Intervista a Chiara Palazzolo

Libri > Interviste > Elvezio Sciallis ha intervistato una delle poche autrici horror italiane in veloce ascesa

Intervista a Chiara Palazzolo [La Tela Nera]: Leggendo di seguito i tuoi due romanzi si ha una netta sensazione di crescita progressiva: sembri avere più confidenza nei tuoi mezzi espressivi e la caratterizzazione dei personaggi è davvero riuscita. Hai fatto passare del tempo fra la stesura dei due volumi, hai tenuto conto di feedback e annotazione da parte di amici, pubblico e critica oppure no?
[Chiara Palazzolo]: Fra la stesura di Non mi uccidere e quella di Strappami il cuore è passato all’incirca un anno. Un tempo necessario, per me, per lasciar sedimentare le idee e trovare l’energia per rituffarmi nel lavoro di scrittura. Per quanto riguarda le influenze esterne, praticamente zero. La prima stesura dell’intera trilogia (sì, anche del terzo volume) ha preceduto la pubblicazione del primo. E io, per principio, non faccio mai leggere nulla a nessuno se non ho messo la parola “fine” al lavoro.

[LTN]: Come è nata l’idea di questa saga dei sopramorti? Hai dovuto compiere particolari ricerche?
[CP]: L’idea è nata in una manciata di secondi, ascoltando una canzone di Cat Stevens, Wild World. Ispirazione pura, insomma. Ma le ricerche sono state laboriose. Certo, avevo alle spalle molte letture sui non morti, sia in letteratura che in campo folcloristico. Ma c’è da tener presente che ogni sopramorto viene da un’epoca differente. E anche da paesi differenti. E quindi ho dovuto approfondire svariati periodi storici. Non solo. Ci sono delle presenze fantasmatiche, come Ludwig Wittgenstein o Kurt Cobain, che attraversano l’intera trilogia, e queste “presenze” parlano attraverso il loro linguaggio: quello degli scritti filosofici, per Wittgenstein, e quello delle canzoni e dei diari, per Cobain. In più, la questione dei benandanti. Che sono esistiti storicamente e su cui mi sono documentata, a partire dai testi fondamentali di Carlo Ginzburg.

Chiara Palazzolo [LTN]: Impossibile parlare dei tuoi romanzi senza spendere almeno due parole riguardo lo stile. Raramente usi frasi più lunghe di una riga, eviti il dialogo diretto, non abusi in aggettivazione. Come sei giunta a questi risultati? Hai un editor che controlla i tuoi scritti prima che arrivino alla Piemme? Particolari influenze letterarie, scrittori preferiti?
[CP]: Come dicevo prima, io consegno il libro a scatola chiusa. Praticamente già pronto. Il lavoro di editing è svolto esclusivamente in Piemme, ma è molto limitato. Un editing soft, lo definirei. L’elaborazione dello stile, quindi, è esclusivamente mia. E ti ringrazio di questa domanda, perché è stato un lavoro durissimo quello che ho fatto sul mio linguaggio. Stilisticamente, ha contato molto l’influenza di Ernest Hemingway, con la sua poetica della frase breve. Così come la riduzione della frase hemingwaiana a frammento, che avviene in Raymond Carver, un vero maestro della prosa contemporanea. Quello che volevo ottenere era un linguaggio spezzato. Sincopato. Frammentario. Un linguaggio del trauma, in una parola. Che è il trauma, lo choc post-mortem di Mirta, ma anche il trauma di tutti noi, che siamo “sopravvissuti” all’11 Settembre. Per ritrovarci in un mondo cambiato, ostile, indecifrabile.

[LTN]: Facendoti una intervista che apparirà su un sito di scrittori esordienti o aspiranti tali puoi immaginare come a buona parte dei nostri lettori possa interessare l’iter della tua opera. Torniamo indietro a Non mi uccidere e vediamo di ricostruire quanto accaduto: finita la stesura del romanzo cosa hai fatto? Hai spedito il tutto in giro, ti sei rivolta a un agente, una agenzia?
[CP]: No, nulla di tutto questo. Avevo pubblicato altri libri. Avevo già un editore, Piemme. Quindi mi sono limitata a consegnare il nuovo romanzo. Beh, certo, si trattava di un horror. E in Italia i grandi editori non pubblicano horror. Mi sono chiesta: come la prenderanno? L’hanno presa bene.

Chiara Palazzolo [LTN]: In Strappami il cuore dai l’impressione di tenere maggiormente ai tuoi personaggi. Max, Gabriel, i due gemelli, sembri esserti divertita a caratterizzare e colorire sfuggendo un po’ a quanto costruito nelle pagine precedenti. In questo secondo volume lasci volutamente aperti molti interrogativi ed è chiaro che ci sarà un terzo episodio. Quando hai cominciato a scrivere avevi già pronta una scaletta di massima, prevedi una trilogia o più episodi ancora?
[CP]: Avevo una scaletta. E una serie di personaggi. Io lavoro sotto ispirazione, ma devo fissare dei paletti iniziali. Personaggi come Sara, Gottfried, Max, i gemelli, Vanna e molti altri, esistevano ben prima di iniziare a scrivere il prologo di Non mi uccidere. L’intera trilogia era racchiusa in un pugno di paginette, come un nucleo pulsante. Cosa accadrà dopo la trilogia? Al momento non è previsto un seguito. Però… mai dire mai.

[LTN]: Sono circolate voci circa un adattamento cinematografico, puoi dirci qualcosa di più?
[CP]: I diritti cinematografici di Non mi uccidere sono stati venduti alla R&C Produzioni, di Tilde Corsi e Gianni Romoli. Lo stesso Romoli ne sta scrivendo la sceneggiatura. Se tutto va bene, il film sarà girato entro Natale. E sarà nelle sale nei primi mesi del 2007.

[LTN]: Quante stesure fai di media? Che rapporto hai con la Piemme, interviene anche a livello di trama o come casa editrice si limita a limare la forma di quanto tu scrivi?
[CP]: La stesura fondamentale rimane la prima. Una full immersion. Scrivo per dieci ore al giorno, tutti i giorni. Molto velocemente, anche quaranta-cinquantamila battute al giorno. In un mese, massimo quaranta giorni, il libro deve esistere. Poi, per le correzioni, impiego molto più tempo, anche diversi mesi. Sulla trama, come dicevo prima, non può intervenire nessuno perché consegno un prodotto finito. Non è presunzione, giuro. È che io scrivo intorno a un mio nucleo del tutto personale di ossessioni, visioni, emozioni.

[LTN]: Che rapporto hai con l’horror in generale? Segui la scena cinematografica e letteraria internazionale con attenzione o i tuoi romanzi sono solo una escursione in un territorio che frequenti sporadicamente?
[CP]: Se devo essere sincera, a me il mondo sembra in generale una specie di megatrip horror. Voglio dire che l’horror, secondo me, non è una categoria a se stante, o un genere letterario. È la nostra condizione umana. Scusate il pessimismo. Io la vedo così.

Chiara Palazzolo [LTN]: Qualche anticipazione sul terzo volume? Tornerà Paco? Si profila uno scontro frontale fra beneandanti e sopramorti o sbaglio?
[CP]: Sto ultimando le correzioni. Non posso anticipare troppo della trama, però posso dire che ci saranno scene molto forti. E l’ingresso di un nuovo personaggio che cambierà le carte in tavola. Per quanto riguarda Paco… sì, torna. Non volevo dirlo, ma tutti mi chiedono di Paco. Non immaginavo che il vecchio Paco incontrasse tanto.

[LTN]: Obbligatorio chiudere con la richiesta di rito. Hai consigli da dare agli scrittori esordienti? Partecipare ai concorsi? Affidarsi a un agente investendo una somma di denaro? Cosa fare?
[CP]: Ragazzi, è durissima. Ve lo dice una che c’è passata. Quella letteraria non è una carriera, non è un lavoro vero e proprio. È un caos. Oggi non sei nessuno, domani sei tutto e l’indomani ancora torni nel nulla. Comunque, consiglio ai temerari di cercarsi un agente. Non è per niente facile, ma è l’unica strada percorribile secondo me. Ad esempio, c’è un buon elenco di agenti seri (ripeto, seri), sulle pagine web di Librialice.it. Diffidate da chi vi chiede soldi, comunque. Gli scrittori devono essere pagati. Non devono essere loro a pagare.


Intervista a Chiara Palazzolo
Intervista realizzata da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 25/04/2006

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