Intervista a Davide Cassia, autore di sostanza

Libri > Interviste > Suo il romanzo Inferno 17 è styato pubblicato recentemente per le Edizioni XII

Intervista a Davide Cassia, autore di sostanza Travestiti da pizza-boys riusciamo a raggiungere Davide Cassia, autore per le Edizioni XII del romanzo Inferno 17. La pizza l’abbiamo portata veramente, così riusciamo a sedarlo e farlo smettere di scrivere per qualche minuto, mentre mangia, per rispondere alle nostre domande (anche se sembra più interessato alla pizza).

[La Tela Nera]: Davide, i tuoi romanzi e racconti passano dal thriller, all’horror, alla commedia, all’umorismo, addirittura sfiorando il sentimentale… Eppure mantieni sempre un’impronta riconoscibile. Come fai?
[Davide Cassia]: Credo che sia istintivo, non ricercato. Io scrivo e basta e non mi interrogo sullo stile o l’impronta. Ho un’idea, la abbozzo a grandi linee e poi incomincio a scrivere a testa bassa. Logico che con gli anni abbia comunque sviluppato uno stile personale rispetto alle prime opere.

[LTN]: Mangi mentre scrivi?
[DC]: No, anche se ti piacerebbe rispondessi di sì. Non mangio perché mi deconcentra.

[LTN]: Mi ha colpito molto la scena di Inferno 17 in cui Paolo trova il paziente che dovrebbe essere in coma in piedi in mezzo alla stanza, durante il temporale, che fissa fuori dalle finestre. Come nasce questa immagine così suggestiva e inquietante?
[DC]: Da un incubo. Esattamente come riportato nel romanzo. In realtà Inferno 17 doveva essere un horror, un insieme di inferni, un po’ come quelli dei cinesi, e dal numero 17 usciva il demone protagonista della storia. Poi ho fatto quel sogno e ho elaborato tutta un’altra trama.

[LTN]: Qual è il tuo film preferito?
[DC]: Non ne ho uno preferito in assoluto, potrei citartene decine, a partire da Terminator 1 e 2 perché il terzo è una schifezza, la trilogia di Ritorno al Futuro e altri che ora non mi vengono in mente. Poi c’è Ghostbusters che probabilmente è in testa alla lista. L’ho visto talmente tante volte che posso citarne passaggi a memoria. Come vedi film tutti molto impegnati.

[LTN]: Trovo che il tuo stile fonda in qualche modo il thriller all’americana, anche in alcuni atteggiamenti dei personaggi, con atmosfere quanto mai italiane. Questa fusione è ricercata o è istintiva? Da cosa deriva?
[DC]: Istintiva e, in parte, ricercata e di comodo. Mi spiego. Devo fare una confessione: non avendo il tempo, ma, soprattutto, la voglia di fare ricerche approfondite, scrivo di quello che conosco, che ho letto e visto al cinema e in televisione. La formazione culturale è stata profondamente influenzata da tutto ciò che arriva da oltreoceano, in particolare dagli USA, quindi, di conseguenza, anche ciò che scrivo è simil-americano, ma, essendo io italiano, non poteva che essere un mix di queste due cose.

[LTN]: Quali sono i tuoi modelli, se ne hai, da una parte e dall’altra dell’oceano?
[DC]: Be’, sicuramente il primo scrittore ad avermi influenzato profondamente è stato Stephen King, di cui ho sempre apprezzato la fervida immaginazione e perché anche lui è uno scrittore istintivo. Credo che la voglia di scrivere mi sia tornata dopo aver letto il suo On Writing, che consiglio a tutti gli aspiranti scrittori e non.

[LTN]: Ti autodefinisci un “autore de panza”. Ci spieghi che significa?
[DC]: Un autore che basa la sua produzione sull’istinto, come ho già ribadito. Uno scrittore “de panza” ha un’idea, a volte nemmeno la sviluppa, ma incomincia a scrivere in modo compulsivo pagine e pagine. Negli anni ho cercato di ingabbiare e disciplinare questo mio tratto, non riuscendoci mai del tutto. È una mia caratteristica, non posso farci nulla. Riesco a scrivere solo in questo modo.

[LTN]: La città di Marina e i suoi dintorni sono l’ambientazione ricorrente di diverse tue opere. Com’è nata questa città? Si ispira a qualche città italiana reale? Dàcci qualche informazione esclusiva su Marina che non c’è nei tuoi libri…
[DC]: No, non si ispira a nessuna città italiana, ma, anche qui lo confesso, è una città che mi sono inventato per non avere problemi di sorta con locazioni sbagliate ed errori vari. Diciamo che è un puzzle di città e luoghi che conosco, mixata con luoghi che mi sono inventato di sana pianta. Un po’ come la Derry di King, o Castle Rock. È sempre la conseguenza dell’essere un autore “de panza”.

[LTN]: A cosa stai lavorando adesso? Cosa dobbiamo aspettarci?
[DC]: Come sempre le idee sono molte, scarabocchiate in un file di testo alla rinfusa e infilate nella cartella dei soggetti. Anche qui ho dovuto darmi una regolata per non scrivere dieci romanzi contemporaneamente e concentrarmi su un solo lavoro. Attualmente sto lavorando a un libro che parla di fantasmi, ispirato a Ghostbusters, ma più dark e scientifico rispetto al film. Ovviamente ci saranno diverse citazioni, ma la trama è molto diversa, con diversi colpi di scena. Mi pare stia venendo bene, vedremo.


Intervista a Davide Cassia, autore di sostanza
Intervista realizzata da:
Pubblicata il 16/01/2008

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