Recensione Romanzo Storico
Le Colpe dei Padri

Libri > Recensioni > Le Colpe dei Padri, di Livio Gambarini, edito da Silele nel 2014 al prezzo di 15,00 euro. Leggi la trama.

Clicca per leggere la scheda editoriale di Le Colpe dei Padri di Livio Gambarini Le colpe dei padri, romanzo d’esordio di Livio Gambarini, è moltissime cose, come d’altronde è moltissime cose anche il suo autore.

L’autore Cominciamo proprio dallo scrittore: Livio è una vecchia conoscenza de La Tela Nera, scrittore poliedrico e dall’adattabilità estrema, di quelli che a doverli chiudere in una categoria o definizione finiresti di sicuro col far loro un torto. L’unica cosa che si può dire di lui e della sua scrittura è che è immersivo. Non importa che stia scrivendo di fatine o di assassini, saprà sempre trascinare il lettore all’interno della storia, non facendogliela banalmente leggere, ma facendogliela vivere.
Per dare qualche dato oggettivo: laureato in lettere moderne all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, una specializzazione in filologia presso il medesimo ateneo, prima studente e poi tutor del corso "il piacere della scrittura" sempre presso la Cattolica, ha saputo guadagnarsi i gradi "sul campo", piazzandosi tra i finalisti di innumerevoli concorsi letterari nazionali come il Chrysalide (Mondadori) o lo Scrittori in carrozza (indetto da Trenord). Molte anche le pubblicazioni di racconti all’attivo, apprezzate e lodate da innumerevoli esponenti del gotha della letteratura italiana, fantastica e non, citiamo l’antologia 10 passi nell’aldilà, la cui prefazione di Valerio Evangelisti (Cartagena, Mondadori) ha riservato parole importanti per Gambarini e che è stata seguita nelle sue presentazioni in giro per l’Italia da autori come Luca Tarenzi (Godbreaker, Salani), Adriano Barone (Carni (e)strane(e), Mondadori) e Alan D. Altieri (Juggernaut, TEA).
Quindi, nonostante la dicitura "romanzo d’esordio", non si pensi che si stia parlando di uno scrittore alle prime armi.

Il romanzo, uno sguardo generale Venendo invece all’opera vera e propria, Le colpe dei padri è un romanzo storico, quindi basato su personaggi e avvenimenti realmente esistiti e accaduti in Italia durante il XIV secolo. Proprio nella accurata ma mai pesante ricostruzione storica si cela uno dei più pronunciati punti di forza dello scritto. L’autore riesce a parlarci di un mondo molto distante da quello odierno, declinandolo in modo da esaltarne i tratti comuni e appassionare il lettore alle differenze. Molti i temi toccati in questo senso: dalle congiure di palazzo agli intrighi politici, dal confronto tra potere temporale e spirituale all’inquisizione, dalle leggende popolari narrate attorno ai fuochi ("i Cagnì del MùtAltrech" e "la Egia di Cadene" tengono a più riprese col fiato sospeso) alla condizione della donna all’epoca.
Tutto ciò avviene in una cornice delle più suggestive: l’epico scontro ideologico e politico, l’infinito braccio di ferro tra l’Imperatore (Ludovico il Bavaro) e il Papa (Giovanni XXII), in uno dei suoi momenti più critici: la discesa dell’imperatore in Italia.
Le fazioni guelfe e ghibelline sono all’opera in ogni città, grande o piccola, dando vita a una lotta il più delle volte senza quartiere né regole.
Come direbbe l’autore "Il medioevo era questo, cari amici", e lui non ce ne risparmia certo le crudeltà o le ingiustizie, cosa apprezzabilissima perché dà valore storico allo scritto, fa riscoprire quel lato della storia che a scuola non ci raccontano più, riducendo il tutto a "nell’anno X è successo l’avvenimento Y". Qui gli avvenimenti sono vividi, reali, li viviamo attraverso gli occhi dei protagonisti, con le loro passioni, i loro desideri, le loro debolezze.

I personaggi Venendo proprio ai personaggi, la narrazione è suddivisa in tre filoni, ciascuno corrispondente a uno dei protagonisti del romanzo: Nera da Vertova, Jacopo de Apibus detto Crotto e Azzone Visconti.
I tre, come si può capire già dai nomi, sono esponenti di strati sociali molto diversi tra loro.
Si comincia con Nera, figlia di un tintore di un piccolo borgo delle valli bergamasche, le sue origini sono tra le più umili e il suo sesso non è di certo un valore aggiunto per lei, visto il periodo in cui sono ambientate le vicende.Tuttavia è forse il personaggio più empatico dell’intero romanzo, quello di cui si seguono con più interesse, gioia, tristezza e apprensione le vicende, è forte ma umana, intraprendente e coraggiosa ma anche insicura, di una tridimensionalità davvero notevole.
Inoltre è estremamente funzionale nell’ottica di trasportare il lettore nello stile di vita delle fasce meno abbienti della popolazione, così come nel fornire quel punto di vista che spesso non è riportato dagli storici: quello del volgo.
Jacopo invece è un dotto letterato di Bergamo, uno studioso, insegnante nella prestigiosa scuola de Apibus, di proprietà di suo padre. Incarna al meglio la classe "borghese", professionisti di un certo settore con paghe interessanti, ma sempre sottoposti all’autorità di qualche signore o burocrate locale, con tutto ciò che ne consegue. Ciò che lo rende tanto speciale è una strana malattia che gli rende sufficienti appena un paio di ore di sonno per notte per essere completamente riposato. La domanda che ci si deve porre è: "come impiegherà mai tutte le ore in più di cui dispone dormendo così poco?". Io ovviamente non ve lo dico, ma sappiate che… dovete leggere questo libro! Appena incontrato, dico la verità, non nutrivo grandi aspettative nei suoi confronti, ma arrivate anche solo alla fine del primo capitolo dedicato a lui e vi ricrederete.
Infine abbiamo Azzone Visconti, l’erede al trono di Milano, quella che sarà più importante città ghibellina d’Europa. Nel 1300, i draghi viscontei erano una delle famiglie più temute e rispettate d’Italia, il Papa stesso, per limitarne il potere, si scomodò a scomunicare l’intera città e tutti i suoi abitanti, cosa che non era propriamente comune. I Visconti non sono solo Azzone, ovviamente, Livio Gambarini ci porta all’interno delle corti italiche dell’epoca e ci mostra un mondo fatto di intrighi, rivalità, vendette trasversali, leoni che si rivelano agnelli, agnelli che si rivelano serpenti e serpenti che fanno la parte dei leoni. Figura di spicco di questo filone è senza dubbio Marco Visconti, zio e mentore del giovane Azzone, nonché combattente tra i più temuti della cristianità, considerato da alleati e rivali uno degli uomini più pericolosi dell’epoca, svelto tanto di mente quanto di spada.
Di questi protagonisti e di tutti i personaggi che orbitano loro attorno, gli unici partoriti dalla mente dello scrittore sono i villici legati al filone di Nera. Per quanto riguarda tutto il resto, i personaggi sono tutti realmente esistiti e le loro vicissitudini sono al massimo grado conformi a quelle che sono state le vicende storiche.
Le vite di questi personaggi, di cui non vi anticipo nulla, paiono inizialmente del tutto sconnesse tra loro ma, col procedere delle pagine, ci si ritroverà invischiati in una storia più grande che non è la banale somma delle tre.Nel processo, ogni linea di trama spinge e innalza le altre, sempre di più, in un crescendo che culmina in una serie di avvenimenti da cui difficilmente riuscirete a staccarvi.

L’ambientazione Uno dei punti forti del romanzo. Il grandissimo lavoro di documentazione trasuda da ogni singola parola, scena e ambiente che si incrocia nello scritto, tanto a livello di ricostruzione storica degli avvenimenti e dei luoghi che delle abitudini, della quotidianità, delle credenze e dalla psicologia dei personaggi. Come già accennato prima, non è un romanzo sul medioevo, è un romanzo che porta dentro al medioevo, mostrandocelo, facendocelo sentire sulla nostra pelle.
Anche le dinamiche politiche sono molto curate, il conflitto tra papato e impero (guelfi e ghibellini) è molto articolato, se ne possono gustare le ripercussioni sia nelle alleanze tra famiglie potenti, nei voltafaccia, in esponenti di spicco che fanno il doppiogioco da tutte le parti possibili alla ricerca del proprio tornaconto, sia nelle campagne.Si vede bene come in queste lotte di potere, che poco avevano a che fare con la popolazione, lo scotto più alto spesso lo pagavano proprio i popolani. Uno spaccato davvero interessante e coinvolgente che fa da filo conduttore a volte esplicito e a volte occulto durante l’intero romanzo.
A livello geografico il fulcro della trama si svolge in Lombardia, tra Bergamo e Milano, ma l’autore non perde l’occasione di mostrarci anche molti altri luoghi all’epoca molto rilevanti, ne sono due esempi Lucca e Roma, delle quali si riesce a respirare l’atmosfera in modo molto naturale.

Fabula/intreccio/trama/ritmo e altre questioni tecniche Purtroppo per parlare in modo adeguato di questi aspetti, dovrei farmi scappare cose che vi rovinerebbero la lettura. Posso tuttavia dire che questi aspetti sono gestiti in modo sapiente e molto funzionale alla fruibilità dello scritto. Era la cosa più difficile da riuscire a realizzare perché erano molte le variabili in gioco: la scelta degli avvenimenti da raccontare, i punti di vista, le inevitabili fasi di calma in cui si devono preparare gli avvenimenti successivi, i cliffhanger. È tutto gestito in modo molto buono e questo va detto, però in alcuni punti a mio giudizio si sarebbe potuto fare di meglio, soprattutto nella gestione del ritmo. Comunque il ritmo non è assolutamente gestito male, ma in un libro sotto molti aspetti impeccabile, qualcosa di gestito "solamente" molto bene riesce quasi a sembrare un fattore negativo.
Qualche altro dubbio me l’ha suscitato l’uso del narratore in alcuni specifici frangenti. Il narratore è in terza persona, esterno, con focalizzazione interna di volta in volta sul personaggio (sempre e comunque scelto tra i tre protagonisti) a cui il capitolo fa riferimento, scelta che ho trovato molto azzeccata.A livello stilistico invece all’inizio ho rilevato alcune variazioni di distanza tra il narratore e il narrato che sono fuor di dubbio state introdotte di proposito, quindi non sono da catalogare come "errori formali", però il mio giudizio è che siano delle lievi stonature. Di positivo c’è che sono comunque usate in modo intelligente, quindi dopo il primo impatto durante le prime pagine, mi sono abituato in fretta alla scelta e di fastidio devo dire che oggettivamente non ne dà.
Rimane il fatto che Gambarini dimostra oltre ogni ragionevole dubbio, anche all’occhio di un addetto ai lavori, che non ha nella tecnica un punto debole.

Fruibilità e godibilità Dulcis in fundo. Vi ho parlato di tutti gli aspetti migliori e peggiori di questo romanzo e mi sono lasciato la parte migliore alla fine: la fruibilità. Quando si legge "romanzo storico" si pensa sempre a "mattone". La cosa più difficile è sempre quella di creare uno scritto che possa soddisfare le esigenze di diversi tipi di pubblico. Questo romanzo a mio giudizio ce la fa in modo più che egregio. È molto tecnico, sia dal punto di vista della scrittura che del realismo che della veridicità storica, però non è assolutamente pesante. La prosa è rapida, moderna, scorrevole, l’intreccio è intrigante, i personaggi sono a livello del lettore. Potrei e vorrei dilungarmi molto di più su questo aspetto ma finirei con il ripetermi. Quando ci si trova di fronte a un romanzo che possa soddisfare tanto uno storico specialista, quanto un editor professionista, quanto un lettore che cerca intrattenimento, vuol dire che si è davanti a un’opera di tutto rispetto, di quelle che, purtroppo, si vedono di rado.

Grafica Molto accattivante, a cura dell’illustratore Fabio Porfidia che dimostra di sapersi ben adattare a generi molto diversi con grande efficacia. Un plauso all’editore per aver inserito nei risvolti della copertina le mappe necessarie alla perfetta comprensione del romanzo, sono situate in un posto sempre accessibile senza dover tenere il segno con le dita e continuare a girare le pagine per consultarle, permette di rimanere sempre sul pezzo pur chiarendosi le idee sulla geografia e la topografia degli eventi. Ci sono una mappa del centro-nord Italia del Trecento e una mappa più specifica dell’area e della città di Bergamo, tutte corredate da un’araldica accattivante e da uno stile che replica quello dell’epoca, pur rimanendo chiaro e consultabile.
Veste grafica che è un vero valore aggiunto.

Conclusioni Livio Gambarini con il suo Le colpe dei padri ha davvero fatto centro. Non è un risultato inaspettato, soprattutto visto il background dell’autore, ma posso dire in tutta sincerità che sia andato addirittura oltre le aspettative. Anche perché, ricordo, questo è solo il suo primo romanzo, di sicuro con il tempo e l’esperienza il livello non potrà che alzarsi ulteriormente. Di sicuro un autore di cui in futuro si sentirà parlare molto e bene.
Autore da seguire, libro da leggere.

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Recensione del libro Le Colpe dei Padri
Recensione scritta da: Marco Lomonaco
Pubblicata il 21/07/2014

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