Karl Brandt, il dottor Morte di Adolf Hitler

Karl Brandt, il medico della cerchia ristretta di Adolf Hitler che diresse il programma Aktion T4, volto all'uccisione dei cittadini più deboli

Karl Brandt, il dottor Morte di Adolf Hitler Immagina un dottore, uno stimato luminare della medicina, che spiega con voce pacata, quanto sia infelice e deplorevole la nascita di un figlio affetto da gravi deficit mentali per una famiglia, ma come questa stessa sfortuna possa essere vantaggiosa per la nazione in cui vive. Un vantaggio che si realizzerà effettuando sul suo corpo esperimenti utili a debellare malattie che affliggono la patria.

Ecco, questo è Karl Brandt, un medico della cerchia ristretta di Adolf Hitler, colui che con Aktion T4 (la "rupe spartana" del terzo Reich) mise in pratica le idee teorizzate nel Diritto alla morte di Adolf Jost, ovvero, il diritto di uno stato di porre fine alla vita dei cittadini più deboli. Un concetto che molti allora confondettero con quello più moderno, ma opposto, d’eutanasia che vorrebbe garantire al singolo e non alla società di cui fa parte, il diritto di porre fine alla propria vita.


Karl Brandt: i primi anni di vita

Karl Brandt, nacque nel 1904 in Alsazia, allora regione della Germania, a Mulhouse, in una rinomata famiglia tedesca di medici. La sua vocazione, dunque, oltre che sulla spontanea propensione verso la professione medica, si basò anche sulla volontà di perpetuare il prestigio della famiglia, indice di un forte senso d’appartenenza che, raggiunta la maggiore età, spostò verso il nazionalsocialismo tedesco.

Iniziò gli studi accademici nel 1924, frequentando i corsi dell'Università di Jena che completò nel volgere di quattro anni. Per i due successivi, in qualità di tirocinante, fu impiegato presso l’ospedale di Borgnannehoil come assistente di Ferdinand Sauerbruch, chirurgo famoso per le operazioni al pneumotorace all’interno di una camera a depressione di sua invenzione.

Negli anni a seguire Brandt, dopo diverse esperienze in altri ospedali tedeschi, non ancora trentenne, era già noto per la competenza con cui operava alla testa e alla colonna vertebrale a seguito di traumi.

Fu in questi anni che entrò in contatto con Albert Schweitzer – premio Nobel per la pace nel 1958 – un alsaziano di origini francesi cui si legò al punto da prendere seriamente in considerazione l’idea di accompagnarlo nel ‘28 in Africa come missionario. Brandt, però, rinunciò. Infatti, già fortemente legato alle idee del nascente partito nazista, fondato nel ‘20 da Adolf Hitler – cui venne presentato dalla fidanzata, famosa campionessa di nuoto dell’epoca – non si sentì di trasferirsi in un territorio sotto il dominio francese.

Da sottolineare che il pensiero filosofico di Schweitzer si basava sul “Rispetto per la vita”, intendendo per vita quella di tutti gli esseri, in ogni loro possibile forma, come emanazioni di un unico spirito capace d’abbracciare l’intero universo.


Karl Brandt: la militanza attiva nella SA

Nel 1932, animato da slanci patriottici e dalla speranza che la Germania riconquistasse l’Alsazia – ritornata nel 1919 entro i confini francesi – Brandt s’iscrisse al partito nazista e l’anno dopo iniziò a militare nella SA, la costola paramilitare del partito.

Curioso fu l’episodio con cui entrò al servizio – e nelle grazie – del Fuhrer. Nell’agosto del 1933 Hitler, assieme alla nipote e al suo aiutante, rimase coinvolto in un incidente automobilistico. Brandt, in quel periodo impiegato in un ospedale dell’alta Baviera, si accodò al corteo che stava accompagnando il Fuhrer alla sua residenza vicino al Nido dell’Aquila dopo aver pranzato in un ristorante. Dopo pochi chilometri, la Mercedes presidenziale uscì di strada e Brandt intervenne in soccorso dei feriti facendo un’ottima impressione sul Fuhrer che lo premiò nominandolo Untersturmführer, grado più basso degli ufficiali delle SS – costola della SA incaricata di proteggere il capo del Partito Nazista – e suo dottore accompagnatore, incarico che, nel volgere di poco tempo, lo portò in contrasto con il medico personale, Theodor Morrell. Se a lui, infatti, Hitler si rivolgeva per le visite periodiche e per ricevere ogni tipo di cura medica di lungo periodo, fu a Brandt che chiese di entrare nel circolo ristretto che lo seguiva in ogni spostamento.

La carriera di Brandt da quel momento crebbe rapidamente fino al grado di Brigadeführer e, nel 1944, ricevette l’incarico di Commissario dell’Impero per la Salute e la Sanità in virtù del quale poteva dare istruzioni medico-sanitarie in ambito governativo, di partito, e delle Forze Armate.

Si può dire che, assieme all’architetto Albert Speer, Karl Brandt fu tra le figure più vicine a Hitler: quanto di più simile a un amico si possa annoverare tra le conoscenze del Fuhrer.

Al contrario, Theodor Morrell ebbe una sempre minore considerazione, anche se rimase con il Fuhrer fino al 1945. Venne, infatti, allontanato solo una settimana prima che questi decidesse di suicidarsi nonostante fossero in molti a ritenerlo un ciarlatano. Primo fra tutti Brandt che aveva sempre diffidato delle cure che il collega era solito somministrare a Hitler.

A detta di Morrel si trattava di ricostituenti a base di vitamine e glucosio ma Brandt si fece l’idea che quelle iniezioni contenessero anche metamfetamina (stimolante) e morfina (analgesico) sostanze di cui il medico faceva largo uso anche sulla propria persona. La conferma arrivò dopo la guerra, quando furono raccolte diverse testimonianze riguardo ai lenti risvegli del Fuhrer da cui riemergeva carico d’energia dopo aver ricevuto un’iniezione di Vitamultin, questo il nome del prodigioso cocktail farmacologico di Morrell. Testimonianze che trovarono conferma nei diari di Morrell, in cui erano elencate le sostanze che in oltre dieci anni somministrò a Hitler, tra cui, oltre alle già citate metamfetamina e morfina, anche belladonna, atropina, cocaina, stricnina e testosterone.


Eugenetica, darwinismo dociale e sterilizzazione coatta

Nel 1939 fu avviato il programma Aktion T4 (la cui sigla non ha alcun significato particolare visto che T4 è l’abbreviazione di Tiergartenstrasse 4 e si riferisce, banalmente, all’indirizzo del quartier generale dell’ente pubblico per la salute e l’assistenza sociale ), da molti conosciuto come Programma E, con E a sottintendere Eutanasia, anche se nei documenti ufficiali non compare mai.

Come già accennato, parlando d’eutanasia, nel Reich ci si rifaceva alle teorie di Jost, intendendo il diritto dello stato a eliminare i più deboli per il bene dei più forti. Oggetto di queste attività d’epurazione sistematica furono i vecchi indigenti, i malati di mente, gli affetti da patologie incurabili, chi presentava patologie genetiche e persino gli affetti da forti deformazioni, considerati come inutili consumatori di risorse a discapito soprattutto delle forze belliche.

Purtroppo, questa pratica, oltre che da mere considerazioni economiche, era supportata anche dalle teorie dell’Eugenetica, disciplina scientifica che nei primi del ‘900 era in voga in occidente, secondo cui si poteva attuare un miglioramento della specie inducendo, in un ampio numero d’individui, una selezione dei caratteri genetici più vantaggiosi – eugenetica positiva – e l’eliminazione dei caratteri genetici svantaggiosi – eugenetica negativa. Tale pratica, conosciuta a livello teorico anche come Darwinismo Sociale, in Germania trovò terreno fertile per perseguire fini di purezza razziale a tutto vantaggio del Volk, il popolo, che nel Reich assunse dignità superiore a quella del singolo a discapito dei suoi diritti.

In base alle conquiste in tema di diritti umani ottenute dal secondo dopoguerra a oggi, quanto appena detto assume una connotazione negativa che sfugge a ogni possibile logica d’accettazione. Eppure, nel corso del primo ‘900 molti stati come Stati Uniti, Svezia e Svizzera, ben prima della Germania, avevano promulgato leggi in linea con il Darwinismo sociale per la sterilizzazione coatta d’individui affetti da disabilità ereditarie e comportamenti asociali, ritenuti anch’essi ereditabili, affinché non potessero riprodursi.

In Germania, la legge di sterilizzazione coatta venne promulgata il 25 luglio del ’33 e riguardava tutti gli individui affetti da patologie genetiche ereditabili quali la Corèa di Huntington, o supposte tali, come la schizofrenia, l’epilessia, la cecità, la sordità, la deficienza mentale e, addirittura, l’alcoolismo cronico. Questo fu il primo passo verso l’applicazione dell’eugenetica nel Reich che pur non trovando il pieno consenso nell’ambiente medico, di sicuro non fu osteggiata.

Non fu così a livello popolare, anche se, la maggior parte delle voci che si levarono in opposizione alla sterilizzazione appartenevano a persone direttamente coinvolte, ovvero pazienti e loro parenti, senza mai arrivare a costituire argomento di vero interesse per il resto del popolo. E così, in soli 3 anni, vennero sterilizzati oltre 300.000 individui.

Curioso osservare che Martin Bormann, stretto collaboratore di Hitler destinato a prendere l’incarico di suo segretario privato, si raccomandò con una direttiva alle autorità sanitarie di condurre ogni accertamento volto a verificare le deficienze mentali nei soggetti malati tenendo conto dei loro orientamenti politici. Una minaccia, nemmeno troppo velata, contro ogni opposizione.

Da rimarcare, inoltre, che alcuni collaboratori di Hitler, impiegati ai vertici del partito nazista e dello stato, rientravano a buon diritto nelle categorie per cui era prevista la sterilizzazione, eppure, non furono oggetto di alcun provvedimento. Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda del Reich dal ’33 al ’39, infatti, era claudicante per una malformazione a un piede, conseguenza dell’osteomielite avuta in infanzia.


1939: debutta l'Aktion T4

Come già accennato, nel ’39, fu avviato il programma Aktion T4 e fu con quest’atto, dopo che la Germania entrò in guerra, che Hitler poté davvero dare il via a quanto teorizzato nel Mein Kampf: «Chi non è sano e degno di corpo e di spirito, non ha diritto di perpetuare le sue sofferenze nel corpo del suo bambino.»

Con l’inizio delle ostilità belliche, infatti, non solo i vertici di partito poterono attuare progetti che, altrimenti, avrebbero dovuto sottostare alla normale procedura parlamentare, ma anche l’opinione pubblica, che in tempo di pace avrebbe difficilmente accettato la legalizzazione di misure d’eliminazione fisica, vide di buon occhio la possibilità di sopprimere i malati, anche se sterilizzati – dunque già impossibilitati nel perpetuare le loro debolezze – per rendere disponibili spazi e risorse ai soldati feriti e agli sfollati dalle città bombardate.

Senza contare che chi viveva "vite indegne di vita", per dirla come Hoche e Binding nel loro saggio Il permesso di annientare vite indegne di vita, necessitava di essere alloggiato e nutrito a spese dello Stato, impegnando una parte considerevole del tempo di medici e personale infermieristico.

È in questo scenario che più si distinse l’opera di Karl Brandt.

A lui si deve l’avvio della sistematica opera di uccisione dei disabili tedeschi, la messa in pratica di quanto fino a quel momento era stato solo teorizzato. Brandt, però, si spinse oltre: potendo pianificare la morte di così tanti individui, anche perseguirne l’eliminazione poteva tradursi in un’attività vantaggiosa per il Reich.

Presero così avvio esperimenti a supporto di diversi programmi di studio esterni quali: la decompressione per il salvataggio di persone a grandi altezze, il raffreddamento prolungato per il salvataggio di naufraghi, il vaccino per il tifo petecchiale (malattia che falcidiava le truppe al fronte), lo studio per la cura dell’epatite endemica (che Brandt seguì in prima persona a Sachsenhausen dove i ceppi virali venivano inoculati su persone fisicamente sane per studiarne l’evoluzione), le tecniche di sterilizzazione chimica (femminile, e a mezzo di raggi X, femminile e maschile).


Il caso Knauer e l’adesione volontaria al progetto

Salta all’occhio come Aktion T4 sottoponesse individui anche di chiara origine ariana a trattamenti solitamente riservati ai nemici del Reich, ma questa non è che una delle varie incongruenze del programma, tanto che nel ’41 Aktion T4, al colmo dello sdegno popolare per le pratiche cui venivano sottoposti i malati che partecipavano a tale progetto, venne ufficialmente sospeso.

Se all’inizio del ’39, infatti, ci furono casi spontanei di adesione, come quello dei genitori di un bambino di nome Knauer che scrissero al Fuhrer per chiedere che il piccolo "idiota" fosse ucciso per misericordia – caso su cui fu mandato a indagare proprio Karl Brandt e che si concluse con la soppressione del bimbo – man mano la spontaneità venne a mancare e sempre più famiglie si rifiutarono di lasciare che i loro figli, ancorché disabili, venissero sottoposti alle "cure" di Aktion T4.

Fu così che Aktion T4 dovette adottare una parvenza più umana perseguendo intenti di cura per i piccoli disabili. Si sostituì allora alla "pietosa" morte, l’avvio di un programma di riabilitazione che si prefiggeva di poter, se non curare, almeno compensare le deficienze riscontrate nei giovani soggetti reinserendoli in attività utili al Reich. Chi provava a rintracciare i propri congiunti, però, si sentiva inevitabilmente rispondere che questi erano venuti a mancare per l’insorgenza di complicanze.

L’anno successivo, però, l’opinione pubblica si oppose sempre più fermamente e il regime, nella ferma volontà di fornire ad Aktion T4 ulteriori pazienti, passò dalle promesse di guarigione e reinserimento sociale alle minacce mettendo i genitori non accondiscendenti di fronte al ricatto di dover rinunciare non solo alla vita del figlio disabile ma anche all’affidamento dei figli sani.

In ogni caso, dopo aver messo a morte circa 5.000 bambini, nel ’41 il programma venne sospeso.

In realtà Aktion T4 continuò – fase detta dell’Eutanasia Selvaggia – fino alla fine della guerra, se non addirittura oltre. Sembra, infatti, che l’ultimo bimbo vittima di Aktion T4 fu ucciso il 29 maggio 1945, tre settimane dopo la fine del conflitto, indice del fatto che quest’orrore fu perpetrato da persone che non solo non lo percepivano come tale, ma anzi credevano nell’eugenetica al punto da continuare a metterla in atto nonostante la completa decapitazione degli apparati dirigenziali di stato e di partito.

Questa devozione alla causa è un altro aspetto fortemente caratterizzante dell’opera di Karl Brandt. Lui per primo si rese direttamente responsabile della morte di molti pazienti spinto dalla volontà di dare l’esempio, non tanto per spiegare ai collaboratori come fare, quanto perché riteneva che solo grazie a una "lucida" volontà d’intenti si sarebbero potute mettere in atto azioni istintivamente tanto riprovevoli.

L’opera diretta di Brandt all’interno di Aktion T4 permise il rafforzarsi dell’immagine dei "distinti uomini in camice bianco" tedeschi: scienziati che, pur consapevoli delle implicazioni morali delle proprie azioni, agivano desiderosi di ottenere vantaggi concreti per il Reich.

Tanto per rimarcare il concetto, basti pensare che proprio Brandt, sinceramente preoccupato di quale potesse essere il metodo più indolore ed efficace per uccidere sistematicamente i soggetti del programma, condusse degli esperimenti per verificare se fosse più conveniente intervenire con iniezioni letali o mediante gassificazione con monossido di carbonio.

Insomma, fu proprio grazie alla sua indagine se il Reich introdusse in tutti i centri di eliminazione le camere a gas.


Aktion T4 e gli adulti

Se con i bambini, il programma eugenetico fu l’equivalente in chiave medico-scientifica del mito spartano della rupe sul monte Taigeto, dove venivano abbandonati i bambini con malformazioni alla nascita, con gli adulti assunse una connotazione molto meno mitologica cui lo stesso regime faticò a trovare una giustificazione se non il già citato bisogno di liberare risorse negli ospedali, obiettivo che Aktion T4 perseguì fino al ’41 eliminando oltre 70.000 individui.

Lo stesso Hitler ebbe a scrivere: «Al capo [della Cancelleria] del Reich Bouhler e al dottor Brandt viene affidata la responsabilità di espandere l’autorità dei medici […] perché ai pazienti considerati incurabili secondo il miglior giudizio umano disponibile […] possa essere concessa una morte pietosa.»

Anche in questo caso ci fu la volontà d’inquadrare l’opera d’eliminazione in chiave compassionevole. In realtà, verso i disabili adulti l’Aktion T4 si mosse secondo canali per nulla chiari se non addirittura subdoli, tanto che il personale medico coinvolto nell’iniziale fase d’accertamento degli individui da eliminare ebbe a fraintendere le reali intenzioni dei vertici arrivando a credere che il Reich, in quel momento di crisi, stesse cercando di poter impiegare proficuamente anche i portatori di handicap riqualificandoli in mansioni alla loro portata. Fu così che i numeri furono sovrastimati da chi operò la selezione convinto di poter dare ai disabili l’opportunità di rendersi utili alla Germania.


Karl Brandt: gli ultimi anni

L’opera di Brandt, nonostante la sospensione di Aktion T4, continuò su diversi fronti tanto da rafforzare la sua considerazione agli occhi del Fuhrer che nel luglio ‘42 lo nominò Commissario Generale per i servizi Medici e di Salute ottenendo, di fatto, pieni poteri nell’ambito degli uffici e servizi medico-sanitari del Reich.

La sua grande considerazione agli occhi di Hitler gli guadagnò l’inimicizia di Heinrich Himmler, l’uomo che nel ’43 fu nominato ministro dell’interno del Reich, ovvero, l’uomo più potente della Germania dopo il Fuhrer.

In effetti, il risentimento di Himmler verso Brandt e Speer non nasceva da semplici considerazioni di potere e rivalità, quanto dal fatto che i due avevano un forte ascendente su Hitler in grado di mantenerlo, negli ultimi anni di vita, lucido a sufficienza da tenere i contatti con la realtà. Diversi gerarchi nazisti, infatti, sotto la guida di Himmler, cercarono di condizionare il pensiero del Fuhrer indirizzandolo verso una personale visione del Reich contro cui i due si opposero rischiando di essere tolti di mezzo.

A dire il vero Himmler nel ’44 riuscì quasi a uccidere Speer, ma proprio grazie all’intervento di Brandt, questi ricevette adeguate cure mediche e si salvò.

Speer si sdebitò l’anno dopo quando Brandt, nell’imminenza della sconfitta, fu arrestato dalla Gestapo per aver cercato di far espatriare la famiglia affinché si consegnasse agli Alleati e sfuggisse al suicidio di massa previsto per tutti i gerarchi nazisti ospitati nel bunker del Fuhrer. Dopo l’arresto del 16 aprile ’45, infatti, Brandt fu condannato a morte dalla corte di Berlino, ma subito rilasciato per intervento dell’Ammiraglio Donitz – subentrato a Hitler in qualità di presidente del Reich dopo il suicidio del Fuhrer – che si fece convincere da Speer sulla fedeltà dell’amico alla causa del nazionalsocialismo.


Karl Brandt: il processo di Norimberga

La libertà durò solo tre settimane, il 23 maggio Brandt venne arrestato dagli inglesi e processato da una corte degli Stati Uniti d’America a Norimberga tra il ’46 e il ’47 in quello che è passato alla storia come il Processo ai Dottori.

Dei 22 sottoposti a giudizio, 15 vennero giudicati colpevoli per crimini di guerra e crimini contro l’umanità e condannati alla pena capitale. Tra questi anche Brandt che nel giugno del ’48 venne impiccato senza mai aver chiesto perdono per i crimini commessi.

Nello specifico, la sentenza gli riconosceva la colpevolezza per essere stato "mandante, complice, istigatore, favoreggiatore e aver dato il consenso ed essere implicato in progetti e imprese che prevedevano esperimenti medici senza il consenso dei soggetti da esperimento, commettendo […] omicidi, violenze, atrocità, torture, crudeltà […] disumane".

Di Brandt rimane un inquietante profilo psicologico redatto da un dottore francese, François Bayle, che lo incontrò in carcere durante il processo: «Personalità ricca, vigorosa, ma indisciplinata, pugnace e infantile reso vulnerabile dalla sua ambizione e dal suo orgoglio. In possesso di un’intelligenza vivida, ma di poca chiarezza logica e di molta immaginazione, la quale può facilmente essere influenzata e sviata. Anche il suo carattere poteva essere influenzato, con la stessa facilità.»
(I Medici Nazisti, Robert Jay Lifton, pag 159)


Fonti:
I medici Nazisti di Robert Jay Lifton
http://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Brandt
http://www.historylearningsite.co.uk/karl_brandt.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Theodor_Morell
http://it.wikipedia.org/wiki/Heinrich_Himmler
http://it.wikipedia.org/wiki/Karl_D%C3%B6nitz

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Karl Brandt, il dottor Morte di Adolf Hitler
Articolo scritto da: Alessandro Renna
Pubblicato il 04/03/2013

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