Rose dall'inferno: uno sguardo all'arte di Tom Piccirilli

Libri > Notizie > Vi presentiamo un bravissimo autore horror, l'americano Tom Piccirilli...

Rose dall'inferno: uno sguardo all'arte di Tom Piccirilli Se avete la sfortuna (o la morbosità, entrambe sono ok per me) di seguire queste sparse e aperiodiche note, avrete ormai assimilato alla nausea il concetto che in Italia la scena horror NON ESISTE. Ho aspettato che anche quelli agli ultimi banchi avessero compreso il concetto prima di iniziare a muoverci ulteriormente partendo proprio da questa considerazione…

Possiamo tentare di ricostruire questa benedetta scena? Possiamo tentare di dar nuova linfa a qualcosa già morto da tempo? Difficile. Impossibile? Sicuramente oltre le mie già esigue forze e capacità mentali. Non saprei nemmeno da dove partire. Possiamo (posso, perdonatemi eventuali cambi dal singolare al plurale e viceversa, ok?) solo andare avanti cercando di mischiare, accanto a uno sguardo fortemente critico verso il mondo dei distributori cinematografici, alcuni articoletti che ricordino al pubblico più pigro che l’horror non lo si consuma solo noleggiando qualche sporadico DVD dal comodo divano di casa vostra.

La rinascita di un ambiente di appassionati deve passare attraverso la presa di coscienza che l’horror vive prima di tutto in campo editoriale, nei romanzi, raccolte di racconti e riviste specializzate; e da lì muovere ad abbracciare anche altri moduli di espressione artistica: illustrazione, scultura, fotografia, computer graphic, poesia… I figlioletti bastardi di Hollywood dovrebbero essere usati esclusivamente come testa di ponte commerciale, come richiamo, ineffabile sirena che avvicina l’ignaro dodicenne dal vasto mare del cinema al (sicuro?) scoglio di carta e inchiostro. Senza amore per la parola scritta continueremo ad avere le spasmodiche nascite/implosioni delle occasionali fanzines (ah no, ora si chiamano web sites, figata!) tutte uguali l’una all’altra, tutte dedicate ai soliti quattro filmetti dell’anno con tanto di scheda critica di Profondo Rosso e Shining!

Proprio per questo motivo appare evidente quanto i segnali siano sconfortanti: se ci guardiamo intorno scopriremo che qui in Italia abbiamo UNA SOLA casa editrice dedicata al genere, la Gargoyle Books di cui spesso abbiamo parlato (e sulla quale tornerò in virtù di alcune prossime uscite davvero azzeccate), e poi il vuoto assoluto, costellato dalle timidissime luci delle occasionali ristampe “sicure” e dalla proposta delle hit dei soliti noti King, Koontz e compagnia danzante.

Assimilato, metabolizzato lo sconforto? La situazione mi ricorda il difficile periodo attraversato in campo supereroistico qualche decennio fa (il fatto che io abbia memoria ultradecennale, questo sì che è un problema, in quanto mi rendo conto di invecchiare – altro che editoria horror e cinema di merda…) quando, sparita la Corno, noi aficionados ci trovammo improvvisamente di fronte al deserto. Come venne superata quella crisi? Durante gli anni carbonari, in attesa di qualche editore coraggioso e di un cambiamento del mercato, non potemmo far altro che rivolgerci alle (poche) fumetterie allora esistenti per comprare direttamente negli USA gli albi più interessanti. Alcune fanzines, fra le quali spiccava senza dubbio Fumo di China, ci aiutavano a orientarci in quel dedalo cartaceo. Quando Labor, Play Press e tutti gli altri ripresero a tradurre e pubblicare i supereroi si ritrovarono con un pubblico già preparato e pronto, e non dovettero far altro che pescare dalle fanzines per comporre i quadri del personale necessario alle loro testate.

Lungi dal ritenere identiche le due situazioni e le due scene, questo tunnel di resistenza e guerriglia mi sembra comunque l’unico praticabile. Inutile insistere su certo underground italiano filmico o letterario: manca per ora la materia prima ed è impossibile praticare una attività di critica serena e distaccata in un ambiente nel quale o si diventa amici degli autori, o piuttosto che accettare eventuali colpe e meriti si finisce per giocare a insensati scaricabarili.
L’invito è quindi uno solo: imparate a leggere in inglese. Si aprirà per voi un vaso di Pandora benigno e potrete affiancare alle scarse letture in italiano dosi massicce di horror straniero, dal Texas alle rive del Tamigi, in attesa della ripresa.

Ecco quindi che Tom Piccirilli riesce a far capolino dopo le mie solite (e facilmente evitabili, i capoversi servono anche a questo) peana e lagne assortite. Il fatto che un autore del genere, che ha sulla gobba quasi una trentina di lavori fra romanzi, raccolte di poesie e racconti, sia stato tradotto in una sola occasione nel nostro paese è solo uno dei tanti sintomi della malattia mortale che ha colpito questo tipo di narrativa in Italia.

La parabola editoriale di Piccirilli sembra una pazzesca corsa sulle montagne russe, fra sogni di gloria, ridimensionamenti e successi della maturità: sugli allori in giovanissima età con il fortunato esordio Dark Father (un romanzo ambiguo, onirico, con temi e stile assai più evoluti rispetto alla media) per una casa editrice di notevoli dimensioni, l’autore si ritrova poi intrappolato in una sorta di contrazione del mercato, incapace di piazzare altri titoli, costretto di conseguenza a pubblicare presso piccoli editori indipendenti e ad alternare la scrittura al lavoro di redattore e lettore… Poi l’assestamento, e quindi una lunga serie di ottimi titoli fino (è storia degli ultimi giorni) alle entusiaste critiche che The New York Times Book Review ha elargito per il suo recente Headstone City, evento più unico che raro se si considera il fatto che il romanzo è uscito in paperback.

Piccirilli, per quattro volte vincitore del Bram Stoker Award, è autore insieme versatile (spazia fra i generi anche se rimane legato, per fortuna, a un profondo amore verso l’horror) e in possesso di uno stile particolare, in grado di distinguerlo in mezzo al mare di pennivendoli. Cresciuto alternando la visione di oscuri B movie alla lettura di autori "alti" quali Albert Camus, Richard Brautigan, Kurt Vonnegut, Joseph Heller, John Steinbeck, Donald Barthelme, John Irving e Jack Cady, questo scrittore affianca alla già notevole produzione in prosa una altrettanto valida opera poetica (raccolta in A student of Hell e This cape is red because i’ve been bleeding) che ha inevitabilmente segnato il suo stile letterario.

Stile che, come detto, varia molto di romanzo in romanzo, ma che punta sempre e comunque alla gola del lettore, investendo enormi sforzi nella creazione da un lato di atmosfere e scenari tanto suggestivi quanto particolareggiati, e dall’altro di personaggi tridimensionali, spesso afflitti da handicap mentali o fisici o, peggio ancora, perseguitati da fantasmi e demoni personali. Sarà utile, per evidenziare alcuni dei particolari punti di forza di questo autore, parlare dei suoi lavori più recenti.

Confrontiamo due fra i suoi ultimi romanzi, A choir of ill children e Headstone city.

A choir of ill children (che con November mourns forma in pratica un dittico southern gothic) narra di Thomas che, dopo il suicidio del padre e la scomparsa della madre, si trova all’improvviso a dover mandare avanti un’impresa e accudire i suoi tre sfortunatissimi fratelli. Il “classico” paesaggio delle paludi con le sue genti retrograde e superstiziose serve qui da potente sfondo a una vicenda complessa, che intreccia vecchie megere, deformità, preti malati e un senso di destino ineluttabile. La prosa si adatta mirabilmente alle tematiche scelte e la prima pagina ha allo stesso tempo la potenza di un maglio e una liricità davvero rara nel mondo dell’horror.

“We move in spasms.”

Potreste immaginare un incipit migliore di questo? Morboso e misterioso, aggancia subito l’attenzione del lettore che viene sommerso da una mole di immagini malsane.
L’io narrante, Thomas, specifica fin dall’inizio il motivo per il quale “we move in spasms”. I suoi tre fratelli in quanto sono nati uniti per la testa (sì, tre corpi separati, un solo cervello condiviso), e lui in quanto incapace di muoversi in altra maniera. Non pago, Piccirilli aggiunge istantaneamente la figura dell’amante dei suoi fratelli, addormentata, l’alito che odora di bourbon e cioccolato, una ciocca di capelli in bocca.

Poche frasi e siamo già irrimediabilmente avvinti e trascinati nel libro. Un breve attimo di respiro (la descrizione dei gesti quotidiani nella cura dei tre sventurati) e Piccirilli accentua la pressione. I fratelli sognano e gli raccontano tutto, ognuno in possesso di poche singole emozioni, alternando le parole, riversando malizia su rimorso su amore, senza schema apparente o nessi causali. Sognano di uccidere bambini… Altro capoverso di una sola frase e ci siamo dentro fino al collo:

“It's happened before. I once found a dead boy in the swamp.”

Una prima pagina che i nostri rachitici e stentati maestri del brivido italiano si sognano per tutta una vita.

Incapace di riposare sugli allori, l’autore con Headstone City sterza brutalmente in altri territori e il lessico lo asseconda come un obbediente servopilota. Questa volta ci troviamo a Brooklyn con Johnny Danetello (Dane), un tassista che, scopriremo poi, ha fatto l’errore di tentare di salvare la vita a una bambina morente portandola nella sua macchina. Arriva un poliziotto, la bambina muore, Johnny boy finisce in carcere. La famiglia della bambina aspetta che il tassista esca di prigione per fargliela pagare; lui invece di scappare dovrà affrontarli perché ha dei conti in sospeso con un loro membro, Vinny, suo amico un tempo e boss della mala ora. Vi basta? No? Beh, Dane e Vinny condividono lo stesso strano potere: entrano ed escono da altri piani del reale.

Il lirismo, il romanticismo deviato del precedente esempio stonerebbero in maniera atroce su un plot del genere, e uno scrittore di tale caratura lo sa molto bene.
Eppure l’incipit è di nuovo di quelli da tossicodipendenza immediata:

“They came after Dane in the showers while he had soap in his eyes.”

E bum! siamo catapultati nel microverso del carcere, fra pazzi che spruzzano cherosene e incendiano i materassi delle celle altrui, fratellanze ariane pagate dai mafiosi per eseguire vendette e tutto il resto, compreso un detenuto con il profilo di Mengele sul petto.

Scompaiono gli aggettivi ricercati. Il periodare diventa più breve, capoversi ogni poche frasi. Il dialogo arriva immediato e senza fronzoli, spesso senza bisogno di intervalli o specificazioni. Due pagine e il protagonista ci viene descritto tramite le sue azioni e le sue parole, come da manuale. Proprio quando pensiamo di trovarci di fronte a qualche crime-story ambientata in prigione, Piccirilli sterza ulteriormente agganciandoci una volta per tutte. Dane si sbarazza dei due nazi proprio nel giorno del suo rilascio, torna in cella e:

“When he got back to his cell, the girl he'd killed, Angelina Monticelli, was sitting on his cot.”

Ok, se non sono ancora riuscito a convincervi a ordinare qualche suo libro attraverso i soliti shop online non so davvero più che fare, non c’è davvero speranza.

Questa è chiaramente solo la cima dell’iceberg Piccirilli, e nulla mi/ci vieterà di tornare su questo autore quando avremo accumulato qualche lettura in più di quello che è uno degli scrittori più significativi dell’attuale panorama horror mondiale.

Nel 1993, grazie all’intuito di Giovanni Arduino (uno dei migliori editor italiani per quanto riguarda il nostro genere preferito) la Sperling & Kupfer pubblicò Padre delle tenebre (Dark Father) per poi ristamparlo in paperback pochi anni dopo (1996): il volume in questione dovrebbe essere facilmente rintracciabile in tutta Italia e anche online.

Per quanto riguarda altri titoli di Tom Piccirilli, al di fuori di quelli menzionati prima che mi sembrano esprimere al meglio il periodo più maturo dell’autore, posso nominarne alcuni non in base a letture svolte ma assecondando recensioni positive lette in giro su rete e riviste:

Hexes (piccola città e grandi orrori)
The night class (interno di università con ragazza morta)
Deep into that darkness peering e Mean sheep (raccolte di racconti e lavori vari).

Altro spero di dirvi in future occasioni.


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Rose dall'inferno: uno sguardo all'arte di Tom Piccirilli
Notizia scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 05/07/2006
Fonte: LaTelaNera.com

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