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A Natale siamo tutti più buoni...

Un racconto sul Natale scritto da Salvatore Cherchi

A Natale siamo tutti più buoni, pensò Bud, fissando il vestito rosso e bianco posato sul letto.
Si voltò verso lo specchio: un'ultima sistemata alla finta barba, occhiali ben saldi tra naso e orecchie. Si sentiva ridicolo.
Ma che importava, nessuno l'avrebbe riconosciuto e la sua stazza lo rendeva adatto al ruolo.
In fondo, era solo un lavoro: uno dei tanti che svolgeva per avere un tetto sulla testa, un pasto caldo e un po' di alcool nel bicchiere, come quello che scolò prima di avviarsi fuori casa mascherato, dalla testa ai piedi, dal vecchio Santa Claus, eccetto per il pancione, quello lo donava madre natura.
La sua donna dormiva ancora. Pensò a che regalo potesse prenderle sulla via del ritorno ma, appena mise piede fuori, fu rapito dallo spettacolo bianco: neve a perdita d'occhio.
Adorava lo spettrale silenzio di quelle giornate, come se un enorme cuscino si posasse sopra il mondo, soffocandone le caotiche voci. Rimase immobile per qualche minuto, poi montò in macchina. Il lavoro aspettava.

Posteggiò sul retro del grande magazzino. Silenzio.
Erano le otto di mattina e le fatiscenti luminarie non avevano ancora staccato dal turno notturno.
Avrebbe certamente gradito un altro whisky, giusto per darsi un po' la carica e affrontare meglio la giornata lavorativa, ma sapeva bene di non poterlo fare. Non si deve bere in servizio, si ammonì. Sarebbe stato il più squallido Babbo Natale se non fosse riuscito a consegnare i doni, custoditi nella valigetta posta sul sedile posteriore dell'auto.

Scese dall'auto e si accese una sigaretta. Cinquanta passi lo dividevano dai primi due destinatari.
Ehi ciccione! Sei in largo anticipo. Siamo ancora chiusi!. Gli gridò contro il più mingherlino.
Due suoni sordi accompagnarono due pallottole che ruppero la mandibola e il cranio di entrambi. Schizzi di rosso sul manto bianco. Cervella e denti stampati sul cemento. Bud si infilò nell'edificio, lasciando i cadaveri a marcire tra la neve.
Ad ogni passo, il tacco degli stivali rimbombava tra le pareti del corridoio appena imboccato, distruggendo ogni senso di quiete dato dall'esterno innevato. Siamo tutti più buoni a natale, continuava a ripetersi.

Un calcio al portone metallico. Un impronta di gomma e neve gli anticipò la vista del terzo e ultimo destinatario, intento a godersi i regali con un giorno di anticipo: una biondina di appena diciotto anni faceva su e giù sopra di lui.
Ciao Tony. O dovrei dire Nite Owl!. Esclamò Bud.
Ma che cazzo! Oh merda, chi sei?. Urlò il proprietario del Market-Owl di Memphis Street, che tanto amava scaldare le sue notti con la droga, l'alcool e le prostitute, dimenticando spesso di pagare il conto. Cattive abitudini dure a morire.
Sono Babbo Natale! Non vedi? Ho un bel regalo per te! Da parte di Mickey C.!
Il Gufo cercò di alzarsi goffamente, ma le braghe calate gli impedirono di spiccare il volo. Due spari soffocati dal silenziatore e finì riverso sul pavimento con un buco in testa, immerso in una pozza di sangue, sperma e urina.
Bud fissò la prostituta.
Buon Natale! Le disse, gettando 50 dollari sul pavimento.

Camminava verso la macchina, immerso nel confortante silenzio della neve.
Gli piaceva il natale, lo faceva sentire più buono, soprattutto sul lavoro. Fossimo stati a carnevale, pensò, sai che carneficina là dentro. Odiava il carnevale, ma il Natale, ah il Natale, la neve, la vigilia, i doni, le luci, la gente che fa gli auguri e i regali. Si, il natale rendeva tutti più buoni e magari si sarebbe beccato pure un extra dal Boss, per aver fatto un lavoro pulito, almeno questa volta.
Mamma, mamma, io voglio la Play Station e la macchina radiocomandata.
Si si... va bene... ora sbrigati che fa freddo.
Una felice famiglia, pronta a spendere i risparmi annuali nel corrotto Market-Owl. Doveva fare i regali pure lui, non certamente li e non ora sopratutto. Prima un whisky al bar tra la 5° e la 6°: va bene diventar buoni, ma negarsi pure i piaceri... a Natale poi.


L'Autore:
Mi chiamo Salvatore Cherchi, sono uno studente universitario presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze, ho 25 anni.
Ho sviluppato l'amore per la lettura in età adolescenziale e quello per la scrittura è arrivato quasi in concomitanza, anche se ho sempre avuto paura nel cimentarmi a farlo, sino a qualche anno fa, quando ho iniziato a scrivere i mie primi racconti che ancora conservo dentro un cassetto virtuale.

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