Recensione Romanzo Horror
L'estate di Montebuio

Libri > Recensioni > L'estate di Montebuio, di Danilo Arona, edito da Gargoyle Books nel 2009 al prezzo di 13,50 euro. Leggi la trama.

Clicca per leggere la scheda editoriale di L'estate di Montebuio di Danilo Arona Raramente mi sono trovato tanto in difficoltà nel redigere la recensione di un romanzo. Ci sarebbe troppo da dire, si rischia facilissimamente di guastare nodi e twist scoprendo le carte sbagliate, e soprattutto il livello di complessità (nell'accezione più positiva del termine) e profondità de L'Estate di Montebuio è tale da lasciarmi a fissare lo schermo chiedendomi con aria ebete: "Da che caspita di parte inizio?"
Ci proviamo.

Arona ha scritto un romanzo che non è soltanto la summa della poetica maturata in trent'anni di dedizione e continua ricerca artistica e personale, ma anche qualcosa di più: Danilo Arona ha, attraverso la narrazione, tentato qualcosa che mette i brividi per la portata.
Ha teorizzato il Male.
L'Estate di Montebuio è una Teoria del Male.

Non fraintendete. Non vi troverete tra le mani un ponderoso trattato, ma un romanzo. Un romanzo avvincente, e genuinamente spaventoso, uno di quelli che ti risucchia dentro alle prime pagine e non ti consente più di accantonarlo, nemmeno nei momenti in cui non lo stai leggendo - una finestrella del tuo cervello è lì, magari in versione icona, ma aperta sulla luce stanca di Montebuio. Uno di quelli che ti porti nella vasca da bagno, a letto, in auto perché magari la persona con cui hai appuntamento è in ritardo di cinque minuti. Mi è capitato persino di leggerlo camminando sul sentierino verso casa.
Mostri, misteri, ammazzamenti, splatter, gatti, Sumeri, esplosioni, una Santa in odore di paganesimo, segreti vaticani, martirii e molto, moltissimo altro (potremmo quasi dire "tutto", in effetti, e non è un caso). Insomma, ciò che vogliamo trovare in un grande romanzo horror - e di purissimo horror si tratta, senza compromessi. E anche storia-rievocazione narrata con estrema sensibilità di un'estate di un ragazzino dodicenne, con i primi amori e la scoperta della paura.

Ma è anche di più.
In tanti parleranno di paralleli con Dan Simmons e con il primo Stephen King - e niente affatto a sproposito - per cui preferisco soffermarmi su altro.
Si tratta di un romanzo metafisico.
La moderna Quantistica e le più recenti teorie della Coscienza hanno diradato in un soffio il solco scavato negli ultimi secoli, apparentemente (nella mentalità odierna) profondissimo, tra scienze fisiche e Filosofia, ricordando che - al di là dei deragliamenti e dei paraocchi - si tratta semplicemente di approcci (non troppo) differenti a scopi analoghi o identici, e che hanno origini coincidenti nel pensiero degli antichi, per i quali tale solco era semplicemente inimmaginabile. Le moderne Teorie del Tutto sono tanto fisiche quanto metafisiche, l'Ontologia non è più speculazione o retorica, e la Coscienza si colloca in questo stesso territorio sfuggendo a una certa accezione novecentesca della Psicologia.
Ecco in quale ambito epistemologico si pone la Teoria del Male di Arona.
Un approccio al Male che non ha nulla di pseudoreligioso (in senso ampio) o retorico, ma solide basi scientifico-filosofiche. Metafisiche, nel senso nobile e antico del termine.
Male che quindi è esplorato nella sua natura, e nelle sue manifestazioni-interpretazioni umane.
E il riferimento a Quantistica e teorie della Coscienza non è ovviamente solo funzionale all'inquadramento - come nel libro di Arona, dove le funzioni narrative diventano inevitabilmente anche narrato, e ogni segno diventa anche senso: proprio in questi territori prende forma il Male di Arona. Proprio queste discipline gli permettono di fornire una natura al Male, natura fisica che è - e qui l'intuizione - non concettuale, ma sostanziale. Il Male non è un concetto, ma è una realtà fisica. Meglio, il Male è anche un concetto, ma un concetto - un simbolo, un'idea - che si fa vibrazione-sostanza. Come gli atomi di Democrito, come le particelle della Fisica dei Quanti. Attraverso la Coscienza e la Memoria.

Magari qualcuno si è chiesto: "Prima hai parlato di purissimo horror, e invece qui sembra che tu abbia letto un libro di Fantascienza". E allora vi chiedo: "Avete letto quello che c'è scritto qui sopra? Ha davvero senso la vostra domanda?".
Nel momento in cui l'horror (e appunto parliamo di horror, non di Fantastico o di Thriller o altro a tinte cupe) è espressione metafisica e dell'inconscio per eccellenza, e la Metafisica (e lo studio della Coscienza) è insieme scienza e filosofia, ha senso porre questa distinzione? Non è forse opportuno realizzare che i muri di genere qui non servono, e sono soltanto proiezioni da scaffale di libreria, insulse?

Parliamo poi senza dubbio di purissimo horror (e sono pochi gli analoghi, pochissimi, almeno in Italia) perché Arona utilizza le basi scientifiche per fornire spessore al suo Male: e questo fa paura.
Perché non è più "solo un libro" - per quanto bello. Diventa un'ipotesi. Credibile. Terribile.

Ma prima parlavo di simbolo. Certo, perché Montebuio è un romanzo simbolico. (Avete notato com'è tutto collegato? Come ogni cosa sia insieme funzione-espressione e contenuto, forma e sostanza? Come ogni cosa suggerisce una sorta di entanglement narrativo? Poi ci torniamo).
Simboli che però sono dannatamente tangibili. E anche qui i confini sfumano - perché il concetto stesso di realtà è labile, come nel Campo Quantico - e troviamo simboli che sono anche cose. Perché le cose sono vibrazioni, così come i simboli, che nella Coscienza cosa sono, se non vibrazioni? Dove sta il confine, dunque? Davvero è così netta come crediamo la frontiera tra ciò che sta nella nostra testa (e che poi non è nemmeno localizzato lì dentro, forse) e quello che sta "fuori" (le virgolette sono d'obbligo, e l'uso di "fuori dalla nostra testa" assolutamente ironico e paradossale).
Ma sono cose, dicevo, con dentro tutta la forza e l'impatto del simbolo. (E dell'Archetipo). E scivoliamo nella terra dei simboli attivi, quindi, l'Alchimia. Anche qui, non citata a sproposito, ma presente e pulsante nel cuore del Sale Nero di Montebuio. Antialchimia, potremmo chiamarla.
Continua dissoluzione e concrezione (solve et coagula, è una delle fondamentali linee guida per l'Opera Alchemica) di opposti - e noterete che il Sale Nero è tanto concrezione salina (cristallizzazione del Male) quando dissoluzione e dissolutore di tutto ciò che gli sta intorno. E l'intero romanzo si gioca sul rapporto speculare propriamente alchemico tra microcosmo di Montebuio cittadina, e macrocosmo globale, visto che si parla di Apocalisse.
Il ponte è Morgan, il protagonista, o meglio la sua Coscienza-Memoria. E questo ci conduce, inevitabilmente, al tema del doppio e dello sdoppiamento, dell'Altro presente insieme al protagonista Morgan, quell'inquietante Mister Hidden capace poi di sdoppiarsi a sua volta, che è insieme parte di lui e del tutto estraneo.

Non è un caso (niente è un caso, qui dentro) se anche i personaggi del romanzo sono spesso cose. E simboli. La colonia abbandonata, la Luna Nera (simbolo esoterico e astro fin troppo solido), il simulacro, la macchina da scrivere... Tutte cose che dovrebbero essere prive di vita. Perché è nell'Assenza di Vita che il Male prende forma, distorcendosi in una vitalità diversa e malata. Ma non meno viva, e quindi parlo di personaggi. Antivita, potremmo chiamarla.
E infine, il protagonista, che nell'Assenza di Vita ha la sua caratteristica prima: lo scrittore che, al tempo zero del romanzo, è già suicida. Il protagonista è morto. Eppure, influenza gli eventi.
Altra cosa-simbolo, senza invece essere personaggio, è la specola dei gesuiti: posta tra cielo e terra, a guardia del Male che viene dal cosmo (da sopra) e insieme della piccolissima cittadina (sotto) che porta in seno il Male. Microcosmo-macrocosmo, ci siamo tornati: perché, come nella Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto, ciò che in alto è come ciò che è in basso.

Realtà che quindi è sfilacciata, lontana dall'essere univoca. Tempo che perde di significato, percorrendo percorsi non rettilinei e iperparalleli.
E non aspettatevi risposte, non aspettatevi "la verità sul Male", sarebbe ingenuo: perché quella non si può cogliere. Non tutta. Non tutta insieme perlomeno - il principio di Heisenberg lo impedisce, dopotutto.
E quindi vi aspetterete un romanzo dalla struttura lineare?
Non credo.
Il romanzo apre e chiude cornici asimmetriche, e innesta continui spostamenti di punto di vista e focalizzazione - perché se vogliamo cogliere il Male dobbiamo appunto girargli intorno, un po' come farebbe un pugile, e poi ricostruire, nella nostra Coscienza come in quella dei personaggi. Mentre la struttura si evolve, in ognuna delle tre parti (oltre ai preludi multipli) del romanzo - e ognuna di queste sezioni ha una propria coerenza strutturale interna rigorosa - muta seguendo il romanzo, minando ogni certezza, muta perché il Male muta. Sempre.
E improvvisa. Così sul solidissimo progetto narrativo trovano spazio evidenti impromptu dello scrittore, virtuosamente poderosi.
E soprattutto, il Male cresce, si espande, contagia. Così i ritmi cambiano, ma il crescendo - a partire dai ritmi più "estivi" e classici della prima parte - è ineluttabile.
Non solo.
Perché vi avevo minacciati che ci saremmo tornati (è tutto collegato, ricordate?), e quindi eccoci qui: espressione-contenuto. La dicotomia semiotica sfuma inevitabilmente insieme al resto, i bordi si smussano, un estremo motiva l'altro, ne assume la forma e la sostanza per divenire l'Altro, così che l'espressione (il come) diventa il contenuto (il cosa), e il contenuto l'espressione. E insieme volteggiano in giri di Valzer, al tempo della chitarra di Jimi Hendrix.
Così che l'antitesi diventa cerchio.
E al centro del cerchio c'è il Male.

Deliro?
Sì, be', per restare in tema con un romanzo di delirio, non credete sia opportuno?

Ma chiudiamo, altrimenti la recensione si fa davvero troppo lunga e spaventa l'incauto lettore venendo meno al suo scopo principale di invito alla lettura.
Quasi superfluo lodare lo stile ipnotico di Arona, l'enorme ricchezza e ricerca lessicale e sintattica e la capacità di rendere atmosfere e ambientazioni; l'abilità nel passare agevolmente da registri ironici a altri amari, dalla delicatezza allo splatter più eccessivo, esplorando tutte le sfumature senza perdere la propria particolarissima personalità. E la capacità di guadagnarsi la fiducia totale del lettore che così crede senza riserve a tutto ciò che gli sta narrando.

Passiamo a un paio di - parere mio opinabilissimo - difetti. Armiamoci dunque di lanternino, ci servirà.

Personaggi: degli eccellenti personaggi-cosa abbiamo già parlato; sono sempre felicemente caratterizzati i comprimari, anche i minori da una singola scena; memorabile e complesso Morgan, estremamente empatico nella sua versione dodicenne; davvero straordinari e vivissimi i trentadue di Montebuio. Ma qualche limite possiamo invece individuarlo in Ivan e Marco, che nel loro essere "buoni qualunque" rischiano di essere un po' troppo qualunque, e di parlare e agire in modo molto simile (e, qualche volta, sembrano conoscere già le proprie battute di dialogo), tanto da rendere più partecipe il lettore per le sorti di personaggi meno in primo piano (per esempio lo scrittore Alessandro Ruggiero o la piccola Marina).
Cassandra è senz'altro più interessante, più sfaccettata e difficile da inquadrare, anche se non riesce a risultare il personaggio sexy che dovrebbe essere; un po' per sovraesposizione: ci viene ribadito troppo spesso che è bella e attraente. Soprattutto però perché ci viene soltanto "detto" quanto sia sexy, ma non abbiamo reale occasione di percepirlo - e quindi sentirla e vederla tale - attraverso la rappresentazione di lei fornita dall'autore. Ne esce, a mio avviso, privata in parte di una sua caratteristica importante.
Ci sono poi due particolari scene che mi paiono stonare: il capitolo "La guerriera di sangue", dove una brusca virata quasi-fantasy mette a dura prova la sospensione d'incredulità, forzando la norma di verosimiglianza fissata nel resto; e il racconto del Mago sulla genesi del Batti, che suona un po' incollato sopra, suona su un'altra vibrazione (tanto per restare in tema) e su altri canoni orrorifici (più gratuiti, pulp, e meno sottili) e parecchio old-fashioned. (Veniamo infatti a scoprire nelle note finali dell'autore che si tratta di un omaggio a un vecchio Tales of the Crypt) senza in verità aggiungere molto alla storia. Ci si sposta troppo in questi due casi dall'improbabile e dall'inspiegato nei pericolosi territori dell'inverosimile, dell'ultraterreno.
Si può fare una tiratina d'orecchi poi per l'eccessiva facilità e il passaggio troppo lineare con cui dalla prima lettera Marco e Ivan giungono al coinvolgimento di Morgan con gli eventi di Montebuio. Un solo degree of separation attraverso la simpatica zietta, e un colpo di fortuna sfacciata nel fatto che lei l'avesse conosciuto proprio nelle circostanze "ideali". Certo, si potrebbe parlare di sincronicità junghiana, però, be', così è troppo facile...
Altra leggera critica si può muovere (ma stiamo facendo le pulci) al primo brano tratto da L'Onda, romanzo di Morgan: è ottimo il lavoro di creazione dello stile del protagonista (impresa in cui Arona è stato affiancato da Cacciatore), ma il primo brano non è del tutto consistente da un punto di vista puramente tecnico con i seguenti. Risulta più barocco e involuto: nei successivi resta il marchio di Morgan, scrittura marcia e onirica al tempo stesso, ma diventano molto più scorrevoli. (E più verosimili per un bestseller).
Infine, ci sono qua e là alcuni "ingredienti tipici" dell'horror che forse suonano un po' troppo vinile, per quanto utilizzati sempre con intelligenza e maestria.
Ma, nell'economia del romanzo, si tratta davvero di inezie che non fanno perdere un grammo della potenza da schiacciasassi del risultato finale.

Massima ammirazione dunque a Danilo Arona, che ci regala un'opera destinata a diventare un classico imprescindibile dell'horror (assestatasi bella comoda dalle parti altissime della mia personale hall of fame dei romanzi - ma sono sicuro accadrà così anche per buona parte di voi), e alla casa editrice Gargoyle Books che ha saputo valorizzarlo come merita, grazie alla reale passione che la anima da sempre.

Se volete scoprire qual è la sostanza del Male, quindi, ora lo potete fare.
Basta andare in libreria.

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Recensione del libro L'estate di Montebuio
Recensione scritta da: Daniele Bonfanti
Pubblicata il 20/07/2009

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