come tutte quelle che fungono da cerniera tra due epoche. In fondo era un uomo del Cinquecento catapultato da una macchina del tempo nel ventesimo secolo. La sua grande dote stava proprio in questa capacità di tenere insieme il passato più remoto e il futuro: riusciva come gli antichi a pensare in grande, e come i moderni a pensare in fretta. L’impresa di Fiume è semplicemente sconcertante: niente di strano se l’avessero compiuta Giovanni dalle Bande Nere o Luke Skywalker, ma che ci sia riuscito un poeta dell’Italia umbertina è straordinario. Quanto ai suoi imitatori, ce ne sono, è vero. Però manca loro qualcosa: per essere finti bisogna essere profondamente veri, come in fondo era lui.

[LTN]: Hai anche un sito personale, una pagina su Facebook e un blog. Com’è il tuo rapporto con internet?
[GL]: Molto intenso e proficuo, ma soltanto come fonte di informazioni. Frequento poco i vari forum o chat di qualche tipo, e uso Facebook soltanto come un mezzo di comunicazione se devo dire qualcosa di generico, tipo messaggio in bottiglia. Ma se voglio parlare con qualcuno allora gli scrivo una lettera, o gli telefono.

[LTN]: Quanto tempo dedichi alla scrittura?
[GL]: Io sono convinto che chi scrive scriva sempre. Talvolta lo fa sulla carta, il resto mentalmente. Ma comunque si scrive sempre. Detto in altro modo: si scrive finché non si è riusciti ad esprimere compiutamente quello che si ha in mente. Ma poiché questo è impossibile, e ogni testo è solo un’approssimazione, non si termina mai. Comunque sempre più delle canoniche quaranta ore contrattuali, e senza ferie o giorni liberi.

[LTN]: Quali sono i tuoi modelli letterari?
[GL]: Tutti quelli più bravi di me, e quindi un numero sterminato. Farei prima a dirti chi non mi ha influenzato, o molto poco: la tradizione realista-neorealista. Ma visto che un modello bisogna pur averlo, e Dio se lo è già preso il solito Woody, direi che per me una grande scuola sono stati gli storici classici, e Tacito sopra tutti.

[LTN]: Progetti?
[GL]: Attualmente sto scrivendo un nuovo romanzo, che ha per tema uno dei più antichi sogni della nostra civiltà. Ma per questo ci vorrà ancora un po’ di tempo. Comunque qualche anticipazione la metterò sul blog, a mano a mano che l’ansia del parto si farà più stringente.


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Giulio Leoni intervistato da Luigi Milani
Intervista realizzata da: Luigi Milani
Pubblicata il 18/10/2010

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