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HEXpeditions S.p.A.

Un racconto sul Natale scritto da Melissa Camotti

Le porte dell’ascensore si aprono sul piano sotterraneo e il consueto odore di zolfo mi strappa dai miei sogni a occhi aperti: è la vigilia di Natale e io sono al lavoro.
“Evviva”, sospiro sconsolato. Perlomeno le fiamme che ardono in tutto il piano sono di un bel rosso acceso: il capo dev’essere di buonumore. Prospettiva terrificante.
Incrocio Shell, il ragazzo della posta interna, l’unico umano, a parte me, ammesso alla HEXpeditions S.p.A.. Mi passa accanto con la solita andatura da lobotomizzato mentre bofonchia qualcosa che somiglia vagamente a un buongiorno.
Come ogni mattina, per arrivare al mio ufficio devo fare lo slalom tra gli addetti allo smistamento pacchi: bestioni di tre metri dalla pelliccia folta che grugniscono mostrando le zanne ogni volta che mi vedono. Più tempo passa, più credo che non si abitueranno mai a me. “È il tuo odore” mi dice sempre il Direttore, “puzzi di umano”.
Come addetto alle risorse umane tengo i contatti con i clienti, in pratica confeziono scuse.
Ricordo il giorno del colloquio: la HEXpeditions appariva come una normale ditta di spedizioni dal nome un po’stravagante, una semplice illusione per non terrorizzarmi. “Bruciate dalla voglia di mettere alla prova le vostre capacità interpersonali? Contattateci!”. Da queste parti hanno un senso dell’umorismo piuttosto macabro.
Fui assunto e messo a parte del segreto dell’azienda: demoni e mostri sono i migliori nel campo consegne. Col tempo compresi anche che non me ne sarei più potuto andare.
Un’e-mail mi trascina di nuovo alla realtà della mia scrivania:
“A tutte le creature” devono aver sbagliato ancora indirizzo, “è il grande giorno: l’Ampolla sta passando tra gli uffici. Partecipate tutti: un po’di saliva ciascuno e gli umani dimenticheranno una volta per tutte il Bene. Non lesinate, ne serve molta per cospargere tutti i pacchi, le lettere e i regali.”
Mi si gela il sangue mentre mi torna alla mente una delle prime cose che mi disse il Direttore: “Non toccare mai la bava dei demoni, nemmeno di quelli più piccoli. Corrompe l’animo umano in modo irreversibile, e tu ci servi cortese e disponibile.”
Mi affaccio sul corridoio: sembrano tutti tranquilli e assorti nelle loro consuete occupazioni, tramare la distruzione dell’umanità dev’essere ordinaria amministrazione. Possibile che non mi sia mai accorto di nulla? Mi sento solo, responsabile e impotente.
D’un tratto, Shell sbuca dall’ufficio-acquario di quel mezzo squalo del responsabile legale, ha l’Ampolla in mano. Ho un’illuminazione. Gli faccio cenno di avvicinarsi, poi corro a cercare sotto la mia scrivania il cartone di latte gettato qualche giorno fa. È ancora nel cestino: beate pulizie inefficienti. Spero che bastino le poche gocce rimaste.
Alzo gli occhi, Shell mi aspetta immobile fissando il vuoto. Vorrei spiegargli, alla fine lui non ha colpe, ma ho bisogno che continui il suo lavoro, come se niente fosse. Con aria complice gli sorrido, mentre aggiungo il latte al contenuto dell’ampolla, già piena per metà. Shell piega lievemente la bocca di rimando, sembra contento di partecipare a uno scherzo. Lo congedo e lascio anch’io il mio ufficio. Spero che nessuno ci abbia notati.
Mi dirigo all’ascensore pensando a Syla, la demone-vipera bomba sexy del marketing, l’unica che non mi abbia mai trattato come un essere umano. Qualche mese fa è venuta nel mio ufficio e le ho offerto un bicchiere di latte. “Sei matto?” mi ha risposto con quel suo sorriso malizioso, “latte e saliva di demone a contatto esplodono. Ci mettono qualche minuto, ma l’effetto è pirotecnico. Non sopravvive nulla nel raggio di cento metri”.
Appena raggiungo il parcheggio mi accorgo che non aveva esagerato. Un mare di schiuma frantuma impetuoso tutte le finestre e il primo piano collassa in un boato inaudito. Poi il silenzio.
Con terrore mi torna alla mente l’ultima frase di Syla: “Tranne forse Huaji, quello che frusta le anime allo smistamento lettere: i minotauri di fuoco sono immuni a certe cose”.
Sto per voltarmi quando, dalle macerie, due corna infuocate emergono possenti: Huaji fa schioccare il flagello mentre i suoi occhi bovini si puntano dritti nei miei.


L'Autrice:
Melissa Camotti, anno 1988, segno zodiacale: Gemelli. Un amore sconfinato per le parole: la loro forma, il loro suono e il loro sapersi combinare nella creazione di mondi paralleli. Un desiderio immenso di riuscire ad ammaestrarle e farsi al contempo guidare dalla sapienza che esse custodiscono, perché la compenetrazione degli opposti è la base stessa dell’esistenza.

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