Numero 13

Un racconto sulla festa di Halloween scritto da Raffaele Garzone

In America gli alberghi non hanno la stanza numero tredici. C'è la dodici, c'è la quattordici, ma non la tredici. Il mondo è pieno di superstiziosi, e numerare una stanza che non prenderà nessuno sarebbe controproducente. Se a questo si aggiunge che la notte di Halloween è considerata il richiamo degli spiriti, tantomeno allora nessuno si sarebbe azzardato a prendere quella camera.
Ecco perché John Pellman si stupì scoprendo che il Moraja Hotel aveva la stanza numero tredici. Le chiavi erano appese dietro il bancone del motel.
– Camera diciotto signore, secondo piano – , disse la ragazza alla reception.
John Pellman annuì e fece per avviarsi alle scale, ma si voltò nuovamente verso il bancone. – Avete una camera numero tredici?
La ragazza sorrise. – Il proprietario è estremamente pratico, non presta fede a cose del genere.
John indugiò con la valigia che gli pesava nella mano. Era d'accordo. – Potrei… avere quella camera?
– È la notte di Halloween, signore…
John l'aveva notato dai bambini che urlavano per la strada. Mostrò alla receptionist la macchia di schiuma che aveva sulla spallina della giacca. – Questo è perché non avevo dolcetti con me.
Gli sorrise. – Nessun problema, signore. – disse poi sostituendo le chiavi.

Il Moraja era un motel da quattro soldi sull'autostrada. Le scale che percorreva erano coperte da una moquette cremisi tanto ruvida da crepitare sotto le suole, il passamani era dorato, ma la vernice cominciava a sbiadirsi rivelando la plastica trasparente.
John raggiunse la stanza numero tredici, che era proprio in fondo al corridoio. La porta si aprì senza rumore. L'interruttore era sulla sinistra, non dovette cercarlo a lungo per poter accendere la luce. Una lampadina da sessanta watt illuminava di giallo un ambiente piccolo e quadrato. La prima cosa che notò fu la carta da parati, era diversa in corrispondenza della finestra. L'arredamento era essenziale: un letto singolo, un armadio sulla parete di sinistra e un comodino vicino alla porta. John si accorse che mancava la porta del bagno e comprese che era in comune per l'intero piano.
Il letto almeno era comodo, e quella sera John si addormentò quasi subito.

Erano le tre e trentasei quando un rumore lo svegliò. Dischiuse appena le palpebre per controllare i caratteri rossi sulla sveglia analogica. Non poteva giurarlo, ma gli era parso di sentire un colpo contro le imposte della finestra. John richiuse gli occhi, ma proprio quando stava per riprendere sonno, il rumore si ripeté.
Si alzò a sedere sul letto. Stavolta non l'aveva immaginato. Azionò la lampada sul comodino e una luce tenue si diffuse, opacizzata dal coprilampada arancione.
La finestra era chiusa.
Cominciava a tranquillizzarsi quando dalle imposte scaturì un tonfo più energico dei precedenti. Sembrava legno che si infrange, ma le finestre erano di metallo. Si mise in piedi raggiungendo la finestra con passo malfermo. Aprì le imposte e un vento gelido gli schiaffeggiò la faccia. Guardò giù: c'erano sei metri di vuoto prima di incontrare il vialetto d'entrata, nient'altro.
Tornò a dormire, ma si svegliò di nuovo venti minuti più tardi. Un suono di passi all'interno della stanza. Stavolta il suo cuore ebbe un sobbalzo. John rimase in silenzio ad ascoltare i passi concitati, poi si fece coraggio e allungò la mano ad accendere la lampada. I passi si arrestarono. Dentro non c'era nessuno. Poi ci fu uno schianto, forte, deciso. Poi un altro. John trasalì e non riuscì a reprimere un'esclamazione. Sembrava che i suoni provenissero dalla parete che aveva di fronte. Come se qualcuno stesse battendo con insistenza dall'altra parte, ma ricordò che oltre non c‘erano stanze.
I rumori si interruppero, John cercò di convincersi che in realtà provenivano dal corridoio alle sue spalle, il resto era solo immaginazione.
Stavolta riprendere sonno fu più difficile. Da una parte c'era la tensione, dall'altra quel gocciolio regolare e insistente. Il bagno era solo una stanza più avanti, era evidente che qualcuno aveva dimenticato il rubinetto aperto. Il gocciolio continuò finché lui non prese sonno. Quando si svegliò, la mattina successiva, il suono era sparito.
Mentre si rivestiva John ripensò ai rumori di quella notte e non poté fare a meno di sorridere al pensiero di essersi dimostrato tanto ingenuo.
Scendendo alla reception riconobbe la ragazza della sera prima, la quale gli domandò come avesse passato la notte.
Lui si lamentò dei rumori in corridoio.
– Mi dispiace, signore. Ci permetta di offrirle la colazione.
John andava di fretta, ma aveva fame.
– Le do un buono per il bar.– disse lei frugando all'interno della cassa. – Come le è parsa la tredici?
Lui sorrise a sua volta. – Neanche un fantasma. Una delusione.
La ragazza trovò il buono. – E pensare che una tipa ci è morta, lì dentro.
L'espressione di John Pellman mutò dal riso alla costernazione.
La ragazza dovette notare quel cambiamento. – È successo sei anni fa, ormai. Il marito sfonda la finestra e inchioda la moglie alla parete per i polsi e per le caviglie. Letteralmente! Quella donna deve essersi dimenata come una furia prima di arrendersi.
L'altro rimase immobile a guardarla. Gli occhi sbarrati.
– È successo proprio una notte di Halloween – continuò lei. – L'ha lasciata lì tutta la notte. È morta dissanguata dopo una lenta agonia. Sono entrata lì dentro dopo che hanno portato via il corpo, per terra era un lago di sangue. È stato allora che abbiamo sostituito le finestre. Quelle di prima erano di legno. Avrà notato la carta da parati diversa, la ditta che la distribuiva è fallita.
John non si mosse.
La ragazza allungò sul bancone un bigliettino verde. – Ecco la sua consumazione.
John non rispose, si allontanò dal bancone ed uscì dal motel. La ragazza continuava a chiamarlo, ma lui non le badò e uscì in strada.


L'Autore
Raffaele Garzone nasce a Terni il 12/09/86, consegue il diploma al liceo classico di Avellino e tuttora studia giurisprudenza all'università di Salerno. Il Nulla e la Catapulta del Giorno Dopo viene pubblicato al primo tentativo nel 2005. Il suo secondo romanzo verrà pubblicato nel 2012. Nel 2012 vince il premio Themis con il suo racconto Il vicolo aritmico.

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