Dolcetto o scherzetto? (2012)

Un racconto sulla festa di Halloween scritto da Matteo Villa

La casa della zia Tullia era vecchia e cadente, con il tetto pieno di buchi e le pareti di crepe. Se ne stava in cima a una collina circondata dal bosco, come una escrescenza sulla testa calva di un vecchio. Nelle sere in cui tirava il vento, i muri che cigolavano parevano volerti avvisare: vattene fuori o finirai sepolto dalle nostre macerie. Da quando la zia si era trasferita in una casa di riposo, la mia famiglia aveva provato a venderla senza molta convinzione e senza alcun risultato.
Aveva un solo pregio. Faceva paura. La facciata scrostata ricordava il viso rugoso di una strega, pronta a sfidare col suo sguardo i visitatori: chi se la sente di trascorrere qui una notte?
Mi chiederà: perché fare paura dovrebbe considerasi un pregio?

Io e Irene ci siamo conosciuti in una videoteca, posando contemporaneamente le nostre mani sullo stesso film. Avveniva sette anni fa e il film era Amityville Horror, non il remake. L'originale del '79. Ci siamo guardati e io ho detto: è l'unica copia. Potremmo guardarla assieme, aveva risposto. Il cinema dell'orrore è stato la nostra passione comune dal primo momento in cui ci siamo conosciuti. La nostra relazione ha visto più arti amputati che mazzi di rose. Perciò mi sembrò logico chiederle di sposarmi la notte di Halloween. E quello era il posto ideale per farlo.

Le avevo detto: ora puoi aprire gli occhi. Il cielo nero era carico di pioggia. Lei aveva posato il suo sguardo sulla casa e aveva esclamato: bella! e io avevo pensato: come potrei non amare questa ragazza?
Ero venuto il giorno prima a pulire, a portare televisore e videoregistratore e a far girare il riscaldamento. Avevamo una teglia di lasagne e due torte salate, una bottiglia di vino, candele e naturalmente un mucchio di film.
Che freddo, aveva detto Irene entrando. Avrei dovuto accendere il riscaldamento prima, pensai. Ma il letto nella stanza di sopra aveva una bella trapunta spessa: se le cose fossero andate come speravo, per una volta il televisore poteva rimanere spento e le videocassette nello zaino. Chiesi ad Irene di cominciare a mettere le lasagne nel forno. Avevo bisogno di usare il bagno, che stava al secondo piano.
Me ne stavo seduto sulla tazza, rimirando il contenuto del cofanetto blu preso la settimana prima da un amico gioielliere e pensando alla faccia che avrebbe fatto Irene, quando, dalla finestra, vidi due figure attraversare il vialetto che portava alla casa. Due bambini, uno grassoccio, l'altro allampanato. Indossavano maschere rugose che li facevano sembrare vecchi stregoni, mantello e cappello a punta. Tenevano tra le mani un sacchetto ciascuno.
Halloween! Ho dimenticato le caramelle, pensai.
Poco male. Se anche tiravano qualche uova contro la facciata, non potevano ridurla peggio di così.
Udii bussare.
Dolcetto o scherzetto, dissero due vocine in coro.
Pensai: da dove arrivano? La prima casa abitata distava chilometri. Ma non fu quel pensiero a farmi correre un brivido lungo la schiena. Furono le loro voci. Parevano accelerate, come una cassetta dentro un registratore guasto.
Non so bene perché ma mi alzai e mi rimisi i pantaloni.
Udii la voce di Irene dire: mi dispiace bambini, abbiamo scordato i dolcetti.
Tirai l'acqua. Il rumore dello sciacquone coprì le voci, ma mi parve di udire Irene dire qualcosa tipo: che trucco è questo?
Poi silenzio.
Quando scesi la porta era aperta e Irene era scomparsa. Non la rividi mai più.
E questo è tutto. Lei è la prima persona a cui concedo un intervista. So che in tanti mi credono responsabile della sua sparizione, ma la mia unica colpa è stata quella di essermi dimenticato i dolcetti. Risi.
La donna al telefono pareva disorientata, ma mi ringraziò comunque. Io posai il cellulare e guardai fuori dalla finestra. Faceva freddo, come quella notte.
Vidi le due piccole figure avanzare lungo il vialetto. Come avevo fatto a scambiarle per maschere, pensai. Infilai una mano nella tasca e strinsi il cofanetto di velluto.


L'Autore
Matteo Villa ha 41 anni ed è di Milano. È un grafico-illustratore-fumettista-programmatore che sogna di aggiungere la parola "scrittore" all'elenco delle sue attività professionali.
Il suo racconto N uguale a zero si è classificato terzo alla 46ma edizione del concorso NeroPremio.
Il suo sito è: http://www.matteovilla.com/

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