Recensione
Planet Terror

Planet Terror: visiona la scheda del film Dopo essersi sorbiti l’interminabile e noioso A Prova di Morte (Death Proof) di Quentin Tarantino in versione estesa internazionale, Planet Terror di Robert Rodriguez è un toccasana per l’umore finito sotto le fondamenta dell’incauto spettatore.

Un'ora e tre quarti di divertimento assoluto, senza mollare un attimo con il ritmo, senza concedersi una singola scena di raccordo fine a se stessa. Il contrario di A Prova di Morte - Death Proof, dove quasi tutto il film è raccordo, e per assurdo diventano raccordo le scene in cui c’è progressione narrativa.

Se vi state chiedendo perché parlo di Death Proof in una recensione di Planet Terror, be’, mi sembra più che naturale, visto che i due film in teoria nascono come due segmenti del film unico Grindhouse, appunto. Se vengono presentati insieme, è dunque spontaneo metterli anche a confronto.
E Death Proof ne esce con le ossa rotte, mi spiace per l’ottimo Quentin.

Planet Terror è preceduto da un esilarante fake trailer del finto film Machete, in cui Rodriguez si prende in giro da solo, parodizzando e esasperando i toni dei suoi film della saga di El Mariachi e altro, e alcuni dei suoi personaggi più amati, tra cui appunto Machete (il nome è quello del personaggio della serie Spy Kids, ma il “suo” personaggio è sempre quello in ogni film, che si chiami “Razor”, “Navajas”…), il killer interpretato dall’iconografico Danny Trejo.

Ma l’autoironia e l’ironia non si fermano a questo gioiellino: proseguono per tutto il film. Ogni aspetto, infatti, man mano diviene più esasperato, eccessivo, roboante. Il regista gioca e scherza con stereotipi e cliché del cinema d’azione, horror, pulp, restituendoli in salsa inaspettata – come la salsa perfetta per grigliata che, nel film, il locandiere J.T. (Jeff Fahey, volto noto della TV americana, interprete di Lost e capace di ficcarsi in produzioni abominevoli per la TV tipo Scorpius Gigantus, e col titolo ho detto tutto) insegue da una vita.

In principio, dopo la breve intro-performance del personaggio della go-go dancer Cherry Darling (la splendida Rose McGowan di Black Dahlia) l’impianto è quello di un horror da infezione abbastanza standard. Anche se subito i personaggi appaiono stravaganti e le tinte sono pulp. Il trafficante d’armi che dispone di un coltello speciale per staccare le palle ai suoi nemici – palle che porta con sé in uno speciale recipiente – è una buona sintesi dell’approccio di Rodriguez alla questione.

E subito è azione, morti a raffica, spari, esplosioni: cose che succedono, insomma, che preludono a guai ancora più grossi.
Velocità, quindi. Da subito. E mantenuta alta.

L’atmosfera è quella di Dal Tramonto all’Alba e di altre opere del regista texano. Tutto è polvere, sporco, sangue, ruggine e sudore.

Come in Death Proof, anche qui l’immagine è resa consunta e rovinata, con un bell’effetto vintage in fase di postproduzione. La fotografia (a cura di Phil Parmet, Milan Chadima e dello stesso Rodriguez) ne guadagna, regalando vere e proprie tavole di grande effetto, personalità e spettacolarità – su tutte, i nostri sullo sfondo del locale in fiamme, su una collinetta schierati fianco a fianco, mentre tengono a bada a suon di proiettili gli infetti pustolosi. Cool, very very cool.

La musica non è memorabile, ma è efficace e appropriata nel sottolineare a dovere in particolare questi momenti.

Man mano, come si diceva, la situazione si fa più surreale, più fantastica, spostandosi a partire da uno scenario strano e sbilenco, ma tutto sommato verosimile. Non c’è lo stesso passaggio repentino di Dal Tramonto all’Alba – sarebbe stato un ripetersi –, qui la discesa è dichiarata e graduale. Fino alle scene finali in cui, passando attraverso una sinfonia di mostri bubbonici, esplosioni (oh, esplosioni a bizzeffe!), sparatorie, salti ninja e accoltellamenti, i contorni diventano quelli di un videogame a colori epicomici. Esaltante, adrenalinico, spassosissimo.

Sono i personaggi, come spesso accade per Rodriguez, l’aspetto più determinante del film. La storia diventa il modo delirante per mostrarceli in azione e reazione.
Sono bizzarri, psicotici, esagerati in tutto. Il regista ce li racconta e ce li mostra senza dirci troppo di loro, lasciando lo spettatore libero di immaginare i perché sottesi dietro ai loro comportamenti, ai loro strani intrecci relazionali.

Così, El Wray (il perfetto Freddy Rodriguez) diventa un mito senza bisogno che ci si dica che è un mito. Non sappiamo niente di lui. Vediamo solo cosa fa, cosa dice e come parla, e come si pongono gli altri personaggi nei suoi confronti. È un gioco sottile e intelligente, sempre ironico, riuscito benissimo.

Molti i personaggi in gioco; tutti, dal primo all’ultimo, particolari e caratterizzati dai loro movimenti, dal loro modo di parlare, dai loro sguardi. Tutti riusciti, anche i comprimari, anche quelli che appaiono solo in poche scene: come gli assistenti del dottor Block, il poliziotto scemo interpretato da Tom Savini (Sex Machine in Dal Tramonto all’Alba), il boss militare mutante interpretato da Bruce Willis o le isteriche gemelle babysitter.

A proposito del dottor Block, un plauso a Josh Brolin (Mimic, Non è un paese per vecchi, o, se vogliamo sentirci nostalgici, il Brand de I Goonies…).
Impeccabile, inquietante, solidissimo. Completamente pazzo.

Per non parlare della dottoressa Dakota (Marley Shelton), sua moglie, sempre incazzata, che gira fuggendo dagli imballati con le mani anestetizzate e una fenomenale espressione stravolta. E poi il duro sceriffo Hague, i cui panni veste Micheal Biehn (Hicks in Aliens), che ambisce alla ricetta segreta di suo fratello J.T. per la grigliata…

Stupefacente come Rodriguez sia in grado di dipingere tanto bene, e in maniera così intensa, tutti i suoi personaggi da riuscire a rendere terribilmente sexy una menomazione come la perdita di una gamba…

La storia, l’abbiamo detto, è semplice e non nasconde alcun twist o sorpresa. Siamo di fronte a uno splatter movie con gente smembrata, cervelli scavati e mangiati, pustole che ti scoppiano in faccia, morti viventi, pallettoni che staccano teste, e chi più ne ha più ne metta. Se vi piacciono questo genere di cose (e a me piacciono) date fiducia a questo film. Ne troverete a vangate.

Senza un briciolo di fastidiose morali, ripensamenti, tentativi di messaggi o sottotesti impegnati. Cinismo spregiudicato, senza censure, invece, di questo quanto ne volete.
Il fatto che il soggetto in sé non sia particolarmente originale, anzi che di fatto sia un hitchockiano McGuffin, però non significa che non venga trattato con cura: il montaggio è rapido, sapiente, pieno di trovate efficaci. E, come si diceva, non ha molta importanza cosa, in questo film, ma come. Il perché, invece, è molto semplice: perché è divertente.
E tanto basta.


Titolo: Planet Terror
Titolo originale: Grindhouse: Planet Terror
Nazione: USA
Anno: 2007
Regia: Robert Rodriguez
Interpreti: Rose McGowan, Naveen Andrews, Electra Isabel Avellan, Elise Avellan, Josh Brolin, Cecilia Conti, Jeff Fahey, Stacy Ferguson, Carlos Gallardo, Freddy Rodríguez

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Recensione del film Planet Terror
Recensione scritta da: Daniele Bonfanti
Pubblicata il 01/05/2008

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