Jerry Brudos (pagina 2)

Gli omicidi e l'arresto

A partire dal gennaio 1968 aggiunse anche l'omicidio ai suoi numerosi metodi per placare i mal di testa.
Uccise infatti Linda Slawson, una diciannovenne che vendeva enciclopedie porta a porta.

Nel novembre del '68 uccise Jan Whitney, che rimase con l'auto in panne mentre si stava dirigendo a casa dal college. Brudos la uccise strangolandola e poi si scatenò in atti di necrofilia, facendo ripetutamente sesso col suo cadavere, per giorni, all'interno del garage di casa sua.

Nel marzo 1969 rapì, pistola in pugno, la diciannovenne Karen Sprinker. La portò al suo laboratorio di elettricista, dove prima la costrinse a posare per delle foto ricordo vestita con l'intimo di diverse donne, poi la violentò e uccise.

Un mese dopo rapì da un supermercato Linda Salee, 22 anni, violentandola e poi strangolandola. Si liberò del cadavere della ragazza abbandonandolo sulla riva di un lago nei pressi di Portland.

L’arresto, avvenuto nel 1969 in seguito al riconoscimento da parte di una vittima scampata a un tentativo di sequestro e a successive indagini fra le studentesse del campus locale, interrompe una scia di 4 omicidi con altri possibili casi che la polizia non ha potuto accertare per mancanza di prove. Brudos, che confessò pochi giorni dopo l’arresto e tentò fin dall’inizio la carta dell’infermità mentale, aveva un modus operandi fisso, che consisteva nell’attirare giovani ragazze in casa o nel garage per poi picchiarle e strangolarle a morte.

Al già conclamato feticismo si innestò ben presto in questo killer una forte necrofilia che lo spinse in alcuni casi ad avere rapporti coi cadaveri delle ragazze, vestendoli e posando per alcuni scatti fotografici. In una occasione particolarmente delirante Brudos giunse a tenere appeso il cadavere di una donna per alcuni giorni, somministrando di tanto in tanto alcune scosse elettriche per “vederlo ballare”.

Due le macabre sorprese che aspettavano gli inquirenti fra i ritrovamenti effettuati in seguito alle indagini: oltre all’enorme collezione di scarpe femminili, infatti, la polizia ha recuperato un piede umano ancora dentro la sua scarpa (appartenuto a Linda Slawson) e un seno femminile (appartenuto a Jan Whitney) conservato nella resina e usato come fermacarte.
Tali dettagli collimano con alcune delle fantasie di questo assassino, che fin da ragazzo aspirava a congelare le donne dentro il freezer per immobilizzarle nelle pose che più gli piacevano.

Arrestato, processato e condannato all’ergastolo (nell’Oregon al tempo non vigeva la pena di morte), Jerry Brudos è morto alcuni anni fa nell’infermeria del carcere, per cancro al fegato. Nella sua cella ha lasciato pile e pile di cataloghi di scarpe da donna, che il serial killer chiamava "i suoi sostituti alla pornografia".

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Dossier scritto da:
Elvezio Sciallis

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