Brian Keene e il fantastico apocalittico: parla Andrea G. Colombo

Libri > Notizie > Fabrizio Vercelli analizza il fenomeno del fantastico apocalittico in Italia assieme ai principali esponenti del fantastico italiano. Si comincia con Andrea G. Colombo

Brian Keene e il fantastico apocalittico: parla Andrea G. Colombo In vista dell'imminente uscita per la casa editrice Edizioni XII de I vermi conquistatori di Brian Keene il nostro Fabrizio Vercelli ha incontrato diversi personaggi di spicco del mondo della letteratura fantastica in Italia.
A tutti ha posto la medesima domanda. La prima risposta che pubblichiamo è di Andrea G. Colombo.


[La Tela Nera]: Considerando il carattere principalmente horror, ma soprattutto apocalittico de I vermi conquistatori (The conqueror worms) - il libro di Brian Keene che sarà pubblicato a fine gennaio 2011 per la prima volta in Italia - quali ritieni siano le motivazioni che portano il pubblico e gli stessi autori, ultimamente, ad avvicinarsi così tanto a opere di questo taglio, non solo di narrativa e cinematografia, ma anche inchieste e documentari? Concordi ci sia una maggiore attenzione, e una maggiore profondità, per questi temi? Se sì: pensi che gli autori horror e di fantascienza stiano in qualche modo - com'è proprio di questi generi - cogliendo segnali d'allarme reali, oppure si tratta semplicemente di una tendenza del momento?

[Andrea G. Colombo]: Per quanto mi riguarda la risposta è sì. E parlo sia da autore che da lettore. Per me è l'argomento principe, quello che solletica di più la mia attenzione, mi fa rizzare le antenne e i peli sul collo, fa correre brividi lungo la schiena.

Brividi intensi, di eccitazione e paura, perché diciamocelo: l'Apocalisse è un divertentissimo baraccone pieno di bocconi succulenti.

Dentro c'è davvero tutto. Non ci sono serial killer, spettri, zombie o vampiri che tengano: l'Armageddon è l'Omega.
E per un autore di horror, è pura poesia.
Il cantico della Distruzione.
Se penso alla paura, a quello che potrei escogitare per terrorizzare un lettore, allora penso allo sterminio, al conflitto totale, alla devastazione senza quartiere, alla fine dei tempi.
Insomma, non ti puoi salvare dall'Apocallisse, perché è la fine di tutto.

Dove scappi quando sta arrivando un meteorite o uno tsunami altro dieci chilometri? Dove ti rifugi da un brillamento solare? Come lo fermi un vulcano che erutta o un terremoto che ti sbriciola la civiltà sotto i piedi? Non sono spauracchi per i bambini, ma storia di tutti i giorni.

E' il nostro futuro. Viviamo in un universo ostile che non è fatto per l'uomo. Siamo qui da poco e poco ci resteremo. Poi tutto sarà solo buio e silenzio...

Per questo esiste una mitologia della fine. Non c'è religione che non abbia il suo Giorno del Giudizio.
Se siamo divisi su tutto, siamo tutti d'accordo che il mondo e l'uomo avranno una fine. Su questo non ci piove (a meno che non si parli di Diluvio Universale), perché basta masticare anche pochissimo di astrofisica per sapere che abbiamo una bella data di scadenza stampata sul culo del pianeta.

Insomma, noi l'Apocalisse la stiamo vivendo.
Il tempo scarseggia.

La copertina del romanzo The conqueror worms Ci avviamo a passo spedito lungo un binario morto, senza che si possa deviare di un solo millimetro. E ci mettiamo anche del nostro... sta per finire il petrolio, e non facciamo nulla.

Siamo sempre di più, milardo dopo miliardo, tanti bei topolini che prolificano senza freno, e presto consumeremo tutte le risorse del pianeta. Finiremo per scannarci l'uno con l'altro, alla faccia di Internet, della Costituzione e dei Diritti Umani, e l'Isola di Pasqua è lì a testimoniare come andrà a finire.

Poi ci sono le guerre, l'inquinamento, la Natura, che essendo matrigna (come diceva il Leopardi) si fa gli affari suoi e valle a dire qualcosa...

Non c'è scampo, insomma.
Possiamo davvero occuparci d'altro?

Per questo alcuni autori di Horror e Fantascienza ficcano le mani in questo barattolo di fango nero e maleodorante, perché il fetore che ne sfugge in zaffate letali, talvolta è così pressante che non puoi fare a meno di scriverne.
Certo, ci sono tanti altri argomenti, ma ciascuno si occupa di liquami diversi.

Brian Keene, come molti altri prima di lui, ha deciso di infilare gli artigli nella melma nera della distruzione totale. Lo fa con gusto, pur sapendo che in fondo parla di un destino condiviso da tutta la razza umana, lui compreso. Il pubblico, i lettori, si avvicinano a questi argomenti per il medesimo motivo e cercano di condividere paure ancestrali che ci legano come fratelli di sangue.

Non puoi scappare alla Fine, quindi non resta che viverla in anticipo, a piccole dosi omeopatiche, con l'illusione di poterti salvare e rimandare la resa dei conti finale.


Andrea G. Colombo nasce a Legnano nel 1968. Dopo aver creato il primo sito web italiano dedicato alla cultura horror, Horror.it, si dedica alla cura di alcune antologie di narrativa horror quali Spettri Metropolitani (Addictions, 1999) e Jubilaeum (PuntoZero, 2000). Pubblica racconti in diverse antologie quali Fragments D’Un Miroir Brisé (Payot et Rivages, Francia, 1999) a cura di Valerio Evangelisti, In fondo al nero (Mondadori, 2003). Sempre nel ‘99, cura l’edizione italiana del romanzo breve Bubba Ho Tep di Joe R. Lansdale (Addictions). Nel giugno 2004, per le Edizioni Master, progetta, realizza e cura i contenuti del mensile di cinema e letteratura Horror Mania. Nel 2005 affianca la gemella dedicata al thriller: Thriller Mania. Nel 2008, nell’antologia Anime nere Reloaded (Mondadori) viene pubblicato il suo racconto Asfalto. All’interno dell’antologia Il mio vizio è una stanza chiusa, pubblica la novella Boxed (Supergiallo Mondadori, 2009). Nello stesso anno, pubblica La forcella del Diavolo all’interno dell’antologia Bad Prisma (Epix, Mondadori 2009). Nell'autunno 2010 è uscito per Gargoyle Books il suo romanzo d'esordio, Il Diacono.


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Brian Keene e il fantastico apocalittico: parla Andrea G. Colombo
Notizia scritta da: Fabrizio Vercelli
Pubblicata il 11/01/2011
Fonte: LaTelaNera.com

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