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Daniel Camargo Barbosa: l'Ecuador si bagna di sangue

Camargo è vivo. Ha raggiunto la costa e, rifocillatosi, è espatriato in Ecuador.
All’inizio di dicembre si trova a Guayaquil, la città dove commetterà la maggioranza dei suoi crimini, cinquantaquattro omicidi secondo le sue deposizioni, settantuno in tutto il paese.

La prima vittima, una bambina di dieci anni, viene trovata dopo soli dieci giorni che Daniel Barbosa ha raggiunto il grande porto dell’Ecuador. Poco a poco, i macabri ritrovamenti diventano costanti.

Si tratta di bambine e di ragazze adolescenti che scompaiono in un’area ristretta ma impenetrabile, quella dei manglares, dei canali di mangrovie che crescono a ridosso della trafficata Via Perimetral, che delimita la zona pantanosa dai quartieri della periferia.

L’Ecuador non si è ancora ripreso dall’ondata di omicidi compiuta da Pedro Alonso López, il Mostro delle Ande, che era stato arrestato solo quattro anni prima e aveva confessato l’uccisione di più di un centinaio di bambine in quel paese sudamericano.

L’incubo di quei giorni è tornato e sulle prime gli inquirenti non sanno in che direzione rivolgere le indagini. Non credono che ci sia di nuovo un maniaco in giro e preferiscono seguire la pista degli stupri di gruppo. Solo lentamente riescono a mettere insieme le prove che appuntano verso una sola persona e a dirigere un profilo che rimanda immancabilmente a un nuovo serial killer.

Camargo Barbosa, intanto, vive in una situazione di quasi indigenza. Per comprarsi qualcosa da mangiare fa da scaricatore al mercato, attività che gli vale meno di un dollaro al giorno e che non gli permette di avere dove dormire. Lo fa sulle panchine dei parchi pubblici e quando sente la polizia alle calcagna cambia città, continuando a uccidere a Quito, Machala, Nobol, Ambado e Quevedo.

L’uomo dimostra più dei suoi 54 anni ed il suo aspetto è quello di una persona provata dalle avversità della vita. Eppure, Camargo si avvale di questa sua apparente debolezza per avvicinare le sue vittime.

È ossessionato dalla purezza, dal simbolo casto della verginità, e quando deve scegliere si rivolge sempre a delle bambine o a delle adolescenti dall’aspetto impubere. Disprezza le prostitute simbolo non solo del peccato, ma di malattie ed infermità e le donne adulte, ritenute impure, che hanno già perduto da tempo la castità.

Bibbia in mano, si presenta in strada alle ragazze o alle bambine, raccontando di essere straniero e di essersi perso. Sta cercado il pastore di una chiesa evangelica e non sa come fare, chiede aiuto perché lo accompagnino alla ricerca del fantomatico predicatore.

Tante non gli danno retta e proseguono per la loro strada, ma altre accettano e quando la situazione diventa propizia, Camargo Barbosa le minaccia alle spalle con un coltello. È un uomo piccolo, ma è diventato forte grazie a scaricare casse al mercato e ha sviluppato negli anni una determinazione che non lascia scampo alle vittime.

Le obbliga ad appartarsi con lui sempre sotto la minaccia del coltello, al riparo degli arbusti che limitano con i canali delle mangrovie, dove il rumore del traffico cittadino si confonde con i suoni della natura. Le violenta e quando finisce, invece di lasciarle libere come ha promesso, le strangola.

La morte è un attimo unico ed irripetibile, dirà più tardi alla polizia e per questo Camargo cercherà sempre di memorizzarne ogni dettaglio. È attratto dai volti angelicali, dal pianto e le implorazioni delle ragazze, dall’essere padrone del loro destino. Non solo, per avere sempre presente quei momenti irrepetibili, porterà con sè dal luogo del delitto i ricordi delle povere ragazze uccise: anelli, collanine, capi di abbigliamento, ogni piccola cosa che possa ricollegare il suo gesto assassino ad una determinata vittima.

Finito il rituale, Camargo procede a smembrare i corpi a colpi di machete, un accorgimento con il quale vuole depistare gli inquirenti. Poi, si orina sulle mani per lavarsi del sangue e si cambia di camicia. Sempre lo stesso, sempre i soliti gesti.

Elaborazione artistica di una foto di Daniel Camargo Barbosa

Daniel Camargo Barbosa: la cattura definitiva

Daniel viene infine catturato il 26 febbraio 1986 a Quito, capitale dell’Ecuador. I delitti di Guayaquil hanno ormai attirato l’attenzione della polizia e l’uomo ha ripreso il suo cammino a ritroso, verso la natia Colombia, nel tentativo di scomparire per sempre dal paese e sfuggire così alla pressione delle autorità.

Non può, però, resistere al proprio istinto omicida e torna a colpire anche a Quito.

A fermarlo è una pattuglia della polizia, che lo nota su un marciapiede mentre cammina senza una mèta. È sporco, in stato confusionale ed ha tutta l’aria di un indigente che non sa dove andare. Gli agenti procedono a un controllo abituale, ma quando chiedono al barbone di fare vedere loro cos’ha nel borsone trovano dei capi vestiari insanguinati.

Camargo ha appena violentato e ucciso una bambina di 10 anni, Elizabeth Telpes.

Viene immediatamente incarcerato e durante l’interrogatorio rivela di essere lui l’autore dell’ondata di omicidi a sfondo sessuale che ha sconvolto l’Ecuador nell’ultimo anno e mezzo. È lui stesso a dare la cifra degli assassinii che ha commesso: 71, a cui c’è da aggiungere la piccola uccisa in Colombia.

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Dossier scritto da:

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