Jeffrey Dahmer (pagina 4)

Processo e condanna.
Durante il processo, gli orrori scoperti al momento dell’arresto di Dahmer vennero ancor più amplificati dalle rivelazioni che ne seguirono. Dahmer non era solo solito ammazzare e fare a pezzi le sue vittime, ma anche, dopo averle violentate, mangiarsele.
Fatte a pezzi, teneva come souvenir parti dei corpi, come i genitali e le mani, mentre per le teste aveva un’altra procedura. Alcune venivano tenute in frigorifero o sotto spirito, mentre altre venivano fatte bollire per un giorno intero fino a che la carne non si staccava dal teschio. Quest’ultimo poi veniva cerato e dipinto per diventare un soprammobile.
Le parti del corpo che non mangiava, o teneva come ricordo, Dahmer le scioglieva in grossi bidoni pieni d’acido, tanto che i vicini più volte avevano lamentato alle autorità i forti odori provenienti dal suo appartamento. Nessuno mai però era intervenuto.
Come se tutto questo orrore non bastasse, il mostro provvedeva a effettuare un completo e dettagliato servizio fotografico dei cadaveri e delle loro parti.
Vennero alla luce anche le modalità con cui Dahmer uccideva le sue vittime. Le morti erano tutt’altro che indolori o rapide. A parte i primi due omicidi, avvenuti quasi per caso, il mostro cercava in tutti i modi di creare quello che chiamava il suo “schiavo sessuale”. Per fare questo stordiva le vittime con l’alcol, per poi somministrare loro svariati tipi di droghe.
Arrivò a fare esperimenti sulle sue vittime ancora vive. Iniettava nei lobi temporali acido muriatico alternato ad alcool etilico, nel tentativo di annullare completamente la personalità degli individui e contemporaneamente lasciare vivi i corpi, affinché assolvessero al loro compito. Com’è facile immaginare, le persone morivano qualche ora dopo, o al massimo, i più sfortunati, duravano un paio di giorni.
I medici che lo ebbero in cura spiegarono anche, durante il processo, come Dahmer non fosse un serial killer come tutti gli altri. Soffriva di diversi disturbi, tutti di carattere sessuale, ma soprattutto non era metodico o riservato. A differenza degli altri assassini seriali, Dahmer era plateale nella sua ubriachezza molesta e nella sua scontrosità con il prossimo. Cercava le sue vittime in luoghi pubblici ed equivoci. Era stato più volte arrestato per atti osceni e molestie sessuali e, altra cosa che lo rendeva unico, le vittime, a parte un asiatico e un ispanico, erano tutte di colore, cosa molto strana se si pensa che il profilo tipico di un serial killer prevede come vittima una persona della sua stessa etnia.

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Dossier scritto da:
Emiliano Maiolo

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