Andrei Chikatilo (pagina 3)

Omicidi successivi al primo: ouverture di sangue.
I sospetti sull’omicidio della piccola Lena cadono su di lui. La polizia sta interrogando casa per casa e alcuni residenti dichiarano di aver visto Chikatilo nella zona al momento dei fatti, ma sua moglie lo scagiona subito affermando che è stato a casa tutta la notte. Così le ricerche prendono un’altra direzione. Ormai è inarrestabile.
La sua prossima vittima è una diciassettenne di nome Larisa Tkachenko. Quel 3 settembre 1981 ha marinato la scuola cittadina di Rostov e lo incontra per strada. Iniziano a chiacchierare e lui propone di raggiungere un posticino tranquillo in una pineta fuori città. Strada facendo in mezzo alla boscaglia, l’odore della pelle e il sudore della ragazza sono sufficienti a scatenarlo tanto da spingerla a terra e iniziare a spogliarla. Le ficca in gola un pugno di terra per smorzare le sue urla e poi la strangola. Con questo inizia a defluire in lui quella sensazione di benessere abbinata alla lussuria, che lo strappa via dalla vittima solo quando è morta.
Col passare del tempo e soprattutto dei morti, affina la sua tecnica abbastanza da permettergli di mantenere in vita più a lungo le prede per soddisfare le proprie voglie. Con il coltello provoca ferite superficiali per vederle lottare e piangere di più, poi mangia gli organi genitali. Preferisce farlo mentre loro sono ancora vive, mentre gli strappa a morsi i capezzoli, il naso e la punta della lingua prima di recidere gli occhi.
Nove mesi più tardi la prossima vittima: una tredicenne che gli regala l’orgasmo solo dopo il sangue e le urla. La stessa sorte tocca a una ragazza di quattordici anni seguita di un mese da un bambino di nove. E ancora tre giorni dopo una sedicenne viene uccisa, passano due settimane e succede lo stesso a una diciottenne e a un ragazzo di sedici anni. È una lista lunghissima. Dai corpi delle femmine asporta il seno a colpi di coltello, distrugge l’utero e l’addome, ai maschi mutila il pene, lo scroto e l’ano. Oltre naturalmente a cibarsi di alcune parti. La furia omicida accelera al punto tale che la polizia scopre un cadavere al giorno.
Intanto Andrei lascia il suo lavoro d’insegnante per uno di commesso viaggiatore, questo implica di dover viaggiare abbastanza distante dalla familiare Rostov per conto della ditta. Proprio attraverso questi viaggi trova un’ampia scelta di giovani vittime da colpire, oltretutto scagionandolo da eventuali sospetti per via della distanza. Molte di queste infatti vivono centinaia di miglia lontano dalla sua abitazione rendendo difficile un qualsiasi collegamento dei fatti.
Nell’estate del 1983 uccide una sedicenne dell’Armenia, poi una ragazza russa di tredici anni, seguita da una ventiquattrenne senza fissa dimora, un ragazzo di diciotto e una prostituta di diciannove e ancora uno studente di soli quattordici anni.
L’anno dopo li seguono una diciottenne e un alcolizzato che viene ritrovato senza naso e con il labbro superiore strappato. Non lo ferma nemmeno la scoperta di un ragazzino di undici anni nei dintorni di casa sua, due mesi dopo, con 54 pugnalate.
Nel maggio del 1984 è la volta di Tanya Petrosan e della figliola undicenne Sveta durante un picnic. La bambina si allontana con la sua bambola lasciando la madre in compagnia del demonio. La donna tranquilla e rilassata invita Chikatilo a consumare un rapporto sessuale, ma quando si accorge che è impotente inizia a deriderlo. Saranno le ultime risate prima di trovarsi piantato nella testa un coltello da cucina. Quando più tardi la bambina fa ritorno e vede il corpo della madre in un lago di sangue in mezzo al prato inizia a urlare. La ritroveranno decapitata. Seguono altri tre cadaveri privati dell’utero. Stavolta durante l’autopsia viene identificato lo sperma di un maschio con gruppo sanguigno AB al quale appartiene “solo” il 6% della popolazione russa. È il primo errore, ma non basta: fermato e interrogato, viene rilasciato nonostante i numerosi sospetti, perché il suo sangue appartiene al gruppo A.
Sollevato per averla fatta franca, il suo regno di terrore continua, come e più di prima. Si rifà subito con una diciottenne strangolandola e colpendo 34 volte prima di ucciderla, poi le strappa gli occhi.
La pressione delle autorità aumenta e il mostro di Rostov si prende un anno sabbatico diminuendo la sua attività, ma solo per poco, per iniziare con sei nuovi omicidi.
Ormai l’area intorno a Rostov “scotta” sorvegliata giorno e notte da agenti in borghese, Andrei ne è consapevole e decide di uscire dal suo habitat per colpire una giovane donna di ventidue anni sistematicamente mutilata dei capezzoli e degli organi genitali.
Il 19 novembre 1990 a Novocherassk è il giorno del suo arresto. Confesserà 53 delitti, così ripartiti: 21 bambini, 14 bambine e 18 giovani donne, tutte violentate, mutilate e in parte mangiate, ammettendo anche di aver provato eccitazione sessuale nel farlo. Che quella sessuale sia stata del resto la causa scatenante nessuno ha più dubbi. Sono passati dodici anni dal primo omicidio. Il regno di terrore di una generazione.

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Dossier scritto da:
Fabio Marangoni

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