David Berkowitz (pagina 7)

David Berkowitz: proseguono le indagini

Intanto l'investigazione prosegue. Chamberlain e Intervallo seguono ancora la pista delle lettere che coinvolgeva i Carr e i Cassara, e che li aveva portati alla patente scaduta di David Berkowitz. Il profilo che il computer mostra assomiglia molto all'identikit del Figlio di Sam fornito dai vari testimoni.

I due interrogano la proprietaria del palazzo al 35 di Pine Street, dove Berkowitz dimora. Lei afferma che Berkowitz paga sempre l'affitto in tempo e che ha scritto nel contratto d'affitto che ha lavorato per la IBI Security nel Queens, come agente di sicurezza. Questo potrebbe spiegare la destrezza di David con le armi.

Le indagini si spostano sulla IBI, e trovano che Berkowitz nel 1976 ha lavorato anche come tassista. I due poliziotti credono che questa sia la pista giusta, e informano il capo, che a sua volta contatta subito il detective Richard Salvesen, del distretto centrale di NYC, al quale vengono mostrate tutte le lettere. Salvesen concorda sull'importanza di quegli scritti, e passa le informazioni direttamente alla Omega Task Force.

Un altro tassello si aggiunge al puzzle.
La notte dell'omicidio di Stacy Moskowitz, un'immigrata austriaca di nome Cecilia Davis portava il cane a giro nei paraggi. Sul luogo del crimine, la 17esima Strada, la donna dice al detective Joe Strano: «C'era un uomo che sembrava nascondersi dietro un albero. Ma la pianta era troppo piccola per nasconderlo, così lui ne venne fuori e cominciò a dirigersi nella mia direzione, ridendo con un sorriso particolare. Niente di sinistro, ma come un sorriso amichevole, o quasi. Io mi spaventai. Corsi in casa e tolsi il collare a Palladineve. In quel momento sentii delle esplosioni, come dei petardi. Erano forti, ma lontani. Non ci ho pensato troppo, sul momento. Il mattino dopo c'erano molte persone nella Shore Road. In quel momento capii cos'era successo la notte prima. Improvvisamente realizzai che dovevo aver visto l'assassino. Mi prese il panico, non riuscivo a dire nulla... non dimenticherò mai la sua faccia, finché muoio. È stato terrificante.»

Nello stesso tempo, Chamberlain, a Yonkers, risponde a un allarme incendio che proviene dall'appartamento di Berkowitz al 35 di Pine Street. La chiamata l'ha effettuata Craig Glassman, il vicesceriffo appuntato nelle lettere di David come uno dei componenti del gruppo demoniaco, insieme ai Carr e ai Cassara.

In seguito a questo, Glassman mostra alla polizia le strane lettere che Berkowitz gli aveva recapitato. La grafia combacia con quelle ricevute dai Carr e dai Cassara. Lo stesso pomeriggio, Sam Carr, ancora furibondo per l'aggressione subita dal suo cane Harvey e per l'inefficienza della polizia, si reca lui stesso alla stazione di polizia ed espone la sua storia delle lettere, delle aggressioni ai cani e di Berkowitz, senza però ottenere alcun effetto.

Due giorni dopo, l'8 agosto 1977, Chamberlain contatta Richard Salvesen, e gli riferisce dell'incendio e delle lettere ricevute da Craig Glassman. Una di esse contiene un'autentica confessione: «È vero, sono io l'assassino, ma, Craig, gli omicidi me li ordinavi tu.»
Salvesen promette di avvertire subito la Task Force, ma non lo fa.

Però nello stesso giorno vengono trovate molte delle multe fatte sulla strada vicino all'appartamento del testimone oculare Cecilia Davis. Non portano a nulla tranne una, che tramite delle ricerche riconduce alla Ford Galaxy di David Berkowitz, di Yonkers.

Il detective Jimmy Justus chiama il Dipartimento di Yonkers, e parla con Wheat Carr, la figlia di Sam Carr, che aveva perso il suo cane. Lei gli riporta tutto quanto suo padre aveva provato vanamente a riferire alla polizia qualche giorno prima. Chamberlain chiama Justus, e insieme confrontano i dati raccolti. Il Dipartimento centrale di New York viene avvertito.


David Berkowitz: la cattura

Il 10 agosto 1977 i detective Shea, Strano, William Gardella e John Falotico mettono il palazzo 35 di Pine Street sotto rigida sorveglianza. Alle sette e trenta di sera un uomo dai lineamenti fortemente caucasici esce dal palazzo e sembra dirigersi verso la Ford Galaxy di David Berkowitz.

La polizia lo accerchia.
Falotico gli punta contro la pistola: «David, fermati dove sei!» gli intima.
«Siete la polizia?» chiede l'uomo.
«Sì. Non muovere le mani!»
Ma l'uomo non è David Berkowitz. Si tratta di Craig Glassman.

Molte ore dopo una sagoma esce dal palazzo, portando una busta della spesa in mano: è un uomo corpulento con i capelli scuri, e cammina verso la Ford Galaxy.
Questa volta la polizia aspetta che l'uomo apra la macchina e appoggi la busta sul sedile. «Andiamo» intima Falotico, avanzando con gli altri poliziotti. L'uomo nella macchina non vede le figure avvicinarsi. Gardella spunta dal retro della vettura e sbatte la canna della sua pistola sulla testa dell'uomo: «Fermati!» urla. «Polizia!»

L'uomo nella macchina si gira e ride. Falotico gli ordina di uscire lentamente dalla macchina e di mettere le mani sul tettino. L'uomo obbedisce, sempre ridendo. «Ora che ti ho preso» dice Falotico «chi è che ho preso?»
«Lo sai» risponde tranquillamente l'uomo.
«No, non lo so. Dimmelo tu.»
Ancora ridendo, l'uomo risponde: «Sono Sam. David Berkowitz.»

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Dossier scritto da:
Luca Antonio Lampariello

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