Brian Keene e il fantastico apocalittico: parla Giovanni De Matteo

Libri > Notizie > Fabrizio Vercelli prosegue nell'analisi del fenomeno del sottogenere fantastico apocalittico assieme ai principali esponenti del fantastico italiano. Oggi la parola va a Giovanni De Matteo.

Brian Keene e il fantastico apocalittico: parla Giovanni De Matteo Con l'approssimarsi dell'uscita per la casa editrice Edizioni XII de I vermi conquistatori di Brian Keene il nostro Fabrizio Vercelli ha posto a diversi personaggi di spicco del mondo della letteratura fantastica in Italia una domanda. Oggi pubblichiamo la risposta di Giovanni De Matteo, vincitore del premio Urania.


[La tela Nera]: Dato il carattere non solamente horror, ma soprattutto apocalittico di The Conqueror Worms – il libro di Brian Keene che sarà pubblicato a breve, per la prima volta in Italia, con titolo I vermi conquistatori –, quali ritieni siano le motivazioni che portano autori e pubblico, ultimamente, ad avvicinarsi così tanto a opere di questo taglio, non solo di narrativa e cinematografia, ma anche inchieste e documentari?
Concordi ci sia una maggiore attenzione, e una maggiore profondità, per questi temi? Pensi che gli autori horror e di fantascienza stiano in qualche modo cogliendo segnali d'allarme reali? Oppure si tratta semplicemente di una tendenza del momento?


[Giovanni De Matteo]: Da almeno un decennio stiamo assistendo a una crescente influenza delle suggestioni tipiche del linguaggio dell’orrore al di fuori del loro specifico alveo di appartenenza. Questa è senz’altro una logica conseguenza del processo di reciproca contaminazione, interferenza, sovrapposizione e compenetrazione dei generi, che negli ultimi tempi ha incontrato un successo commerciale sempre maggiore.

Ma ritengo che ci sia anche un motivo più profondo legato alla specificità dell’epoca storica che stiamo attraversando.

Dopo l’era dell’esplorazione spaziale e quella della rivoluzione elettronica (che ispirarono la convinzione verso le capacità intrinseche della scienza e le ricadute della tecnologia, alimentando gli strascichi del sense of wonder dell’epoca d’oro della fantascienza), dopo la disillusione degli anni reaganiani (che prolungarono nel cyberpunk degli anni ’80 l’esperienza critica della New Wave degli anni ’60 e ’70), con gli anni ’90 siamo entrati in un periodo fortemente condizionato da un profondo senso di sfiducia e di incertezza. È crollata la contrapposizione degli schieramenti che per oltre mezzo secolo avevano polarizzato lo scenario geopolitico globale e contemporaneamente il mercato ha imposto le sue regole alla politica e alla società, producendo gli sconquassi che, in misura maggiore o minore, tutti stiamo sperimentando direttamente sulla nostra pelle.

Ormai siamo immersi in un’atmosfera da ultimi giorni resa permanente, prolungata con mezzi artificiali oltre i limiti dell’immaginabile.

In questo scenario è fisiologico che le componenti più irrazionali dell’immaginario fantastico conoscano una crescente popolarità tra i lettori. E siccome, in senso inverso, il fantastico non è insensibile alle influenze del contesto storico in cui matura, trovo altrettanto naturale che gli autori recepiscano le istanze di inquietudine che si addensano intorno a loro. Questa angoscia nasce ormai dalla consapevolezza della precarietà e viene inasprita dal rischio, diffuso in diversa misura a seconda dei paesi, dell’avvento di regimi più o meno morbidi in grado di imporre autoritariamente un’egemonia di pensiero.

Trovo emblematico che pagine angosciosamente horror abbiano trovato un degno ruolo nell’economia letteraria delle opere dei migliori scrittori di fantascienza sulla piazza (due esempi per tutti: Alastair Reynolds con la sua space opera ambientata nell’universo dello Spazio delle Rivelazioni e Richard K. Morgan con gli orrori alieni della trilogia di Kovacs, esplicitati in maniera particolarmente efficace nel romanzo Angeli Spezzati).

Ma l’horror ha esercitato una fascinazione continua sulla science fiction a partire dal postcyberpunk cupo e futuribile di autori come Michael Marshall Smith (Ricambi) e K.W. Jeter (Noir). E la stessa crime fiction si è tinta a più riprese di orrore, calcando sempre di più i toni del nero e cedendo alla seduzione di un Male assoluto spesso dai connotati sovrannaturali.

Da più di un decennio ormai l’irrazionale e l’inquietudine si fondono per dar vita a un orrore residente, che non di rado assume una dimensione cosmica, quando non addirittura toni metafisici. Questo non stempera il bisogno di autori che sappiano cogliere i segnali codificati nel mondo in cui viviamo, per estrapolarne visioni capaci di unire l’intrattenimento alla riflessione critica, la speculazione all’escapismo.

Credo che questa sia la formula vincente per la narrativa di genere dei nostri giorni, l’unica in grado di garantirle qualche possibilità di persistenza in relazione al dilagare degli altri media (cinema, videogiochi, fumetti). A maggior ragione all’interno dell’horror strettamente inteso come genere.

E Brian Keene può essere il "nome nuovo" giusto, con tutte le carte in regola per sfondare anche in Italia, dove i generi conoscono tradizionalmente la resistenza dell’editoria più conservatrice, disposta a pubblicarne le opere solo in incognito, ovvero senza riconoscerne l’appartenenza a un immaginario sedimentato nei decenni.

The Conqueror Worms promette molti spunti d’interesse, a partire dall’ambientazione (le propaggini della Rust Belt, tra i territori più depressi degli States) per arrivare all’evocazione di un orrore di stampo lovecraftiano, spaziando fino alla riscrittura del mito ancestrale del Diluvio. L’attesa intorno a questa prima edizione italiana di Keene è quindi legittimamente alta: aspetteremo la fine di febbraio 2011 per vederla ripagata ne I vermi conquistatori.


Giovanni De Matteo nasce a Policoro nel 1981. Dal 2003 collabora con varie testate e blog; è tra i fondatori, assieme, tra gli altri, a Sandro Battisti e Marco Milani, del Connettivismo, il movimento letterario che unisce del cyberpunk alla sperimentazione del futurismo.
Nel 2006 pubblica Revenant - Storie di ritorni e di ritornanti, raccolta di racconti di fantascienza a fantastici. Nel 2007 cura con Marco Zolin Supernova Express, una selezione di racconti a opera dei primi autori che hanno aderito al Connettivismo.
Ha vinto la XVIII edizione del Premio Urania con il romanzo Post Mortem (pubblicato nel novembre 2007 con il titolo Sezione π²).
È tra i curatori della fanzine NeXT e del relativo sito internet (Next-Station.org).
Sceneggiatore di fumetti, nel 2008 crea e sceneggia la miniserie in dieci episodi Piquadro, ambientata nel medesimo universo narrativo del romanzo e pubblicata a puntate sulla rivista Solaris. Collabora inoltre ai siti Fantascienza.com e Continuum, ed è il moderatore del Blog di Urania.

La foto di Giovanni De Matteo è opera di Emanuele Manco ed è apparsa sul sito FantasyMagazine.it.


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Brian Keene e il fantastico apocalittico: parla Giovanni De Matteo
Notizia scritta da: Fabrizio Vercelli
Pubblicata il 04/02/2011
Fonte: LaTelaNera.com

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