Joseph Vacher (pagina 3)

Lo Squartatore francese: i primi omicidi

Tenendo conto solo delle rivelazioni fatte dall’accusato al giudice istruttore e accertate come vere, benché egli abbia improvvisamente smesso di confessare, è assodato che Joseph Vacher uccise quattro ragazzi, sei ragazze e una donna anziana a partire dal giorno in cui uscì dall’ospedale di Saint Robert. Fece, inoltre, il tentativo di violentare una bambina undicenne.

Lasciato Saint Robert, Vacher andò a Saint Genis Laval, poi si diresse a Grenoble passando per Beaurepaire (Isère).

Fu in questo comune che, il 20 maggio del 1894, uccise e stuprò la trentunenne Eugénie Delhomme. La donna camminava sola, verso sera, lungo un sentiero isolato. L’uomo la assalì, la strangolò e le tagliò la gola con un coltello, la prese a calci nel ventre e le staccò parte della mammella destra.

Prese poi la vittima, cui aveva strappato i vestiti, la trascinò dietro una siepe e abusò di lei. Il corpo fu scoperto solo il giorno dopo. L’assassino era fuggito attraverso i campi e aveva trovato sistemazione in una fattoria nei dintorni di Grenoble.

Nel frattempo, uno dopo l’altro, erano stati sospettati alcuni giovani di Beaurepaire, segnalati per errore da voci di popolo.

Dai paraggi di Grenoble, Vacher andò a la Bresse poi pensò di andare a Mentone, da una sorella che abitava lì e dalla quale sperava d’essere ospitato.

Il 20 novembre 1894, nel corso di quel viaggio che, come sempre, fece a piedi, era nel comune di Vidauban quando incontrò la tredicenne Louise Marcel, figlia di un agricoltore. La bambina era sola in quel posto isolato. Egli la prese per il collo e la trascinò in un ovile, cercò di strangolarla e le squarciò la gola, la sventrò e le strappò i seni. A suo dire, non la violentò. Anche per questo delitto fu sospettato un innocente.

Allontanatosi alla svelta, essendo capace di percorrere grandi distanze grazie alla sua robustezza, passando inosservato e tenendosi lontano dalle strade, confondendo le tracce del suo passaggio, Vacher fu presto al riparo dalle indagini.

Gli riuscì dunque di tornare a Grenoble.
Vi rimase tre mesi, presso la fattoria del locale ospizio, poi decise di recarsi a Parigi passando per Digione e Lione.

I crimini di Joseph Vacher sulla copertina della rivista Le Petit Parisien


Il 12 maggio 1895 era nei dintorni della seconda delle due città. Alle 9.00 circa di mattina, sulla strada nazionale 71, nelle vicinanze della località denominata Bois de Chene, s’imbatté in una ragazza di diciassette anni, Augustine Mortureux, originaria di Etaule. Le si scagliò addosso, la sgozzò a coltellate, trasportò il suo cadavere in un terreno incolto ai bordi della strada e si mise a mutilarle il seno.

Il cadavere fu ritrovato in una buca, con la gonna sollevata e le gambe divaricate. Non fu riscontrata violenza sessuale. Si constatò che la vittima era stata depredata di scarpe e orecchini.

Questo delitto suscitò grande turbamento nella regione. Molti uomini ne furono accusati: uno di loro, addirittura, fu spietatamente denunciato da persone sue nemiche e sottoposto al giudizio del tribunale, che emanò una sentenza di non luogo a procedere. Il crimine, in effetti, era imputabile a Vacher, che confessò di averlo commesso. Ammise anche d’aver preso le scarpe della vittima che, a quanto pare, si adattavano ai suoi piedi.

Dopo l’assassinio di Augustine Mortureux, Vacher tornò indietro, invece di proseguire lungo la via per Parigi. Trovò sistemazione presso un contadino, durante la fienagione, poi si avviò lungo la strada che conduce a Chambery e a Aix-les-Bains, passando per Bénonces, dove in seguito sarebbe tornato e avrebbe ammazzato Victor Portalier.

La mattina del 24 agosto 1895 sgozzò nella sua abitazione la vedova Morand, una signora di 58 anni, la stuprò quindi fuggì dopo aver chiuso la porta a doppia mandata e tolto la chiave. Macchie d’olio furono individuate sui vestiti della vittima. Si dà il caso che, dentro la sacca di Vacher, sia stata trovata una boccetta d’olio di cui non si è capita la funzione. Esperti medici sono giunti a chiedersi se Vacher, che ha confessato lo stupro, non avesse fatto subire alla vittima un tipo di violenza assai più vergognoso.

Fu alcuni giorni dopo questo crimine che Vacher, di ritorno a Bénonces, assassinò Victor Portalier nelle circostanze che abbiamo riferito.


Joseph Vacher: la scia di sangue si allunga

Passato per i dipartimenti dell’Ain e dell’Isère, entrò in quello della Drome e, il 22 settembre, a Truines, recise la gola della sedicenne Aline Alaise, facendo penetrare il coltello nel collo fino alla colonna vertebrale. Sottopose il suo corpo a una serie di mutilazioni e iniziò a squartarlo. Disturbato durante la sua orrenda pratica, dovette abbandonare la vittima.

Dal momento che un pastore affetto da cretinismo era stato ritenuto colpevole dell’uccisone di Aline Alaise ed era stato imprigionato, egli si recò nel dipartimento dell’Ardèche dove, il 29 settembre, commise un nuovo reato sulla persona di un pastore quattordicenne, Pierre Massot-Pelet. Questo delitto riprodusse esattamente quello di Bénonces.

Sorpreso in un luogo deserto, il giovane Massot-Pelet fu strangolato, sgozzato e squartato: i suoi organi genitali furono pugnalati, quindi l’assassino compì un atto di depravazione sul cadavere.

Un uomo innocente fu, a lungo, sospettato d’essere l’autore di questo crimine. Per sottrarlo a tali ingiuste accuse, bisognò che le confessioni di Vacher fossero sottoposte a una verifica tale da non lasciare alcun dubbio sulla loro veridicità.

Dopo il delitto di Saint Etienne de Boulogne le tracce di Vacher si persero fino al 1° marzo 1896, quando lo si rinvenne nella Sarthe, a Noyen, mentre cercava di violentare Marie Dérouet, una bambina di undici anni che fu salvata grazie all’arrivo di un guardiano accorso alle sue grida.

Colpito in faccia da un calcio di Vacher, il guardiano dovette lasciarlo scappare. Un gendarme che andava in velocipede lo incontrò e gli chiese i documenti: non riconoscendo in lui l’individuo sospettato d’omicidio e segnalato, lo lasciò proseguire per la sua strada.

Mentre il Pubblico ministero della Fleche avviava un’azione penale, quello di Beaugé incriminava Vacher per vagabondaggio, lesioni e percosse e lo faceva condannare, il 9 marzo 1896, a un mese di carcere. Questa condanna e quella a tre mesi di detenzione pronunciata dal tribunale di Tournon furono le sole subite da Vacher.

Ed eccolo a Precy (dipartimento della Senna e Oise) nel luglio del 1896. Alla fine di quel mese si diresse nel Midi. Il 10 settembre, a Busset (Allier), uccise Marie Monnier, una diciannovenne da poco sposata col signor Laurent. Egli la strangolò, la sgozzò come le altre sue vittime e le strappò la fede nuziale d’oro. La disposizione delle vesti strappate indicò che egli intendeva procedere allo squartamento. Il corpo fu ritrovato tra le felci, ai bordi di una siepe.

Joseph Vacher e l'omicidio di Marie Monnier


Alcuni giorni dopo, il 1° ottobre 1896, nell’Alta Loira, a la Varenne Saint Honorat, diede la morte alla giovane pastorella Rosine Rodier, una quattordicenne il cui corpo fu trovato in un bosco di conifere, betulle e ginestre. Egli la sgozzò, la sventrò, le asportò i genitali praticando un’incisione che partiva dalle cosce.

Stando alle sue dichiarazioni, subito dopo questo assassinio si recò in Spagna, quindi fece ritorno a Lione passando da Montpellier e Nimes. Questo periodo della vita di Vacher rimane ignoto. Si sa per certo, tuttavia, che nel mese di febbraio del 1897 si trovava a Lacamie, nel dipartimento di Tarn.

Alla fine di maggio 1897, a Tassin la Demi Lune, nei paraggi di Lione, egli uccise il vagabondo Claudius Beaupied, un ragazzo di quattordici anni. Il giovane aveva abbandonato i parenti, che avevano smesso di curarsi di lui: la sua morte fu dunque ignorata, dato che l’omicida aveva gettato il cadavere nel pozzo di una fattoria abbandonata.

Vacher confessò questo delitto per orgoglio e per dimostrare la veridicità dei suoi racconti a coloro che, increduli, erano inclini a ritenere che egli si vantasse di crimini mai commessi. Claudius Beaupied era entrato di mattina nella casa disabitata in cui Vacher aveva trascorso la notte. Costui gli tagliò la gola con un rasoio, lo svestì e lo buttò dentro un pozzo dove fu ritrovato, ridotto a scheletro, il 25 ottobre.

Il 18 giugno, ovvero alcuni giorni dopo e sempre nel dipartimento del Rodano, a Courzieux la Giraudière, egli uccise Pierre Laurent, un pastore tredicenne. Il ragazzo stava riportando dei buoi al suo padrone tra le undici e mezzanotte. Fu allora assalito da Vacher che, inizialmente, tentò di soffocarlo poi lo sgozzò e gli inferse una profonda ferita al basso ventre. Trascinò quindi il corpo dietro una siepe e lo sottopose ad atti di pederastia.

Compiuto questo assassinio, si diresse a Lione, la traversò ed entrò nel dipartimento dell’Isère, dove si trattenne per qualche giorno.

Fu finalmente arrestato a Champis, nell’Ardèche, mentre cercava di far fare alla signora Plantier la stessa fine di tutte le sue vittime. Grazie al pronto intervento del signor Plantier, appoggiato da altre due persone, egli fu catturato nonostante la sua accanita resistenza.

Nulla, però, lasciava pensare in quel momento che il vagabondo che aveva gettato a terra la signora Plantier, senza peraltro aver avuto il tempo di commettere altri soprusi, fosse l’autore di così tanti delitti impuniti.

Il presente atto d’accusa ha menzionato, a grandi linee, i reati confessati da Vacher durante il processo avviato in merito all’omicidio di Bénonces e riguardante il giovane Portalier. Non si ritiene di poter accertare se ulteriori violenze, dello stesso tipo di quelle per cui l’imputato è sottoposto a procedimento penale, possano essergli attribuite.

Dopo lunghe e minuziose osservazioni, i medici che lo hanno esaminato hanno espresso il loro giudizio in questi termini: "Vacher non è epilettico e non è soggetto a raptus. È un individuo immorale e violento, periodicamente affetto da delirio melanconico, manie di persecuzione e impulsi suicidi. L’otite traumatica da lui sofferta, allo stato attuale, non sembra avere alcun influsso sulla salute mentale dell’imputato. Dal momento in cui è guarito e uscito dall’ospedale di Saint Robert, Vacher è da ritenersi responsabile".

I suoi atti criminosi sono propri di un uomo asociale, sadico e sanguinario, convinto di beneficiare dell’impunità in seguito alla sentenza di non luogo a procedere che lo aveva favorito e in virtù della sua condizione di pazzo rimesso in libertà.

Vacher, in realtà, non è pazzo: simula la follia. Vacher, dunque, è un delinquente. Deve essere considerato come individuo responsabile, e i disturbi psichici patiti in precedenza alleggeriscono solo in minima parte il suo carico di responsabilità.

Joseph Vacher mentre viene portato alla ghigliottina

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Dossier scritto da:
Lino Monti

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