Sangue di Strega

Un racconto sulla festa di Halloween scritto da Red LuLu

"Ha preso la via del cimitero, l' idiota" esclamò Jeffie. "Dai, che lo becchiamo".
Dana correva sforzandosi di stare dietro ai ragazzi, senza fiato per la fatica e il disagio. Non le piaceva quando Jeffie e gli altri prendevano di mira il nuovo arrivato della scuola. A lei sembrava un bambino innocuo, riservato, sempre solo perché la mamma lavorava al fast-food fino a notte.
Sean reggeva alto il grosso flacone che aveva portato dalla macelleria di suo padre. "Qualcuno si farà un bel bagno... nel sangue di maiale!" gridò. "E poi finirà legato ai cancelli del camposanto!"
"Mani e piedi! Fino a domattina" ansimò Henry, pochi passi indietro. "Ma morirà di freddo" sbuffò Dana, incespicando nel suo candido costume da Dama Bianca. Nessuno le badò.

Bobby s' inginocchiò col cuore in gola per la fuga e la paura. Era andato spesso al cimitero, ma mai di notte. E mai, proprio mai, aveva tentato di fare quello che era venuto a fare. Ma era disperato, e papà gli mancava così tanto, così tanto...
Perfino le domeniche pomeriggio in soffitta, quando gli insegnava cose che lo spaventavano a morte, gli mancavano. "Non dirlo mai alla mamma," gli diceva suo padre. "Lei non sa che siamo sangue di strega. È il nostro segreto". Gli aveva letto tutto il Libro e gliene aveva fatti ricopiare quegli strani disegni.
Poi, pochi giorni prima che quel male nero nella testa se lo portasse via, lo aveva chiamato. Lo aveva stretto forte e "Io ti proteggerò sempre," gli aveva detto, "bambino mio. Quando sarai in pericolo, mi chiamerai e io ti aiuterò."

Dana saltellava goffa tra le lapidi. Non avrebbe voluto entrare nel cimitero, ma ancora meno trovarcisi in mezzo da sola. Allungò il passo: i ragazzi erano pochi metri più avanti.

Il bimbo acquattato sulla tomba del padre aveva uno strano costume di Halloween: un semplice pigiama, e stelle capovolte e cerchi dipinti sulla faccia sudata nonostante il freddo. Con voce tremula mormorava parole che non aveva appreso a scuola. Alzò la testa, ascoltando.
Arrivavano.
Tracciando altri segni sulla lapide, pensò alle botte, ai libri incendiati, alla paura di restare solo nello spogliatoio, al sellino rubato dalla bici, alle scritte sulla lavagna entrando in classe.
Rabbrividì nell' incidersi il polso, mentre le gocce del suo sangue bagnavano il marmo e la terra, rafforzando il richiamo che gli era stato insegnato. "Papà", sussurrò angosciato, "hai promesso... hai promesso..." Strinse nella mano la maschera che aveva portato per lui.

"Cos'era quel rumore?" Uno schianto forte e spaventoso, nella quieta nebbia autunnale, li aveva radunati. Dana stringeva la manica di Sean, guardandosi attorno. "Ve la fate sotto?" sbottò Jeffie. "È caduto mentre scappava! EHI, PERDENTE, VENIAMO A PRENDERTI! Mi senti?" Si avviò, guidando gli altri.

Bobby non avrebbe saputo spiegare il motivo delle lacrime sulle sue guance. Alzò la manina porgendo il cappuccio da boia medioevale, che papà aveva messo l' anno prima, verso la mano più grande protesa a prenderlo. Sentiva a malapena i passi e le voci sempre più vicini.

"Eccolo!" La torcia di Henry aveva colto la loro preda.
Ma, avvicinandosi, s' erano accorti che qualcosa non andava.
Ancora inginocchiato sulla tomba devastata, uno strano Bobby stava mormorando piano, volgendo su di loro occhi scarlatti. Gli stessi che s' intravedevano sotto il cappuccio nero della grande figura in piedi alle sue spalle.
Rimasero immobili. Era il terrore, o cosa?
A passi pesanti, il boia si mosse verso di loro.

Bobby aveva scorto Dana. Si alzò e la raggiunse, prendendola in disparte mentre le grandi mani di suo padre si posavano su Jeffie. "Tu non sei come loro." Frastornata, lei si lasciò condurre per mano fino alla cancellata d' ingresso, vagamente percependo i rumori sempre più forti alle loro spalle.
"Adesso devi correre a casa senza voltarti" le disse Bobby. "Ci vediamo domattina, a scuola." I suoi occhi erano tornati azzurri. E sorrideva.


L'Autrice
Red LuLu nasce a Forlì nel 1979. Si appassiona fin dall' infazia alle opere dei grandi maestri della letteratura gotica ottocentesca. Comincia a scrivere da adolescente; coltiva la sua passione in seguito elaborando testi per eventi teatrali e rievocazioni storiche. In seguito si appassiona alla forma del racconto breve, che coltiva tuttora.

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