Nero

Un racconto sulla festa di Halloween scritto da Dante G. Dei Sacra

Con il suonare della sveglia scattò anche in automatico una slavina di imprecazioni. Nero si alzò dal letto seccato ed irritato insieme cercando uno specchio che ogni mattina sembrava sparire.
"Come cazzo fa uno a chiamarsi così?"
Osservò come ogni giorno incrociando il suo riflesso nel vetro.
Dopo trentadue anni il suo nome gli faceva ancora schifo.
Si fece quindi una doccia fredda, la barba ed un mucchio di altre azioni vuote che detestava.
Tranne il caffè. Quello era la sua ultima piccola gioia.
Aveva un gusto più amaro della sua vita.
Quando uscì di casa uno cosa lo soprese sulla soglia.
Una lettera. Nera.
Proprio come lui.
Dentro vi trovò un biglietto.
"Dolcetto o scherzetto?"
Recitava.
"Vaffanculo." Fu ciò che scelse.

Fra tutti i giorni dell’anno il 31 ottobre era quello che in assoluto più detestava.
Non davano le ferie a lavoro ma i poppanti si vestivano a maschera.
Ovviamente, Nero non si era mai vestito a maschera: la sua famiglia ultrareligiosa non l’aveva mai permesso.
Bella fregatura.
Se avesse potuto, quei bambini gli avrebbe sventrati tutti. Gli rinfacciavano ciò che lui non era mai stato.
Felice.

Il lavoro ammazzava il resto della sua voglia di vivere: si era talmente assuefatto alle sue oneste otto ore lavorative che aveva finito per dimenticare cosa facesse. Qualunque cosa fosse, ormai gli riusciva in automatico. Tutto ciò che gli restava, ogni volta, erano la noia e la rabbia per quel tempo buttato.

Fuori faceva freddo, le strade buie erano sature di streghe e mannari che reclamavano tributi di caramelle o promettevano tempeste di uova.
Uno di quei mostriciattoli fermò Nero. Era una streghetta vestita a tinte fosche e dai capelli di rame.
"Dolcetto o scherzetto?"
"Vai al diavolo." Rispose lui ed educatamente proseguì.
La bambinà restò invece lì.
"Sei molto triste, vero, signore?
Nero si voltò.
"Se scegli dolcetto, posso aiutarti."
Occhi azzurri iniettati in quelli di lui.
"Posso aiutare il tuo cuore nero."
E poi si dileguò fra la folla.

"Mocciosi." Commentò.
Eppure quella bambina, nella sua testa, continuava a seguirlo. E con lei l’immagine della busta nera.
"Dolcetto o scherzetto?"
Invito che per due volte aveva rifiutato.

Giunto a casa spense tutte le luci, si abbandonò al vellutato abbraccio del divano lasciando che la luna, pallida, pensasse al posto suo.
Pensare a quel suo nome odioso, al lavoro avvilente, alla rabbia fomentata dentro.
Pianse.
Ma non lo ammise mai.

Il campanello suonò. Nero aprì la porta.
"Dolcetto o scherzetto?"
Vampiri, maghi e fantasmi infestavano la sua soglia.
Bambini.
Nero sorrise.
Diede loro delle caramelle. A loro e tutti gli altri che quella notte seguirono.

Sino a quando quella strega non bussò alla sua porta.
Aveva i capelli rossi e le iridi di ghiaccio.
E una pistola in mano.
Lei scorse in lui una profonda tristezza.
Lui vide in lei la salvezza.
Ma aveva paura.
Bang.

Nero, in mano, stringeva delle caramelle.
Tremava.

"Signore, dovevi far finta di morire!"

Pistola a salve.

Aveva scelto scherzetto, Nero.


L'Autore
Dante G. Dei Sacra nasce il 1992 in un paesino della provincia di Bari, si appassiona all'arte e alla letteratura sin da subito e coltiva questi interessi costantemente. Come Calvino e Croce, ritiene che uno scrittore non debba parlare di se stesso, ma che siano i suoi scritti a farlo.

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